Vico Equense - Ci sono giorni in cui la storia decide di bussare alla porta di chi ha saputo aspettare, soffrire e lottare contro ogni pronostico. Il 10 agosto 2002, sotto il cielo della Baviera, quel giorno è arrivato per Maria Guida. A 36 anni, l’atleta originaria di Vico Equense ha firmato una delle pagine più commoventi, eroiche e memorabili dell’atletica leggera italiana, conquistando la medaglia d’oro nella maratona agli Europei di Monaco. Prima di allora, nessuna donna in maglia azzurra era mai riuscita a salire sul gradino più alto del podio continentale nella gara regina di resistenza. Maria Guida ci è riuscita demolendo la concorrenza con una prova di rara intelligenza tattica e straripante potenza fisica, tagliando il traguardo con il tempo straordinario di 2h26'24", nuovo record dei campionati. La maratona di Monaco si sviluppa su un ritmo imposto fin dalle prime battute dalle atlete tedesche, beniamine di casa. Guida, tuttavia, non si lascia intimorire. Resta coperta nel gruppo di testa, studiando le avversarie passo dopo passo, con la freddezza dei grandi campioni. La svolta arriva intorno al trentesimo chilometro. Mentre le avversarie iniziano a mostrare i primi segni di cedimento sotto il peso della fatica, l’azzurra decide che è il momento di osare. Con una progressione micidiale, Maria Guida si stacca dal gruppo. La sua azione è fluida, potente, inarrestabile. In pochi chilometri il vantaggio sulle inseguitrici si dilata: prima dieci, poi venti, infine oltre cento metri. L'ingresso nell'Olympiastadion di Monaco è da brividi. Il pubblico tedesco sportivamente si alza in piedi per tributarle il giusto omaggio. Maria corre l'ultimo rettilineo con il sorriso di chi sa di aver compiuto un capolavoro, tagliando il traguardo a braccia alzate prima di scoppiare in un pianto liberatorio, avvolta nel tricolore. Dietro di lei, staccate di oltre un minuto, arrivano le tedesche Luminita Zaituc (argento) e Olivera Jevtic (bronzo). Questo trionfo non è solo una vittoria sportiva, ma il coronamento di una vita spesa per il podismo e, soprattutto, un riscatto clamoroso contro la sfortuna.
La carriera di Maria Guida, cresciuta agonisticamente tra i faticosi saliscendi della sua Campania e poi arruolata nel Gruppo Sportivo della Forestale, era stata fino a quel momento un calvario di infortuni. Fratture da stress, problemi ai tendini e operazioni chirurgiche l'avevano costretta a saltare appuntamenti cruciali, inclusi i Giochi Olimpici di Sydney 2000. In molti pensavano che a 36 anni, per lei, il treno del grande successo internazionale fosse ormai passato. Maria, invece, ha continuato a crederci in silenzio, lavorando duramente lontano dai riflettori. Con questa impresa, Maria Guida ha scritto il proprio nome accanto a quello dei giganti della corsa azzurra come Gelindo Bordin e Stefano Baldini, dimostrando che la determinazione e la maturità possono battere qualsiasi carta d'identità. A distanza di anni, quel trionfo a Monaco di Baviera resta un punto di riferimento per l'atletica italiana: il giorno in cui la ragazza di Vico Equense stracciò i pronostici e si prese la corona di Regina d’Europa.

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