Vico Equense - La Penisola Sorrentina si scopre ancora una volta fragile, isolata dal resto della Campania ogni volta che sul territorio si abbatte un'ondata di maltempo di forte intensità. L'ennesima interruzione della Statale 145 Sorrentina, avvenuta nel tratto nevralgico compreso tra Castellammare di Stabia e Vico Equense, ha fatto traboccare il vaso. Questa volta la protesta non viaggia solo sulle chat dei pendolari esasperati o sui social network, ma mette nero su bianco il grido d'allarme formale di un intero tessuto produttivo che non è più disposto a subire passivamente i danni di un'infrastruttura carente. Con una lettera ufficiale inviata in data odierna ai vertici politici e infrastrutturali regionali e nazionali – tra cui il Prefetto di Napoli Michele Di Bari, i vertici di ANAS S.p.A. e i sindaci della costiera – le principali sigle imprenditoriali del territorio hanno chiesto un cambio di rotta drastico e non più rinviabile. A firmare il documento sono Margherita Aiello (Presidente Aicast Vico Equense), Vincenzo Savarese (Federalberghi Penisola Sorrentina per il territorio di Vico Equense) e Antonio Savarese (Presidente del Consorzio Marina di Equa). La loro è una richiesta di ascolto che nasce dalla consapevolezza che l'economia locale non può più reggersi su collegamenti precari. L'ultimo blocco stradale causato dal dissesto idrogeologico nei giorni scorsi ha messo a nudo la fragilità intrinseca dell'unica vera arteria stradale che collega la costiera al resto della regione. Le conseguenze sul comparto turistico, motore trainante dell'intera Penisola, sono state pesantissime: centinaia di viaggiatori rimasti intrappolati nelle lunghe code chilometriche hanno perso voli all'aeroporto di Capodichino e treni in partenza dalla stazione centrale di Napoli, generando un danno d'immagine incalcolabile in una stagione internazionale ancora fortemente attiva. Ma a preoccupare i rappresentanti dei commercianti e degli albergatori non è solo l'impatto economico immediato, bensì la tenuta stessa della quotidianità dei residenti.
La paralisi della SS 145 si traduce ogni volta in un incubo per studenti e lavoratori pendolari, oltre a rallentare in modo critico la catena logistica del trasporto merci. L'aspetto più drammatico e allarmante resta però la sicurezza pubblica: il blocco della circolazione impedisce il tempestivo transito dei mezzi di soccorso e delle ambulanze dirette verso i presidi ospedalieri, trasformando il problema della viabilità in una potenziale emergenza sanitaria per chi necessita di cure urgenti. "Riteniamo che non sia più rinviabile il superamento della logica degli interventi tampone", si legge nella nota congiunta firmata dai rappresentanti di categoria, che invocano con fermezza l'avvio di una programmazione sistematica e definitiva. Secondo le associazioni, continuare a gestire le frane e gli smottamenti come eventi eccezionali e isolati non è più sostenibile, soprattutto alla luce dei sempre più frequenti e intensi fenomeni meteorologici legati ai cambiamenti climatici. Per risolvere la crisi in modo strutturale, i firmatari propongono alle istituzioni un piano programmatico diviso su due fronti principali. Da un lato, si richiede un intervento massiccio e immediato di messa in sicurezza del territorio, basato sulla manutenzione ordinaria e straordinaria dei fragili costoni rocciosi che sovrastano la carreggiata. Dall'altro, viene invocata l'adozione di un piano straordinario di gestione della viabilità d'emergenza che non lasci la costiera isolata in caso di chiusura della statale: questo dovrebbe prevedere un potenziamento automatico e mirato delle corse ferroviarie della Circumvesuviana e lo sviluppo strutturato di servizi di trasporto via mare per tutta l'area costiera. Le associazioni imprenditoriali hanno concluso il proprio appello offrendo piena disponibilità a collaborare con gli enti locali e nazionali per l'individuazione di soluzioni condivise ed efficaci. Il messaggio inviato ai tavoli istituzionali è però un ultimatum chiaro e trasparente: senza una viabilità sicura, certa e costante, il futuro economico, sociale e turistico della Penisola Sorrentina rischia di franare definitivamente insieme ai suoi costoni.

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