L'ex premier presenta il suo nuovo libro "Eravamo comunisti" al Circolo Canottieri. Tra i presenti il sindaco Manfredi e Antonio Bassolino. Nel pomeriggio la visita alla stazione Chiaia: "È bellissima, sembra il Guggenheim"
Napoli - «Spero che ce la facciano...». Massimo D’Alema alza le spalle ma ha le idee chiare quando parla del futuro della sinistra italiana e della coppia Schlein-Conte. L'ex presidente del Consiglio è sbarcato a Napoli per presentare il suo ultimo libro, “Eravamo comunisti” (Feltrinelli), trasformando l'appuntamento in un'intensa riflessione politica sullo scenario locale e nazionale. Una platea affollatissima lo ha accolto al Circolo Canottieri, dove per una sera la storia della sinistra si è ritrovata unita: in prima fila sedevano infatti sia l’attuale sindaco Gaetano Manfredi sia il suo predecessore Antonio Bassolino, oggi all'opposizione in consiglio comunale. L'attacco al governo e il "no" dei giovani alla destra D'Alema non usa giri di parole e analizza l'attuale momento politico partendo dai dati. «A mio avviso il referendum sulla giustizia ha già detto cosa pensa la maggioranza degli italiani, che ha bocciato la premier Meloni anche su politica economica e internazionale», incalza l'ex premier. Il dato più politico, tuttavia, riguarda le nuove generazioni: «Il 70 per cento dei giovani ha detto no alla destra. Un no fermo su guerra e giustizia sociale. Le culture democratiche ora devono puntare alla rivincita». Quale deve essere il programma? Per l'ex segretario dei Ds la ricetta è chiara ed evoca radici profonde:
«Basta utilizzare l'ultima enciclica di papa Leone. Abbiamo bisogno di sinistra contro questo capitalismo che sta portando caos e guerre. Di fronte a questa destra razzista serve una vasta alleanza democratica che difenda i diritti umani e sociali, contrastando le troppe disuguaglianze». L'incontro, introdotto dal presidente del Premio Napoli Alfredo Guardiano, ha vissuto momenti di grande dialogo anche grazie agli interventi dello scrittore Maurizio de Giovanni e dell'ex direttore del Corriere del Mezzogiorno Marco De Marco. Con quest'ultimo, compagno di mille battaglie ai tempi dell'Unità, D'Alema ha regalato una battuta al vetriolo: «Non sei mai stato dalemiano, ma con l'età sono diventato più buono: un democratico». E quando dalla platea gli viene chiesto un giudizio sulla segreteria di Elly Schlein, l'ex premier liquida la questione con un sorriso sornione: «Non mi faccia rispondere, ho detto che sono più buono». Nel libro c'è il racconto senza retorica di una passione giovanile e la complessa scelta di chiudere l'esperienza comunista. Un'esperienza che D'Alema rivendica con orgoglio proprio nella città partenopea: «Napoli è stata una delle capitali del Partito comunista. Sono emozionato di essere qui». L'analisi si è poi spostata inevitabilmente sulle tensioni sociali che stanno attraversando le piazze italiane ed europee. Pur condannando i disordini («la violenza fa il gioco del nemico»), D'Alema lancia un monito severo a Palazzo Chigi: «Chi guida il governo non può ridurre il dissenso di giovani e agricoltori a un mero problema di ordine pubblico. Questa generazione si sente assediata dalla guerra e l'Europa non riesce a fare nulla». Un passaggio cruciale è stato dedicato anche alla gestione dei flussi migratori, visti come risorsa e non come minaccia: «Bisogna accogliere i migranti per fare vivere le nostre economie. Invece il dibattito pubblico è appiattito solo su come respingerli». Prima del bagno di folla ai Canottieri, nel primo pomeriggio D'Alema si era concesso una tappa urbana di carattere culturale. Accompagnato dall'architetto Uberto Siola, ha visitato la neonata stazione di Chiaia della Linea 6. L'ex premier è rimasto folgorato dall'opera d'arte sotterranea, tanto da ripetere più volte «è bellissima» e azzardare un paragone internazionale: «Assomiglia alla stazione Guggenheim di New York. Trasformazioni simili si sono viste solo nelle città inglesi durante la riconversione post industriale». Napoli, insomma, si conferma laboratorio politico e culturale, sospesa tra il ricordo nostalgico del PCI e le sfide del futuro.

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