lunedì 5 gennaio 2026

Vico Equense e l’assenza di una politica del commercio

Vico Equense - Dietro le quinte della bellezza paesaggistica che tutto il mondo ci invidia, Vico Equense sta vivendo una metamorfosi silenziosa e dolorosa: la progressiva desertificazione commerciale. Non passa mese senza che una vetrina si spenga, lasciando dietro di sé il vuoto di un locale sfitto e il senso di abbandono di una comunità che perde i suoi punti di riferimento. La chiusura dei negozi non è un evento imprevedibile o una fatalità del destino. È il risultato di anni di assenza di una programmazione strategica. Nel 2026, il commercio di vicinato non deve combattere solo contro i colossi dell'e-commerce, ma anche contro l'inerzia delle istituzioni locali. Mentre i costi di gestione lievitano e gli affitti raggiungono cifre da metropoli, i piccoli imprenditori si trovano a operare in un contesto privo di agevolazioni, di piani per il parcheggio agevolato o di una visione urbanistica che incentivi il passaggio pedonale e lo shopping locale. Manca, in questo inizio di 2026, un Piano del Commercio serio. Una politica che non sia solo patrocinio, ma che intervenga concretamente con sgravi per chi decide di aprire o mantenere attività nelle zone più periferiche o nei centri storici svuotati. Frenare la trasformazione selvaggia di ogni spazio commerciale in attività di ristorazione "mordi e fuggi", tutelando le merceologie che servono ai residenti. Progetti che integrino il commercio nella pianificazione turistica in modo permanente, non solo durante i periodi di alta stagione. Una città senza negozi è una città meno sicura, meno illuminata e, in ultima analisi, meno umana.

 

Il rischio che Vico Equense sta correndo è quello di diventare un "non-luogo": un borgo bellissimo da fotografare, ma in cui diventa impossibile comprare un oggetto artigianale che non sia un souvenir standardizzato. La responsabilità della politica oggi è enorme. Non basta più dichiararsi solidali con i commercianti durante i periodi elettorali. Serve una visione che rimetta il negozio al centro della vita cittadina. Senza un intervento immediato e coraggioso, il 2026 sarà ricordato come l’anno in cui Vico ha smesso di essere una città viva per diventare un suggestivo corridoio verso altre mete. Il tempo delle parole è scaduto: o si salva il commercio, o si accetta il declino sociale di un intero territorio.

Nessun commento: