Mentre si promuove il rilancio turistico della montagna, i disservizi cronici del trasporto su gomma lasciano a piedi residenti e visitatori. L'ultimo caso della corsa saltata verso Moiano riaccende la protesta.
Vico Equense - Il Monte Faito, con i suoi panorami straordinari sospesi tra il Golfo di Napoli e quello di Salerno, viene giustamente celebrato come la risorsa verde più preziosa della Penisola Sorrentina. Una meta imperdibile per il trekking, il turismo naturalistico e per chiunque cerchi un rifugio incontaminato. Eppure, per chi su questa montagna risiede tutto l'anno, per chi vi gestisce attività commerciali o semplicemente tenta di visitarla senza un mezzo privato, il Faito rischia di trasformarsi in una trappola d'isolamento. L'ultimo grave episodio – con il bus di linea per Vico Equense che salta l'ennesima corsa, costringendo i passeggeri a scendere a piedi lungo i tornanti fino a Moiano – non è che la punta dell'iceberg di un problema strutturale profondo. Una situazione inaccettabile che penalizza la comunità locale e distrugge la reputazione del territorio. Chi subisce i disagi di questa gestione fallimentare non sperimenta un semplice contrattempo, ma una vera e propria limitazione del diritto alla mobilità. Camminare per chilometri in forte pendenza per raggiungere la prima frazione utile (Moiano) è un'opzione del tutto impraticabile per gli anziani, o per persone con mobilità ridotta. Il danno d'immagine per lo sviluppo turistico del Faito è altrettanto pesante. Quale accoglienza offriamo agli escursionisti che si ritrovano abbandonati lungo le strade montane senza un mezzo pubblico per rientrare? La rabbia che corre sui social network, dove i cittadini arrivano a denunciare che "persino i paesi del terzo mondo si vergognerebbero", è il grido d'allarme di una comunità stanca di essere trattata come una periferia dimenticata.

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