Vico Equense - C'è un silenzio strano che avvolge l'area giochi oggi in piazza Marconi. Non è solo il silenzio di un'area transennata o di un cartello che recita "Area interdetta". È il silenzio dell'attesa per un addio che non avremmo mai voluto dare. La perizia parla chiaro: sicurezza. Un termine freddo, necessario, che non ammette repliche. Eppure, davanti a quel tronco maestoso e a quelle fronde che hanno sfidato il cielo di Vico Equense, la razionalità vacilla di fronte al sentimento. Perché quell'albero non è solo legno e foglie; è un testimone silenzioso del tempo.
Per anni, ha offerto ombra ai nonni seduti sulle panchine e ha fatto da guardiano discreto alle risate dei bambini sulle altalene. È stato il primo a sentire il fresco della brezza marina e l'ultimo a lasciare che i raggi del tramonto filtrassero tra i suoi rami. Un albero in città è un compagno di viaggio che non chiede nulla. Ci regala ossigeno, certo, ma ci dona anche una prospettiva: ci ricorda che la vita ha ritmi lenti, profondi, che affondano le radici nella terra mentre puntano alle stelle. Vederlo destinato al taglio è come veder svanire un pezzo della nostra memoria collettiva.
Dobbiamo accettarlo, ci dicono. E lo faremo, perché la protezione di chi vive la città è sacra. Ma permettiamoci, per un momento, di essere romantici. Permettiamoci di guardare quelle chiome un'ultima volta e dire "grazie". Grazie per la bellezza che hai regalato ai nostri sguardi stanchi. Grazie per essere stato il polmone verde di questo angolo di quartiere. Grazie per averci insegnato la resilienza. L'abbattimento di un albero secolare è un piccolo lutto cittadino. Ma nel dolore di questa perdita, rinasca in noi la promessa di piantare nuove speranze, affinché altri bambini, un giorno, possano giocare all'ombra di un nuovo gigante gentile.
Piazza Marconi
lunedì 20 aprile 2026
Vico Equense. L'ultimo saluto al gigante gentile: quando un albero ci lascia
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