Vico Equense - Ci sono scadenze che la politica farebbe meglio a far passare sotto silenzio, specialmente quando il bilancio di un mandato è così fragile da non reggere l'urto della realtà storica. Il 19 giugno, anniversario dell'elezione di Andrea Buonocore a Sindaco di Vico Equense, è diventato l'ennesimo pretesto per una narrazione autoreferenziale e venata di vittimismo, subito smantellata dal severo e legittimo giudizio dei cittadini. Nel suo messaggio pubblico, l'ex primo cittadino invoca un "giorno del ricordo e della gratitudine", mettendo le mani avanti ed esigendo una tregua dai bilanci e dalle polemiche. Ma in democrazia non esistono zone franche dall'analisi dei fatti. Pretendere di celebrare l'anniversario della propria ascesa al potere cancellando i risultati (o l'assenza di essi) significa sottovalutare l'intelligenza di una comunità che ha subìto gli effetti di quella stagione amministrativa. La verità storica, purtroppo per Buonocore, restituisce il ritratto di quella che molti definiscono l'amministrazione meno incisiva e più opaca nella storia recente di Vico Equense. Un quinquennio caratterizzato da un'allarmante mancanza di visione strategica, dove l'ordinaria amministrazione è stata spacciata per straordinaria e dove la leadership si è sciolta alla prima vera prova del fuoco.
Nemmeno lo scudo dell'emergenza Covid-19 può salvare quel mandato dal giudizio storico. Gestire la pandemia limitandosi alla distribuzione di buoni spesa e all'organizzazione dei tamponi non è stato un titolo di merito, ma il minimo sindacale che qualunque burocrate avrebbe garantito. Alla città è mancata una guida capace di progettare la ripartenza economica, di sostenere il tessuto commerciale e di gettare le basi per il futuro post-pandemico. Il risultato è stato un immobilismo che ha spento la vitalità di Vico Equense, riducendo l'azione del Sindaco a un costante e polveroso "bollettino del passato", specchio fedele di una bacheca social più simile a un registro di necrologi e commemorazioni che al manifesto programmatico di un leader proiettato verso il futuro. Ma la bocciatura più rumorosa e inappellabile non è arrivata dall'opposizione, bensì dall'interno del suo stesso palazzo. Il dato politico macroscopico, che nessun post di ringraziamento potrà mai cancellare, è che Andrea Buonocore è stato politicamente scaricato e liquidato dalla sua stessa maggioranza dopo un solo mandato. Un isolamento politico senza appello: i suoi stessi alleati, pur di non affondare con lui, hanno preferito convergere anzitempo sulla figura di Giuseppe Aiello, decretando nei fatti il fallimento totale dell'esperienza Buonocore. Quando chi ha governato al tuo fianco decide che sei diventato un peso di cui liberarsi, ogni retorica sullo "spirito di servizio" e sul "cammino condiviso" crolla come un castello di carte. Ha profondamente ragione chi, tra i cittadini, ricorda che fare il bilancio non significa fare polemica, ma esercitare la democrazia. Vico Equense ha pagato a caro prezzo gli anni dell'immobilismo. Oggi la città tenta faticosamente di guardare avanti, ma l'eredità di quella stagione fallimentare resta un monito: la guida di una comunità si misura sulle opere, sul coraggio delle scelte e sulla capacità di unire la propria maggioranza, non sulle nostalgie romantiche di chi ha confuso il governo di una città con la pura rappresentanza formale.

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