Vico Equense - Dal 7 novembre 2026 al 15 gennaio 2027, gli storici spazi del Complesso di SS. Trinità e Paradiso a Vico Equense si preparano ad accogliere la straordinaria mostra fotografica "Letizia Battaglia. Senza chiedere permesso". Curata da Chiara Arturo e realizzata in collaborazione con l'omonimo Archivio, l'esposizione propone trentacinque storici scatti in bianco e nero realizzati tra gli anni Settanta e Novanta. Ma chi era davvero la donna dietro l'obiettivo, capace di rivoluzionare l'approccio alla fotografia e al giornalismo d'inchiesta in Italia? Nata a Palermo nel 1935 e scomparsa nel 2022, Letizia Battaglia non è stata semplicemente una fotografa, ma una figura fondamentale della cultura e dell'impegno civile del nostro Paese. La sua carriera artistica e professionale inizia tardi, intorno ai 36 anni, quando comincia a scrivere come giornalista per il quotidiano palermitano L’Ora, storica testata schierata in prima linea sul fronte dell'antimafia. Ben presto, per pagare l'affitto e supportare i suoi testi scritti durante un soggiorno a Milano, impara a usare in autonomia la macchina fotografica. Da quel momento, lo strumento visivo diventa il suo linguaggio assoluto e inscindibile. Nel 1974 rientra a Palermo diventando la prima donna europea a ricoprire il ruolo di responsabile del servizio fotografico per un quotidiano nazionale. Imbracciando la sua inseparabile Leica a focale fissa, Letizia Battaglia ha documentato senza sconti la sanguinosa stagione della guerra di mafia a Palermo, attraversando gli Anni di Piombo e immortalando la brutale mattanza che ha sconvolto la Sicilia.
Suoi sono gli scatti iconici del corpo di Piersanti Mattarella tra le braccia del fratello Sergio nel 1980, o i ritratti dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il suo stile, rigorosamente in bianco e nero, rifiutava qualsiasi estetismo artificiale. La Battaglia fotografava "da vicino", immergendosi fisicamente nella scena dell'evento drammatico o nel contesto quotidiano, guidata dal principio secondo cui l'immagine deve essere un atto di testimonianza e di etica, mai di mera contemplazione. Questo eccezionale coraggio visivo le è valso nel 1985, a New York, il prestigioso premio Eugene Smith, consacrandola nell'olimpo internazionale della fotografia di reportage. Ridurre Letizia Battaglia alla sola cronaca giudiziaria sarebbe tuttavia un errore. La mostra ospitata a Vico Equense evidenzia la complessità di uno sguardo che sapeva scovare la bellezza e la dignità anche nelle periferie e nei quartieri più difficili della sua città. Grandissima parte della sua produzione è infatti dedicata al mondo dell'infanzia e delle donne. I bambini che giocano con armi giocattolo nei vicoli, le bambine dagli sguardi fieri, malinconici o profondi, le feste di quartiere e la resilienza quotidiana del popolo siciliano corrono parallele ai reportage di sangue. Letizia Battaglia ha saputo raccontare la vita che resiste al potere e alla criminalità.
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