Dal riconoscimento Igp per le castagne al vino e ai prodotti enogastronomici. Ecco i progetti di chi mantiene le attività sul monte isolato per il crollo della funivia
L'INIZIATIVA
di Fiorangela d'Amora - Il Mattino
Castellammare di Stabia / Vico Equense - Il Faito riparte dalle sue eccellenze. All'indomani del primo anniversario della tragedia della funivia che il 17 aprile 2025 causò la morte di 4 persone, il simbolo della montagna sul mare che non vuole arrendersi sono gli imprenditori. Si contano sulle dita di una mano, ma i loro volti parlano di appartenenza, di progetti e resilienza. Il piazzale dei capi è sempre stato il cuore, oggi ancor di più dopo la chiusura della funivia e dei bar che popolavano lo slargo. Uno finito sotto sequestro perché si trova all'interno della stazione di ingresso e uscita della "panarella", l'altro, il "Papillon"" colpito da gravi lutti familiari tanto che quest'anno potrebbe non riaprire. È tutto da riprogrammare sul piazzale della Funivia, dove ancora salgono i bus sostituivi di Eav che ricordano la tragedia con il lutto affisso sul parabrezza. Al Belvedere invece resiste il motore del Faito. Lo sono Danilo e Tatiana che indosso hanno le felpe "I love Faito" che vendono anche agli escursionisti, tra un panino e un caffè.
IL FUTURO
Il loro albergo "Sant'Angelo" è la storia del Faito: «Quel giovedì Santo - racconta Danilo - dalla funivia ci dissero di aver sentito un rumore fortissimo, ma la nebbia aveva lasciato a tutti una speranza, svanita quando in macchina scendendo vidi un vetro rotto sull'asfalto». I ricordi riaffiorano e anche l'amarezza per un futuro in salita, ancora una volta. «La scorsa estate abbiamo lavorato senza turisti stranieri che arrivano qui in funivia anche per brevi escursioni, ora il pensiero va a quanti anni ci vorranno perché riparta un progetto per l'impianto. Noi lavoriamo intanto i week end con i turisti locali, italiani e habituè della montagna». Il futuro prossimo è nei prodotti tipici, ci prova Giacomo che alla sua "Terrazza Belvedere" ha in mente di potenziare percorsi enogastronomici.
«Abbiamo partecipato ad un bando regionale proprio per sviluppare e creare eventi dedicati al vino e ai prodotti tipici. Siamo qua da 65 anni - racconta Giacomo - e le parole sono sempre le stesse. L'assenza di un ente unico che possa decidere, l'abbandono di strade e servizi, una rinascita vera dei luoghi. Manca tutto questo. Devo dire che quest'anno città metropolitana ha speso fondi importanti per infoltire il versante qui accanto a noi che qualche anno fa fu distrutto dagli incendi. Iniziative meritevoli ma solitarie che mancano di una visione organica di quello che potrebbe essere il Faito». Tra gli enti proprietari c'è anche la Regione che proprio in questi giorni ha espresso parere favorevole alla richiesta di riconoscere il marchio IGP alla Castagna del Monte Faito.
IL COMITATO
Il risultato premia il lavoro del Comitato promotore e di tutti i comuni coinvolti nell'iter di registrazione del marchio: Pimonte, Castellammare di Stabia, Vico Equense, Gragnano, Lettere e Casola di Napoli. «Questa importante notizia giunge in un momento particolarmente simbolico per la nostra comunità: l'anniversario della tragedia della funivia del Faito, una ferita ancora viva nella memoria collettiva cittadina - sottolinea il sindaco stabiese Luigi Vicinanza - l'ulteriore passo avanti verso il riconoscimento Igp della castagna rappresenta un segnale di speranza e di rinascita che ci aiuta a guardare al futuro con fiducia».

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