Vico Equense - Cosa vedrebbe una cattedra se, dopo quarantatré anni trascorsi tra i banchi, potesse improvvisamente prendere voce? Non racconterebbe di programmi ministeriali, ma di quella scintilla invisibile che scocca quando un insegnante decide, con discrezione e cura, di "abitare il futuro" dei propri studenti. È questo il cuore pulsante di “Se la cattedra potesse parlare”, il libro di Maria di Loreto Roberto (foto). Un’opera che non è solo il racconto di una carriera, ma il manifesto di una vita spesa a coltivare bellezza, tra Napoli e la Penisola Sorrentina. Nata a Napoli nel 1965, Maria ha costruito la sua identità su due grandi pilastri: la Letteratura e la Musica. Laureata in Lettere nel 1987 e diplomata in pianoforte al prestigioso Conservatorio San Pietro a Majella, ha saputo fondere il rigore dello spartito con la libertà della parola. Questa duplice sensibilità l'ha accompagnata sin dai suoi esordi, appena diciottenne, quando ha iniziato a insegnare Educazione Musicale, per poi scoprire una profonda vocazione verso l'inclusione, specializzandosi nel sostegno. Il suo percorso professionale è un viaggio geografico ed emotivo: dai dodici anni fondamentali presso l’Istituto Banchi dei Padri Barnabiti a Napoli — luogo che ha plasmato la sua identità di docente — al trasferimento nel 1990 a Vico Equense. Qui, tra la gioia della maternità (con la nascita di Martina, che oggi ne segue con orgoglio le orme) e le sfide del ruolo, Maria ha attraversato diverse scuole: dalla "Di Capua" di Castellammare al "Galilei" di Torre Annunziata, fino all'approdo finale allo storico Istituto Nautico "Nino Bixio" di Piano di Sorrento. "Insegnare non è solo trasferire sapere, ma lasciare orme, anche lievi". Nel libro, questa filosofia emerge con forza. Maria di Loreto Roberto racconta una scuola fatta di pazienza e attesa, dove si impara ad apprezzare i silenzi e a credere nei semi che maturano con calma. Per lei, la vera vittoria non sta nei voti, ma nel sapere che, da qualche parte, una sua parola "continua a camminare" nelle gambe e nelle menti dei suoi allievi. “Se la cattedra potesse parlare” unisce l’ironia alla verità nuda della vita tra i banchi. È un messaggio di speranza per chi crede che offrire fiducia sia più importante che offrire strumenti. È la testimonianza che, dopo 43 anni di servizio, il traguardo più bello è la consapevolezza di aver acceso, anche in un solo studente, una domanda in più.

Nessun commento:
Posta un commento