lunedì 20 aprile 2026

Sanità a Vico Equense: una “Tenda della pace” contro lo smantellamento del pronto soccorso

Vico Equense - Non solo una battaglia politica o tecnica, ma una questione di memoria, identità e dignità umana. È questo il senso dell’intervento di Salvatore Buonocore (foto) durante l’ultima assemblea del Comitato per la tutela dei diritti dei cittadini, riunitosi ieri per discutere della preoccupante chiusura del Pronto Soccorso locale. Cattolico, da sempre impegnato nel volontariato, Buonocore si è presentato all'assise non come tesserato del Comitato, ma come libero cittadino animato da una missione precisa: non disperdere il patrimonio di valori maturato in oltre trent'anni di militanza nella Comunità Papa Giovanni XXIII. Richiamando l’eredità di don Oreste Benzi – il "prete dalla tonaca sporca" che ha fatto della strada la sua chiesa – e l’esperienza della casa d’accoglienza di Pompei, Buonocore ha riportato la questione del "De Luca e Rossano" su un piano squisitamente umano ed etico. Il passaggio più significativo dell'intervento ha riguardato la genesi dell'ospedale cittadino. Con una ricerca storica puntuale, Buonocore ha ricordato che l’istituzione sanitaria non è una concessione piovuta dall'alto, ma il frutto della lungimiranza di privati cittadini. Nato nel 1863 dal lascito di Serafina De Luca e consolidato nel 1872 dal testamento di Luigi Rossano, l'ospedale aveva come erede designato proprio il parroco di San Ciro. «Solo nel 1973 la Regione Campania lo ha riconosciuto come Ente Ospedaliero», ha ammonito Buonocore. Questo dettaglio non è una semplice nota di colore, ma un monito politico: se l'ospedale è nato dalla sensibilità di una donna e di una comunità che lo hanno voluto come bene sociale, la politica odierna non può disporne a piacimento. Il messaggio al Governatore della Campania è stato netto: ogni decisione sul futuro della struttura dovrà fare i conti con questa storia centenaria e con il popolo che ne rivendica la proprietà morale.

 

La proposta più forte, destinata a far discutere, è quella di una "tenda della dignità" da installare davanti al pronto soccorso e all'ospedale. Un simbolo che unisce la tragedia dei conflitti mondiali alla "guerra quotidiana" che si combatte nelle corsie dei nostri ospedali. «In questo momento nel mondo milioni di persone vivono nelle tende a causa delle guerre. Noi qui viviamo la guerra nei pronto soccorso, che sono una vergogna per un paese civile e democratico», ha denunciato Buonocore con parole che hanno raggelato la platea. La tenda diventerebbe così il presidio di un’azione pacifica, non violenta, ma "dirompente", un invito a restare fisicamente presenti laddove il diritto alla salute viene calpestato. Infine, lo sguardo si è rivolto alle istituzioni religiose. Buonocore ha confermato di aver già intrapreso passi concreti con la chiesa locale, interloquendo con don Ciro, parroco della chiesa dei santi Ciro e Giovanni, per ottenere un coinvolgimento diretto del Vescovo Francesco Alfano nelle prossime mobilitazioni. L’obiettivo è trasformare la battaglia per il "De Luca e Rossano" in una vertenza che veda unita la società civile e quella ecclesiale, ricordando che la cura degli infermi è un dovere che travalica gli schieramenti politici. L'assemblea si è sciolta con una consapevolezza rinnovata: quella di Salvatore Buonocore non è stata solo una testimonianza, ma una chiamata alle armi della solidarietà, affinché il grido di Vico Equense arrivi, forte e chiaro, nelle stanze del potere regionale.

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