Vico Equense - C’è un legame viscerale, quasi genetico, che unisce le eccellenze gastronomiche di Vico Equense alle sue colline. Un legame emerso con forza ieri sera alla Sala delle Colonne durante la presentazione della quarta edizione di "A Vico per Cacio" (in programma il 17 e 18 ottobre 2026). Tra un elogio al fiordilatte e una riflessione sul Provolone del Monaco, l'intervento di Luisa Miniero, fiduciaria della Condotta Slow Food Penisola Sorrentina e Capri, ha riportato l'attenzione su un tesoro che rischia di scomparire e che ha le sue radici più profonde proprio qui: la Noce Sorrentina.
Durante la serata, la Miniero si è soffermata sul valore storico e botanico di questo ecotipo, ricordando una verità che i residenti custodiscono nella memoria: la noce sorrentina più autentica e pregiata, quella che ha fatto la storia della biodiversità in penisola, nasce e si sviluppa storicamente tra i terrazzamenti e i noceti secolari di Massaquano, il casale più antico di Vico Equense.
Le colline di Massaquano, adagiate sulle pendenze che guardano il Monte Faito, hanno rappresentato per generazioni il microclima ideale e il suolo vulcanico perfetto per la coltivazione della noce. È in questi piccoli appezzamenti ed eroici terrazzamenti che i contadini vicani hanno selezionato nei secoli una varietà dal guscio liscio e sottile, e dal gheriglio dolce, mai amaro.
Oggi, però, questa tradizione rischia l'estinzione. L'abbandono dei fondi agricoli, i costi di una raccolta che a Massaquano può essere fatta solo ed esclusivamente a mano (la pendenza dei terreni impedisce l'uso di macchinari) e la concorrenza delle noci straniere standardizzate stanno spingendo molti a rinunciare.
"Difendere la noce non significa solo tutelare un prodotto, ma salvare l'identità stessa dei nostri casali come Massaquano," è stato il monito lanciato da Slow Food. Se gli alberi secolari non vengono curati e reimpiantati, si perde un pezzo insostituibile del paesaggio e della cultura locale.
Luisa Miniero e Franca Di Mauro
(Slow Food)
L'appello di ieri sera non è rimasto isolato. Slow Food ha ricordato l'importanza dei progetti di salvaguardia già attivi sul territorio, come i corsi di formazione che stanno coinvolgendo le nuove generazioni di agricoltori proprio a Vico Equense. L'obiettivo è chiaro: censire i patriarchi arborei sopravvissuti a Massaquano e nelle altre frazioni collinari, insegnare le antiche tecniche di potatura e innesto degli ecotipi locali e ridare dignità economica a questo lavoro. Nel weekend del 17 e 18 ottobre, Corso Filangieri si popolerà di appassionati per celebrare l'arte casearia. Ma grazie alle parole di Luisa Miniero, i visitatori avranno una consapevolezza in più: sul tagliere, accanto al cacio fresco o stagionato, la presenza della Noce Sorrentina racconterà la storia antica, fiera e bellissima di Massaquano. Una storia di resistenza contadina che va sostenuta a ogni assaggio.
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