venerdì 2 gennaio 2026

La cucina italiana patrimonio Unesco, Confcooperative FedAgriPesca Campania "Opportunità per il made in Campania"

Campania - La produzione e la commercializzazione dei prodotti agricoli e ittici della filiera campana contribuiscono ad avvalorare la cucina italiana, recentemente riconosciuta come patrimonio dell’UNESCO. Un attestato che premia le produzioni nazionali e regionali, riconosciute per sicurezza, tracciabilità e qualità. “Si tratta di una svolta storica per molte delle nostre produzioni primarie ed è una straordinaria occasione di rilancio anche del made in Campania in un momento delicato, segnato da regolamenti europei sempre più stringenti che rischiano spesso di comprimere la vitalità delle produzioni di qualità, soprattutto nei territori” commenta la Confcooperative FedAgriPesca Campania, rappresentata dal presidente Nicola De Leonardis (foto). Il riconoscimento UNESCO non valorizza soltanto alimenti, ma un insieme di saperi, gesti, tradizioni e identità che nella cucina trovano la loro massima espressione. “Agricoltori e pescatori organizzati in cooperativa contribuiscono a tutto questo, nonostante le difficoltà. Urge fortificare e strutturare le sinergie con il mondo della ristorazione e dell’ospitalità. Le piccole e medie imprese agricole e della pesca devono trovare in chef, ristoratori e strutture alberghiere i loro partner naturali. Il turismo enogastronomico ha ormai una dimensione globale: lo dimostrano i flussi di visitatori stranieri che affollano i nostri siti storici, culturali e naturalistici. In questo contesto, il cibo diventa ambasciatore del territorio e potente moltiplicatore di valore economico e sociale” continua De Leonardis e conclude “Fondamentale è anche il ruolo del consumatore. Investire nella cultura del cibo significa innanzitutto partire dalle scuole, educando i giovani al valore del patrimonio enogastronomico italiano e alla consapevolezza delle proprie scelte alimentari. In un contesto sempre più globalizzato, è naturale confrontarsi con tradizioni culinarie provenienti da altri Paesi, che arricchiscono e influenzano quotidianamente le nostre abitudini. Tuttavia, questa apertura non deve tradursi in una perdita di identità”.

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