di Filomena Baratto
Leggevo un post, qualche giorno fa, comparso sulla home mentre scorrevo distrattamente le notizie sullo smartphone, in cui si sosteneva che ogni tanto bisognerebbe lasciarsi andare a colori vivaci nella scelta dell’outfit e abbandonare i toni della famigerata comfort zone, ovvero quelli scuri. La moda, del resto, ogni tanto ci prova: ti spara una tonalità che diventa improvvisamente un “must”. Fino all’anno prima non l’avresti indossata neanche sotto tortura, ora invece sembra pure bella. Piacevole, addirittura. Basta che qualcuno dica “è il colore di moda” e tutte, disciplinate, ci affidiamo a ciò che viene prescritto, come una terapia cromatica obbligatoria. Mica non ci ho provato, nel corso del tempo, a indossare colori vivaci e sgargianti: verde pistacchio, arancione, giallo, ciclamino. Il problema è che tra i colori scuri e quelli chiari cambia tutto, soprattutto la percezione di sé. Con l’arancione, per esempio, devi fare i conti con il colore del viso e dei capelli: sei abbronzata o sembri reduce da una notte in bianco perenne? E con i verdi non va meglio: mi sento una che si mimetizza, un bruco, una cimice in fase di sopravvivenza. E il ciclamino? Sembro un bocciolo di primavera… ma fermo, immobile, in attesa di tempi migliori. Poi c’è il nero. E qui vinco facile. Elegante, rassicurante, accogliente. Quello che ti fa sentire a tuo agio e, già che c’è, camuffa anche qualche chiletto senza chiedere nulla in cambio. Perfetto in ogni versione: elegante, sportivo, pomeridiano, teatrale.
Con il nero non si sbaglia mai, soprattutto perché non richiede tutti quegli accorgimenti, controlli e calcoli che gli altri colori pretendono come se dovessero sfilare a Cannes. Peccato che, una volta trovato il tuo colore, arrivi puntuale la psicologia a rovinare tutto. Ed ecco il verdetto: “Attenti a chi veste sempre di nero: nasconde una personalità difficile e misteriosa”. Ma scusate: per nascondersi serve davvero un colore? Non ci sono già abbastanza maschere in circolazione? Che colpa ne ha il nero? Quest’anno, poi, vanno di moda i cioccolato e i bordeaux e, per certi versi, ne sono contenta. Il bordeaux mi ha riportato alla mente una festa di tanti anni fa, quando indossavo un completo di gonna e casacca, con tanto di sciarpetta coordinata. Lo amavo. Mi sentivo a mio agio: era scuro, caldo, elegante senza essere smorto. Peccato che la moda duri lo spazio di una stagione, altrimenti gli stilisti cosa venderebbero? Se avessi conservato quel vestito, oggi sarebbe ancora perfetto per fattura, tonalità e gusto. Il marrone cioccolato, invece, non mi ha mai convinta: troppo monotono. Ho visto attrici spegnersi sotto abiti di questo colore, come se improvvisamente avessero perso punti luce. È un colore che intristisce, anche se richiama il cioccolato. Ma è moda, quindi va rispettato. Più o meno. Facendo un bilancio finale, metterei al primo posto il blu, in tutte le sue declinazioni, fino ad arrivare a quel verde smeraldo che mi riporta immediatamente al mare. Subito dopo il nero: amato per la sera, per lo sport, per il casual, per qualsiasi momento in cui non si vuole sbagliare. E poi il beige, quella tonalità neutra che non giudica e mette tutte a proprio agio. Naturalmente, anche qui entra in gioco la psicologia: pare che il blu piaccia alle persone profonde come il mare e misteriose per definizione; il nero a chi cerca di nascondersi; il beige a chi può permettersi di osare senza paura di mettere in risalto le forme. Alcune vogliono nasconderle, altre evidenziarle. Il risultato è che nessuna è davvero contenta: chi abbonda si mimetizza, chi manca veste chiaro senza paura. E alla fine, più che una questione di colori, resta sempre una questione di sguardi allo specchio.

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