giovedì 16 aprile 2026

Il monte del silenzio e dell’oblio La funivia che non c’è più, attività turistiche in ginocchio

don Catello Malafronte e Giacomo Vanacore
Domani doppia funzione per ricordare le quattro vittime Vanacore (titolare del bar): qui uno scaricabarile tra istituzioni 

di Gimmo Cuomo – Il Corriere del Mezzogiorno 

Vico Equense - Il piazzale che ospita la stazione della funivia è deserto. E lo è stato anche nei giorni di Pasqua e di Pasquetta, quando, nonostante tutto, una marea di gente si è spinta fin quassù attraverso l’ormai unica strada di accesso, quella che sale dal versante di Vico Equense. Quello che era diventato il secondo luogo di aggregazione in vetta al monte Faito si è completamente svuotato dopo il tragico incidente di un anno fa. Le due attività principali, il bar dell’impianto e il bar ristorante Papillon sono chiusi. Domani sarà un triste anniversario sulla montagna che si erge sopra Castellammare di Stabia e che domina i golfi di Napoli e di Salerno. In quel dannato pomeriggio del 17 aprile 2025 a causa del mancato funzionamento del freno d’emergenza la cabina, giunta quasi a destinazione, si schiantò al suolo dopo una folle corsa a ritroso lungo il cavo portante. Quattro persone persero la vita: il manovratore, una coppia inglese, una ragazza israeliana. Il fratello di quest’ultima fu recuperato in condizioni molto gravi. Ma è sopravvissuto. Affinché la memoria non si perda, e con questa la speranza dell’ennesima resurrezione, domani alle 12 nel santuario di San Michele Arcangelo si celebrerà una messa, presieduta dall’arcivescovo di Sorrento e vescovo di Castellammare Francesco Alfano. Con lui ci sarà il rettore del Santuario, don Catello Malafronte che un anno fa, in una fredda mattina di un funereo Venerdì Santo non riusciva a darsi pace.

 

Poi, alle 14.30 alla stazione di Castellammare della Circumvesuviana, base di partenza della funivia ormai ferma, sarà deposta una corona di fiori in memoria delle vittime. La chiusura dell’impianto, considerato strategico per il rilancio della vetta come località turistica, predispone tutti ad affrontare una nuova stagione in piena emergenza. La funivia, anche se era utilizzata in larga misura da escursionisti, interessati soprattutto ai percorsi naturalistici più che ai servizi degli operatori locali, rappresentava pur sempre un’importante e soprattutto rapida via di collegamento tra il livello del mare e la vetta, raggiungibile in appena otto minuti. Come ricorda Danilo Somma, con il fratello Pasquale, titolare della struttura ricettiva “Sant’Angelo”: hotel, ristorante, bar. «Senza girarci troppo attorno — osserva — non c’è dubbio che l’incidente abbia limitato notevolmente le nostre attività. Io sono originario di Sorrento e grazie ai buoni rapporti con i gestori di B&B e case vacanze, stavo consolidando una rete di escursioni grazie alla funivia. Ora questo canale si è praticamente azzerato». E anche il loro dirimpettaio nel piazzale dei Capi, Giacomo Vanacore, titolare del bar ristorante “Terrazza Belvedere”, pur evitando accuratamente di lamentarsi, finisce con l’ammettere che la tragedia di un anno fa ha segnato in negativo il potenziale sviluppo della montagna. «Indubbiamente — sottolinea — tocca a noi imprenditori il compito di suscitare nuove forme di interesse. Per quanto mi riguarda, per esempio, cerco di qualificare sempre di più l’offerta del ristorante e introdurre nuovi momenti di aggregazione, come può essere per esempio l’aperitivo al tramonto». E certamente possono essere di aiuto anche i social. «Un video lanciato su TikTok ha superato le 250 mila visualizzazioni. Speriamo di poter intercettare un finanziamento regionale che ci consentirebbe di avviare un percorso di valorizzazione delle eccellenze gastronomiche». Ma si può contare realmente sul supporto pubblico? La risposta non è incoraggiante. «Sul monte Faito — conclude l’imprenditore — ci sono troppe competenze: i due Comuni di Castellammare e Vico, il Parco dei Monti Lattari, la Regione, la Città metropolitana. È un continuo scaricabarile».

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