Vico Equense - Un antico terrazzo trecentesco affacciato sul mare, la magia dei matrimoni in Costiera e, improvvisamente, lo stop dei giudici. Il decreto presidenziale numero 1629 emanato dalla VII Sezione del TAR Napoli ha imposto il silenzio forzato sulla movida e sui ricevimenti del Castello Giusso, accogliendo il ricorso d’urgenza presentato da un comitato di residenti esasperati dal rumore. Il provvedimento del tribunale amministrativo ha sospeso le autorizzazioni in deroga concesse dal Comune per una serie di eventi privati estivi. Al centro della disputa legale c'è il superamento dei limiti acustici: secondo i giudici, l’amministrazione comunale avrebbe rilasciato per anni permessi per musica dal vivo all’aperto fino a 70 decibel, in netta violazione della Legge Quadro Nazionale n. 447 del 1995 e dello stesso Regolamento Acustico Comunale, che in quella specifica zona fissa la soglia massima a 45 decibel. Per i residenti si tratta di una vittoria storica a tutela della salute pubblica; per il settore degli eventi, un duro colpo logistico ed economico. Se le aule di tribunale hanno momentaneamente stabilito un vincitore, le piazze virtuali di Vico Equense sono diventate il teatro di uno scontro ideologico accesissimo, specchio delle tensioni che colpiscono molte città d’arte italiane divise tra turismo di massa e vivibilità. Da un lato si schierano i sostenitori della linea "giovanile" e commerciale. Nei gruppi social locali si rincorrono commenti di forte protesta contro l'ordinanza. "Non si può sparare, non si può cantare... cosa si può fare?", si chiede provocatoriamente un cittadino. C’è chi teme che severe restrizioni trasformino Vico in "un paese per vecchi" e un "mortorio", spingendo i giovani del posto a migrare verso altri lidi per trovare intrattenimento. L'ironia mista a insofferenza tocca l'apice con inviti espliciti ai residenti amanti del silenzio: "Per la pensione c'è Tenerife... andate là".
Dall'altro lato della barricata, i residenti favorevoli al blocco rivendicano con forza il diritto al riposo, rifiutando l'equazione secondo cui il divertimento debba per forza fare rima con il caos. "Ma solo io ho fatto un matrimonio senza rompere le scatole al prossimo?", scrive una cittadina, sottolineando come le strutture serie debbano saper arginare certe "cafonate". La richiesta della fazione pro-TAR è una sola: rispetto per la comunità. "Una via di mezzo tra i pensionati e i maleducati si può sempre trovare", commenta un utente, sintetizzando il pensiero di chi non vuole rinunciare al turismo ma esige il rispetto delle regole. Il caso del Castello Giusso solleva una questione cruciale per il futuro della Costiera: come far coesistere l'industria del wedding e del turismo – motori economici vitali della regione – con la vita quotidiana di chi in questi territori ci abita tutto l'anno? Per ora, le serate danzanti sul terrazzo trecentesco restano congelate, in attesa che la giustizia amministrativa entri nel merito e che la politica locale trovi una mediazione capace di spegnere i decibel senza spegnere l'economia del paese.

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