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martedì 17 febbraio 2009

Salutm a’ Soru …

Veltroni resta leader del PD

Il segretario del Pd Walter Veltroni ha messo il suo mandato a disposizione al coordinamento del partito dopo la sconfitta in Sardegna. Il vertice del partito avrebbe però respinto le dimissioni spiegando che non è in discussione la leadership. Francesco Rutelli in una nota su Facebook rinnova la fiducia a Veltroni per fare un partito nuovo. “Non si torna indietro. L'esperienza di Margherita e DS è conclusa. Ora Veltroni faccia quello che non è riuscito a fare finora”. Per Massimo Cacciari: la colpa della sconfitta non è né di Soru né di Veltroni, argomenta il filosofo sindaco di Venezia: “È il Pd nel suo insieme che non va. Tutta la leadership del partito in questi mesi si sta dimostrando non all’altezza della situazione. Non si affrontano i problemi organizzativi (che ho sottolineato tante volte), non si sviluppa un dibattito politico-strategico all’interno del partito, la dialettica è ancora bloccata sulle vecchie leadership e non si promuovono forze giovani. In questa situazione quanta strada si vuole fare? È evidente che finisca così”. Non ci gira intorno nemmeno il senatore del Pd Felice Casson: «È una sconfitta netta, molto chiara, al di là delle aspettative - dice - Le elezioni regionali sarde hanno una valenza non solo regionale ma nazionale, di carattere politico. Anche perchè - aggiunge - Berlusconi ha investito molto ed è per noi ancora più preoccupante perchè significa che il modello Berlusconi passa nel Paese. Se questo è vero - conclude Casson - anche noi dobbiamo ragionare in modo diverso».

domenica 10 agosto 2008

Cacciari: «Se il premier risolve i problemi, perché firmare contro?»

Berlusconi a Napoli imbraccia la ramazza e insegna ai napoletani come si fa la differenziata. Sindaco Cacciari, il premier improvvisa o segue un suo lucido disegno? «Berlusconi sembra improvvisare, ma in realtà sa benissimo quello che fa. Sono i gesti demagogici di un qualunque demagogo». La battaglia dell'immondizia berlusconiana come la battaglia del grano mussoliniana? «Se vogliamo mescolare la farsa con la tragedia, diciamo pure di sì». Berlusconi sarà pure un demagogo, però sa anche giocare politicamente di fino. Ad esempio, quando del presidente della Regione Bassolino dice che «è perfetto nei suoi rapporti con me». «E che altro potrebbe fare, Bassolino? Non può certo permettersi il lusso di entrare in conflitto con Berlusconi in un momento come questo. Ognuno fa quello che ritiene sia giusto fare per la propria sopravvivenza». Ma Berlusconi? Lui non ha mica problemi di sopravvivenza, eppure sta obiettivamente dando una mano a Bassolino, che da mesi non incassava attestati di stima come quello attribuitogli giovedì scorso dal premier. «Berlusconi ha dimostrato ostinazione e tenacia straordinarie, ha imparato dai propri errori e infatti sta governando in maniera molto diversa in confronto al 2001. Del resto la situazione del Paese è così drammatica che i margini di scelta sono minimi; i binari sono stretti, sia lui che Tremonti li stanno percorrendo con ben altro spirito rispetto alle precedenti esperienze. La situazione del-l'Italia è così grave che al di là di qualche estemporanea "scopata" come quella dell'altro giorno a Napoli, non può permettersi grandi cose». E intanto il Pd si divide sulla raccolta di firme per la petizione «Salva l'Italia». «Il Pd, invece di pensare a improbabili spallate al governo Berlusconi, dovrebbe pensare a sé e cominciare a organizzarsi». E infatti lei ha rifiutato di firmare. Come del resto Bassolino. «Non so quel che ha detto Antonio, ognuno ha le sue grane. Del resto, se qualche altro ti sta — anche se apparentemente — risolvendo i problemi, come fai a firmargli contro? Però se continuiamo così, qui finisce che scoppia per aria tutto». In che senso, scusi? «Nel senso che qui io non riesco più a tener buoni i cittadini. Non so se da Napoli ve ne rendete ben conto, ma quando ci si accorge che da voi la rimozione dei rifiuti costa 15 volte in più che da noi, che il buco della Sanità campano è duecento volte più grande di quello del Veneto, vuol dire che stai giocando col fuoco. Certi livelli di assistenza non sono più sostenibili, e il Nord vuole tenersi i suoi soldi». La soluzione? «Prima della soluzione, espongo la situazione. Nel lombardo-veneto il centrosinistra non può più aprire bocca, ogni volta che parlo vengo zittito: "taci tu, che sei con Bassolino". Capisce a che punto siamo? O il Pd diventa un partito federale, o tra poco il Pd non avrà più diritto di parola. Dunque se ne esce solo con un Pd autenticamente federale. Io voglio sentirmi nel Pd lombardo-veneto come si sentono i socialisti in Catalogna. Costi medi per i rifiuti o per un appendicite uguali in tutta Italia garantiti a tutti, totale responsabilità delle regioni, autonomia impositiva, o è la fine». Ma con Bassolino ha parlato di questi temi? «Certo. Quindici anni fa, ed eravamo assolutamente d'accordo. Poi le cose sono andate come sono andate». Male, cioè. «La pratica ci ha portato molto lontano dalla teoria, a causa dei peccati mortali del centrosinistra, dell'Ulivo e dei suoi relitti post-comunisti. Altrimenti saremmo al governo — e in maniera molto stabile — da tempo. Avevamo un autentico disegno federalista, e l'abbiamo regalato agli avversari. O Veltroni capisce tutto questo e si sbriga a fare il Pd federalista, o la partita è chiusa. Per almeno una generazione». (Antonio Fiore da il Corriere del Mezzogiorno)

giovedì 31 gennaio 2008

Invecchiare altrove …

«Io assessore? Già lo sono. Anche da troppi anni. Vorrei cambiare mestiere, invecchiare altrove...». Magari in Regione? «Lo escludo. E poi c’è una posizione del mio partito che rispetto». Nicola Oddati (Sinistra democratica), assessore al Comune di Napoli, potrebbe traslocare da palazzo San Giacomo a palazzo Santa Lucia. Anche se lui nega.

«Lo dico con la fraterna comprensione e amicizia che nutro per Antonio: io mi sarei già dimesso». Massimo Cacciari, sindaco di Venezia si rivolge ad Antonio Bassolino, alla sua giunta e anche al suo consiglio regionale. Un’assemblea segnata da arresti e inchieste, al punto che si ritorna a parlare dell’intreccio fra camorra e politica. Che idea si è fatto della vicenda campana? «Seguo con grande apprensione e partecipazione quanto accade a Napoli e in Regione. Sono legatissimo alla vostra terra e sono molto amareggiato». Che cosa la colpisce di più? «Che lo sforzo di rinascita partito qualche anno fa si sia spento: Napoli e la Campania erano un modello anche politico. Non si è sfruttato al meglio quel magico momento».