Pazienti sulle barelle, automezzi fermi negli ospedali. Situazione critica da Torre del Greco a Castellammare
di Antonio Di Martino - Metropolis
Stato d'emergenza nei pronto soccorso dell'area di competenza dell'Asl Napoli 3 Sud: ambulanze ferme da circa due giorni, reparti saturi e tempi di soccorso che si allungano a dismisura, fino a lasciare pazienti in attesa anche per 24 ore. È questo il quadro che si sta delineando tra Castellammare di Stabia, Nola e Torre del Greco, dove le criticità legate a posti letto insufficienti, carenza di personale e ricoveri che non si sbloccano stanno trasformando l'assistenza d'urgenza in un imbuto capace di paralizzare l'intera rete. Le situazioni più difficili vengono segnalate a Nola, all'ospedale Santa Maria della Pietà, e a Torre del Greco, all'ospedale Maresca, mentre a Castellammare il San Leonardo riesce ancora a reggere, seppur con margini sempre più ridotti. Il meccanismo che alimenta il blocco è ormai noto agli operatori: il pronto soccorso si riempie, mancano barelle e spazi per accogliere nuovi accessi, i pazienti restano in attesa di una sistemazione e finiscono per occupare la barella dell'ambulanza con cui sono arrivati. Quando questo accade, il mezzo non può rientrare in servizio e resta impossibilitato a ripartire per altre chiamate, con un effetto domino che riduce progressivamente il numero di ambulanze disponibili sul territorio. I numeri rendono l'idea della pressione: 13 ambulanze su 24 dell'intera area Napoli 3 Sud risultano bloccate, più di una su due ferme.
Con metà flotta immobilizzata, le distanze diventano un ostacolo con i mezzi costretti a coprire lunghi percorsi, mentre in molte zone la reperibilità di un'ambulanza si fa incerta e le chiamate restano in coda. In questo scenario, ogni intervento diventa più lento e complesso. Il problema, però, non nasce in strada: si origina dentro le strutture, dove la carenza di posti letto e il rallentamento dei ricoveri impediscono di trasferire i pazienti dal pronto soccorso ai reparti, mantenendo le sale d'attesa in uno stato di saturazione continua. A questo si sommano le difficoltà legate agli organici, con personale insufficiente a gestire contemporaneamente i flussi elevati. Tra le cause dei picchi di accesso in pronto soccorso l'influenza stagionale, un fenomeno ricorrente che, proprio perché prevedibile, mette in evidenza la fragilità della tenuta complessiva quando le risorse non vengono potenziate per tempo. Il periodo festivo, inoltre, non aiuta: turnazioni più rigide, riduzione delle dimissioni, difficoltà organizzative e reparti già pieni contribuiscono a rallentare ulteriormente i percorsi. In un quadro già compromesso, pesa anche la mancata riapertura del pronto soccorso di Boscotrecase, che incide direttamente sui flussi perché spinge una parte significativa della domanda assistenziale verso i presìdi vicini. Una pressione che non riguarda un singolo ospedale, ma sull'intero sistema. Finché non si sbloccherà la catena dei ricoveri e non verranno garantiti posti letto, personale e percorsi di degenza in grado di far defluire i pazienti, l'emergenza rischia di restare intrappolata negli stessi corridoi che dovrebbero garantire cura e rapidità, continuando a rallentare ogni soccorso e a comprimere la sicurezza dell'assistenza in tutta l'area Napoli 3 Sud.

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