lunedì 1 giugno 2026

Vico Equense, dalle chiacchiere da bar alle urne: il grande bluff del totonomi

Vico Equense - Manca ancora molto tempo alle elezioni comunali, eppure a Vico Equense è già iniziato lo sport preferito della politica locale e da bar: il "totonomine". Un gioco estivo e invernale che consiste nello sparare nel mucchio nomi di papabili candidati alla carica di primo cittadino. Al momento, l’unica certezza granitica sul tavolo è la ricandidatura fisiologica del sindaco uscente. Intorno, però, la girandola di nomi, indiscrezioni e suggestioni non accenna a fermarsi, gonfiata da sussurri di corridoio e alleanze strategiche nate davanti a un caffè. Tra tutti gli interrogativi che oggi aleggiano nei bar e nelle piazze della città, ce n'è uno che risuona con insistenza quasi ossessiva: «Ma Gennaro Cinque che fa? Si candida?». La figura dell'ex sindaco ed ex consigliere regionale rappresenta da anni un elemento centrale degli equilibri politici locali. Il dilemma sulla sua discesa in campo o sul suo posizionamento strategico accende le discussioni tra i tavolini, trasformandosi nel vero e proprio tormentone di questa fase pre-elettorale e catalizzando l'attenzione di sostenitori e avversari. Questo costante inseguimento del colpo di scena, tuttavia, mette in luce una pratica antica quanto la Repubblica che si rivela quasi sempre profondamente sbagliata, fuorviante e, alla prova dei fatti, regolarmente smentita dalla realtà. Il primo grande limite di questa frenesia anticipataria è la sua intrinseca capacità di autodistruzione.

 

Nella grammatica della politica, lanciare un nome con mesi di anticipo non equivale a promuoverlo, ma quasi sempre a "bruciarlo". Chi viene esposto troppo presto ai venti della critica e dei veti incrociati delle correnti finisce logorato ben prima del via ufficiale della campagna elettorale. I candidati ideali della primavera spesso diventano i grandi esclusi dell'autunno, vittime di una sovraesposizione che giova solo a chi, da dietro le quinte, muove i fili per indebolirli. Sparare nomi a raffica o fossilizzarsi sulle mosse dei singoli leader evidenzia inoltre un errore metodologico strutturale. Si cerca il "volto" prima ancora di aver definito il "progetto". Una comunità complessa, con un territorio vasto e stratificato che va dalle coste di Marina d'Aequa fino ai borghi collinari e al Monte Faito, ha bisogno prima di tutto di programmi integrati: gestione del turismo, mobilità, valorizzazione delle frazioni, politiche ambientali. Mettere il nome davanti alle idee significa ridurre la politica a una gara di popolarità o a un casting televisivo, ignorando che una candidatura solida nasce dalla convergenza su una visione di città, non dal gradimento momentaneo di una fazione. Questa girandola impazzita crea inevitabilmente una bolla autoreferenziale. Mentre i giochi di palazzo e i nodi legati ai destini dei singoli big si concentrano su accordi, veti e poltrone, i problemi reali dei cittadini rischiano di passare in secondo piano. Il rischio reale è l'amplificarsi del distacco tra l'elettorato e la classe dirigente: l'elettore medio percepisce questo chiacchiericcio prematuro e il focus ossessivo sui personalismi come una sfilata di ambizioni personali, anziché come un serio percorso di coinvolgimento democratico. La storia politica locale insegna che i sindaci veri non nascono dai pronostici della vigilia né dai tormentoni da bar. Spesso, i profili che alla fine riescono a unire le coalizioni e a convincere i cittadini sono quelli rimasti al riparo dal fango dei mesi precedenti, capaci di emergere al momento opportuno con un progetto credibile in mano. Finché la discussione rimarrà ancorata alla fiera dei nomi e ai rebus sulle mosse dei singoli protagonisti, Vico Equense assisterà soltanto a un esercizio di stile tanto rumoroso quanto sterile. Sarebbe decisamente più utile fermare la girandola e iniziare, finalmente, a parlare di contenuti.

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