venerdì 11 novembre 2022

Gli sbarchi dei migranti

di Filomena Baratto

Papa Francesco tornando dal Bahrein ha detto che l’Europa non può lasciare sola l’Italia e al tempo stesso che il Mediterraneo non può essere un cimitero, il cimitero più grande. La Convenzione di Ginevra è chiara su questo punto quando stabilisce il diritto del rifugiato a essere protetto e al non respingimento. Accadeva nel 1951 quando la Convenzione fu approvata dalle Nazioni Unite. Che l’Italia sia il paese dell’accoglienza nessuno può obiettarlo, vista la posizione geografica in cui si trova nel Mediterraneo, ma che sia l’unico paese a dover accogliere, non è politicamente corretto. La Convenzione forse andrebbe irrobustita in questo punto. L’Italia, al momento di ratificare, ha considerato la sua posizione geografica e la ricaduta della situazione sul suo paese in seguito? E se allora non era importante questo punto, ma lo è diventato in seguito, è ancora valida una Convenzione del '51, dopo 71 anni? Dimenticanza o un punto volutamente non preso in considerazione? Forse non ci si aspettava la massiccia migrazione cui stiamo assistendo dall’Africa all’Europa, anche se non era difficile ipotizzarlo. E non essendoci alcun punto che chiarisca quello controverso della Convenzione, gli altri paesi si sono appoggiati alla situazione venutasi a creare. Sembra che la soluzione sia nelle organizzazioni non governative, nelle associazioni umanitarie, numerose nel mondo, che vanno in soccorso ai migranti, ma solo per trasportarli da una parte all’altra con un’unica destinazione: Italia. 


Una qualsiasi nave Ong si sposta dal suo paese in soccorso dei migranti non per riportarli al paese da cui arriva, ma verso l’Italia. Sull’umanità si specula da più parti mentre dietro ai soccorsi si celano operazioni di profitto in nome del bisogno. E non si può, a estremi fatti, ricorrere alla forza. Parliamo di esseri umani ammassati, distrutti da viaggi calvario, ammalati, mortificati e penalizzati che non vedono la fine delle loro sofferenze. E per quanto queste persone possano essere educate a fare e a dire, sono pur sempre esseri umani. La politica va fatta ai tavoli, e in mancanza di questa non si sopperisce con la forza. O forse a quei tavoli è fatta a favore di qualcuno e a discapito di altri. Anche l’Italia ha evitato di chiarire il suo comportamento in situazioni simili e un problema umano, di così vaste proporzioni, non si può lasciare ai governi di turno dei vari paesi. Ci sono situazioni che vanno gestite alla radice per ottenere soluzioni. I migranti continueranno a esserci, i governi a fare i loro balletti azzardando sistemi che sono da biasimare. Ogni paese porta la sua verità in merito o forse una bugia in proposito, ma in realtà il peso della questione è affidato ai trafficanti, alle Ong, alle operazioni umanitarie, ai volontari, come diceva qualcuno al telegiornale, “supplenti dei Governi”. La situazione non si risolve nel porto alla presenza dei Carabinieri, dei medici, della Guardia Costiera, dovrebbe essere questo un atto finale di verifica che tutto proceda secondo disposizioni. Quando si abusa della parola “umanità” e ci si riempie la bocca, è proprio il momento che si calpesta. Esseri umani hanno trovato la loro tomba sui fondali marini, cibando i pesci una volta diventati plancton, e questo non interessa nessuno pur ricadendo sulle coscienze di tanti. Non sempre si uccide con le armi, e non sempre si va in Africa in missione umanitaria per la guerra laggiù. Sì, forse c’è una guerra, quella portata da chi in questi luoghi ha trovato ricchezza e non vuole mollarla, a discapito dei popoli del posto. E l’unico motivo per entrare in un paese è invocare i diritti dell’umanità portando aiuti là dove c’è la guerra. E chi va a fare la guerra, a depredare i paesi africani, non immagina di dover accogliere gli stessi ai quali ha tolto tutto, in patria. Sarebbe ora che i paesi si riunissero per disporre nuove garanzie e organizzazioni territoriali, per definire gli atteggiamenti da prendere in previsione di nuove soluzioni. Non è lasciando l’Italia sola e non è ricorrendo alla forza che si risolve. I fatti umani vanno risolti anche con umanità e perché non diventi una situazione da sfruttare, va affrontata in modo capillare. Il fenomeno ha prodotto tali e tante storture che ha le stesse ripercussioni di una guerra: morte, fame, disperazione, depressione.

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