Le imprese più longeve hanno dimostrato di saper cogliere meglio opportunità storiche come il Pnrr
di Nando Santonastaso - Il Mattino
Napoli - Hanno una redditività in crescita e il livello di patrimonializzazione è aumentato tra il 2017 e il 2024 in maniera costante, con un significativo allineamento al trend nazionale. Le imprese più longeve hanno dimostrato di saper cogliere meglio opportunità storiche come il Pnrr che, non a caso, ha avuto un impatto di almeno 100 miliardi sull'intera filiera nazionale. Quelle più giovani sono invece più esposte all’indebitamento ma le imprese associate all’Ance dimostrano di essere più solide e in equilibrio finanziario rispetto a quelle che operano nell’edilizia pur non essendo iscritte all’associazione. Tutto bene, allora? No, perché a dispetto di questo quadro, il rapporto tra imprese e sistema del credito in Campania funziona a marce ridotte, spiega l’Acen, e in tempi di post Pnrr non è una buona notizia. Se ne parlerà oggi pomeriggio presso la sede dell’associazione alla Riviera di Chiaia, a Napoli, in un confronto con gli istituti di credito che si annuncia opportuno e stimolante. Al centro ci saranno i dati del report del Centro Studi Ance, frutto dell'esame di oltre 6mila bilanci aziendali (600 quelli di aziende Ance) della Campania, illustrati dal vicepresidente di Ance Piero Petrucco.
Il settore
Nessun dubbio sul fatto che il settore delle costruzioni rimarrà centrale nel sistema economico regionale (ogni 100 euro investiti nel comparto produce un ricasco di circa 8 euro) ma lo studio pone una serie di sollecitazioni che interrogano da vicino la tenuta e le prospettive della filiera. «Il tema del credito continua a rappresentare una delle principali questioni aperte per il settore delle costruzioni. Eppure, oggi ci troviamo davanti a un comparto profondamente diverso rispetto a quello che il sistema finanziario ha imparato a conoscere negli anni della grande crisi. Troppo spesso, infatti, sulle costruzioni continua a pesare una percezione del rischio che non sempre riflette la realtà attuale delle imprese», dice con molta chiarezza il presidente dei costruttori napoletani Antonio Savarese. E aggiunge: «I numeri ci dicono che il settore ha recuperato solidità, capacità produttiva e organizzazione.
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Negli ultimi anni gli investimenti nelle costruzioni in Campania hanno superato i 18 miliardi di euro. Le previsioni Ance per la regione stimano per il 2026 un incremento produttivo di 6 punti percentuali. Si tratta di un settore che in Campania incide sul Pil regionale per il 13,4% in termini di investimenti e per l’8,4% sull’occupazione complessiva». In “cassa” per la verità ci sono risorse altrettanto incoraggianti come quelle ordinarie europee e i fondi nazionali della Coesione che peraltro sono state spese finora in minima parte. Si tratta di decine di miliardi che almeno fino al 2030 potranno e dovranno essere impegnati al Sud. Eppure, spiega l’Acen, il credito erogato alle imprese in Campania continua a diminuire. «Dal 2008, anno dello scoppio della crisi, i livelli di finanziamento alle imprese edili hanno mostrato un trend decrescente, con lievi incrementi sporadici in alcuni anni. Nel 2007, il settore bancario destinava oltre 52 miliardi di euro agli investimenti in costruzioni; nel 2024, tale cifra si è ridotta a 10,6 miliardi di euro, registrando un calo superiore all’80% - dice Savarese - Anche in Campania si è assistito a un progressivo disimpegno delle banche dal finanziamento dell’economia. Nel 2014, in Campania erano stati erogati 558 milioni di euro per finanziare investimenti del settore residenziale e no. Dieci anni dopo, nel 2024, si è raggiunto il punto di minimo: 339 milioni, ossia il 40% in meno. Solo nel 2025 si è assistito a una stabilizzazione nelle erogazioni, erogazioni che sono tornate ad aumentare leggermente (423 milioni). Una riduzione che appare difficilmente conciliabile con il ruolo che il comparto svolge oggi nell’economia nazionale e regionale».
Il confronto
Di qui l’opportunità dell’evento di oggi che vedrà la partecipazione del Direttore regionale Sud di UniCredit Ferdinando Natali, di Gennaro Allaria di BNL BNP Paribas e di Eugenio Caniglia di Intesa Sanpaolo. L'Acen chiede che le imprese siano valutate per quello che sono oggi e non per quello che il settore rappresentava quindici anni fa e alla luce dei nuovi scenari (l’attuazione del Pnrr, la rigenerazione urbana, la transizione energetica, la valorizzazione del patrimonio pubblico, le infrastrutture) propongono quella che Savarese opportunamente definisce «una rinnovata alleanza tra sistema produttivo e sistema finanziario». Più fiducia, insomma, verso il settore che ha dimostrato di essere al passo con le esigenze di sviluppo del Paese e del Mezzogiorno. Se il Sud sta crescendo in termini percentuali più della media Italia lo deve in gran parte proprio all’edilizia.

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