Roma - Elly Schlein rompe gli indugi e si candida ufficialmente alla guida del centrosinistra per la corsa a Palazzo Chigi. Durante l'assemblea nazionale del Partito Democratico riunita alla Nuvola di Roma, la segretaria del Pd ha pronunciato la frase che ridefinisce gli equilibri della coalizione: «Sono pronta a guidare questa comunità e a guidarla come candidata alla presidenza del consiglio, con o senza le primarie». Un'affermazione netta che mette fine alla stagione delle attese tattiche e dei silenzi riguardosi, inviando due messaggi chiarissimi: uno agli alleati del cosiddetto "campo largo" e uno alla minoranza interna dei riformisti. Il primo destinatario delle parole di Schlein è il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che coltiva la medesima aspirazione a guidare lo schieramento anti-Meloni. Fino a oggi, la via delle primarie di coalizione sembrava l'unica strada percorribile e quasi scontata, fortemente caldeggiata dal M5s. Con quel «con o senza», la segretaria del Pd rimette tutto in discussione, rilanciando il principio secondo cui la guida della coalizione spetti al partito più forte nei consensi. Schlein ha tuttavia teso una mano sul fronte programmatico e dell'allargamento, citando una risoluzione comune in 21 punti di politica economica e sociale: «Manca un miglio, noi siamo pronti anche da subito a sederci con le altre forze progressiste. Bisogna allargare, non restringere», ha aggiunto, guardando anche al centro e a Italia Viva.
Il secondo messaggio è tutto politico e rivolto alla minoranza riformista del Pd. L'europarlamentare Giorgio Gori aveva chiesto di presentare più nomi alle eventuali primarie, ma i vertici del partito hanno eretto un muro. Il responsabile organizzazione Igor Taruffi ha presentato un ordine del giorno per mettere nero su bianco che «l’assemblea nazionale designa la segretaria quale propria candidata». Se primarie saranno, per il Pd correrà solo lei. L'atto è passato a larghissima maggioranza (578 sì, 3 contrari e 26 astenuti), ma non senza sollevare malumori. Il leader dell'area riformista, Lorenzo Guerini, ha confermato il sostegno a Schlein per la sfida esterna ma ha annunciato l'astensione del suo gruppo sull'ordine del giorno. Più pungente il senatore Filippo Sensi, che sui social ha espresso la propria contrarietà: «Unità sì. Unanimità no. Non c'era bisogno di forzature». Al di là delle tensioni sulla premiership, l'obiettivo formale dell'assemblea è stato pienamente raggiunto: la proroga del mandato della segretaria (che sarebbe scaduto a marzo 2027, in piena campagna elettorale) è stata approvata all'unanimità da tutte le correnti. Un risultato che ha permesso a Schlein di rivendicare la solidità della sua leadership contro i pronostici della vigilia: «Avevano scommesso che non sarei durata sei mesi, e invece sono ancora qua. Anzi, è la prima volta che una segretaria del Pd finisce il suo mandato». Una leadership che si propone come alternativa netta alle destre, rifiutando logiche di compromesso: «A chi tifa pareggio e pensa a un leader più disponibile alle larghe intese noi diciamo: mai più larghe intese. La sorpresa saremo noi».

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