domenica 18 ottobre 2026

Vico Equense, il fronte del "No" si riunisce ad Arola: un incontro "A porte aperte" ma con pochi intimi

Vico Equense - Il contrasto istituzionale e sociale sul futuro della Marina d’Aequa e di Tordigliano continua a infiammare il dibattito politico locale. Ieri pomeriggio, sabato 17 ottobre, la sala parrocchiale di Piazza Sant’Antonino ad Arola ha ospitato un incontro pubblico focalizzato sulla ferma opposizione alle proposte di partenariato pubblico-privato per la gestione delle aree demaniali. L'evento è stato pubblicizzato dagli organizzatori come un'assemblea "A porte aperte". Si è trattato di una scelta comunicativa netta e intenzionale, volta a rimarcare il distacco con i recenti tavoli tecnici orchestrati dall'amministrazione comunale, svoltisi in contesti ristretti e riservati esclusivamente ai proponenti privati del project financing e ai consiglieri comunali. Il dibattito ha visto l'alternarsi di diversi interventi di stampo tecnico e politico. Al tavolo dei relatori hanno preso la parola l’avvocato Raffaele Ferraro, il geologo Gaetano Sammartino, i consiglieri di minoranza Francesca Esposito e Luigi Vanacore, l’architetto Antonio Irlando in qualità di coordinatore del movimento Un’Altra Vico è Possibile e l’architetto Antonino Di Palma per Legambiente. Durante l'incontro sono state sviscerate le principali criticità legate ai progetti di finanza, paventando il rischio di una progressiva privatizzazione e di un impatto idrogeologico non sostenibile su tratti di costa dall'alto valore naturalistico. Nonostante le premesse e la forte risonanza della tematica, l'appuntamento non ha registrato il successo di pubblico sperato.

 

La sala parrocchiale di Arola ha mostrato ampi spazi vuoti, evidenziando una scarsa affluenza da parte della cittadinanza non attivamente schierata: a fronte di ben 7 relatori seduti al tavolo, tra questi anche il Senatore Orfeo Mazzella (M5s), il pubblico in sala contava appena una ventina di persone. La platea dei presenti, per lo più composta da attivisti storici, esponenti politici locali e addetti ai lavori già dichiaratamente contrari ai progetti dell'amministrazione, ha di fatto limitato l'incontro a una discussione tra sponde già convinte, anziché dare vita a un reale e trasversale confronto con la comunità. Davanti a questo scenario, viene naturale chiedersi il motivo di una così fredda partecipazione popolare. Questa diserzione di massa non rappresenta necessariamente un'approvazione delle idee della maggioranza, ma evidenzia il fallimento della strategia comunicativa e politica del "No" a prescindere. Quando la partecipazione si limita ai soli "addetti ai lavori" e agli attivisti storici, l'evento smette di essere un'assemblea pubblica e si trasforma in un monologo tra convinti. I cittadini hanno dimostrato di non essere più disposti a mobilitarsi per la pura e semplice protesta speculare. Di fronte a una concessione trentennale di beni demaniali preziosi come Marina d’Aequa e Tordigliano, la comunità non cerca barricate ideologiche o tecnicismi giuridici complessi; esige piuttosto una visione di sviluppo alternativa, credibile e propositiva, che superi la logica del muro contro muro.

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