Tra le luci delle feste e i proclami turistici, il Comune e l’assessorato alla cultura sembrano aver rimosso il nome del suo figlio più illustre
Vico Equense - C’è un silenzio assordante che avvolge il Palazzo comunale in questo inizio di 2026. Un silenzio che non sa di rispetto, ma di dimenticanza istituzionale. Il 3 gennaio 2026 è stato il quarantesimo anniversario della morte di Antonio Asturi, il pittore che con il suo tratto rapido, i suoi inchiostri e la sua sensibilità ha saputo raccontare, in giro per il mondo, l’anima di Vico Equense e dell’intera Penisola Sorrentina come nessun altro nel Novecento. Mentre altre città celebrano i propri artisti con mostre retrospettive, convegni e cataloghi ragionati, a Vico Equense l'amministrazione comunale sembra essersi "distratta". Nessun ricordo, nessun evento di rilievo nel cartellone degli eventi natalizi. Ed è proprio questo vuoto pneumatico di iniziative ad aver lasciato un senso di amarezza nella famiglia del Maestro, profondamente delusa da un'amministrazione che ha mostrato, ancora una volta, di avere la memoria corta. Per i discendenti di Asturi, vedere la città "distratta" in un anniversario così significativo è uno schiaffo a un artista che ha dedicato ogni singolo giorno della sua vita a immortalare le bellezze paesaggistiche della nostra città. Non si chiedevano onori vuoti, ma il rispetto di una memoria che è patrimonio di tutti. Invece, l'unica risposta è stata il silenzio. A ricordare la figura del pittore è stato il quotidiano Il Mattino, alcune testate web e gli stessi familiari che si sono incontrati per una messa nella chiesa di Massaquano. Il paradosso raggiunge il suo apice nel Museo Aperto Antonio Asturi (MAAAM), ospitato proprio all'interno della casa comunale. Nato con l’intento di rendere l’arte del Maestro patrimonio collettivo, il museo appare oggi più come un’esposizione stanca che come un centro pulsante di cultura.
Segnalazioni recenti denunciano un degrado che non è solo fisico, ma progettuale: l'arte di Asturi è lì, sulle pareti del palazzo pubblico, ma sembra invisibile agli occhi di chi dovrebbe tutelarla e valorizzarla. È inaccettabile che una figura di livello internazionale – ammirata da critici e collezionisti – venga ridotta a un semplice nome da spendere sporadicamente durante qualche conferenza stampa. È paradossale che, mentre la stampa locale e i siti internet si riempiono di omaggi spontanei di cittadini che ancora conservano con orgoglio un disegno o una stampa del Maestro, chi detiene le redini della cultura cittadina non abbia trovato il tempo per un messaggio, un post o un gesto simbolico. Dimenticare Asturi oggi significa dire alla famiglia, e alla città intera, che l'arte non ha valore se non produce un ritorno d'immagine immediato. Ma la storia non si cancella con l'indifferenza. La delusione della famiglia Asturi è il grido di chi non accetta che un gigante del Novecento venga trattato come un ricordo polveroso da archiviare.
Foto. Antonio Asturi a Roma con l'allora Presidente della Repubblica Enrico De Nicola e nell'altra con Silvia Croce figlia del filosofo Benedetto Croce
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