sabato 18 aprile 2026

Faito, il giorno del ricordo e della pietà: «Nessuna sete di vendetta, solo dolore»

Carmine Parlato
Vico Equense - Sotto lo sguardo austero della statua di San Michele, il silenzio del Monte Faito è stato rotto ieri dalla commozione di una comunità che non dimentica. A un anno dalla tragedia della funivia che è costata la vita a quattro persone, i sindaci di Vico Equense, Castellammare di Stabia e Pimonte si sono stretti attorno ai familiari delle vittime per una cerimonia sobria ma carica di significato. Il momento più alto della mattinata è stato segnato dal gesto di Rosaria, sorella di Carmine, una delle vittime dello schianto. Accompagnata dai tre primi cittadini, la donna ha sollevato la corona d’alloro deposta ai piedi di San Michele per spostarla sotto la targa commemorativa installata la scorsa estate. Un passaggio di testimone tra la protezione divina e il ricordo terreno, indelebile, impresso nel marmo in memoria del fratello e degli altri tre passeggeri. Rosaria ha tratteggiato un ritratto intimo e inedito di suo fratello: «Carmine era uno sportivo, correva nei rally, ma aveva un animo sensibile: amava il pianoforte. Eravamo molto simili». Parole che restituiscono l’umanità di una vita spezzata, vissuta in quest'ultimo anno dai familiari in un limbo di «dolore e assenza». Nonostante la ferita aperta, il messaggio lanciato dalla famiglia è di una rarità disarmante. Mentre poco distante il Procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, faceva il punto sulle indagini confermando l'ipotesi dell'errore umano e dell'incuria, Rosaria ha scelto la via della pace: «Non abbiamo sete di verità. Sbagliano anche i medici a volte; dovremmo vivere tutti senza sentimenti di rivalsa». Una posizione che non cancella le responsabilità tecniche e giudiziarie, ma che sposta il piano del discorso sulla dignità del lutto. Mentre la giustizia farà il suo corso per accertare i motivi di quello che il Procuratore ha definito un disastro «evitabile», sul Faito resta la forza di chi, pur avendo perso tutto, rifiuta l'odio e chiede solo che il sacrificio dei propri cari riposi in un clima di riconciliazione.

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