martedì 2 giugno 2026

Vico Equense. Il mare oltre il cancello: la difficile convivenza tra tutela del territorio e libero accesso

Vico Equense - Un cancello in ferro che sbarra la strada verso il mare, cartelli stradali, orari di chiusura tassativi e un piccolo varco per far passare i pedoni. La fotografia scattata all'accesso della Spiaggia del Pezzolo a Vico Equense racchiude in un unico scatto il grande paradosso che affligge le coste italiane, in particolare quelle della Penisola Sorrentina e della Costiera Amalfitana: la perenne tensione tra la libertà di accesso al demanio pubblico e la necessità di difendere il territorio dal caos. Da un lato c'è un principio sacrosanto: il mare è di tutti. I cancelli sulle spiagge, le sbarre e le recinzioni che bloccano i varchi non dovrebbero esistere. La legge italiana parla chiaro, garantendo il diritto di raggiungere l'arenile e vietando che la privatizzazione o la burocrazia escludano i cittadini dal godimento di un bene comune. Vedere una barriera metallica a pochi metri dall'acqua genera un'immediata e legittima sensazione di rifiuto; sa di frontiera, di divieto, di spazio sottratto alla collettività. Dall'altro lato, però, c'è una realtà amara con cui fare i conti: l'inciviltà di chi non conosce il limite. Se quel cancello non ci fosse, o se venisse spalancato completamente, quella discesa non diventerebbe solo un passaggio pedonale, ma un'autostrada per scooter e automobili pronti a spingersi fin sopra la sabbia. La brutale abitudine di voler "parcheggiare sul bagnasciuga", pur di non fare due passi a piedi, è una piaga che rischia di devastare la sicurezza dei bagnanti e l'integrità ambientale delle spiagge. Ecco allora che il cancello "mezzo chiuso" diventa il simbolo di una sconfitta culturale. È la testimonianza di uno Stato e di amministrazioni locali che, non potendo garantire un controllo costante e sanzioni immediate contro i furbi delle quattro ruote, si vedono costretti a usare le maniere forti, installando barriere fisiche.

 

La chiusura programmata (come il cartello che recita "Chiusura ore 20:00") è la risposta drastica a una movida notturna o a un abusivismo automobilistico che altrimenti non si saprebbe come arginare. [ Non si può non dare ragione a chi sostiene che i cancelli non dovrebbero esserci. Ma finché la cultura del rispetto del bene pubblico non prenderà il sopravvento sulla comodità egoistica del singolo, quelle inferriate resteranno purtroppo l'unico scudo per evitare che un paradiso naturale si trasformi in un parcheggio abusivo a cielo aperto. La verità è che un cancello serrato è solo una scorciatoia per sopperire a una carenza strutturale: la mancanza di vigilanza. Probabilmente, anziché blindare gli accessi con il ferro, ci vorrebbero più controlli sul posto, una presenza costante della polizia municipale e un sistema di sanzioni severe che funga da reale deterrente per gli incivili. Solo presidiando il territorio con uomini e telecamere si potrebbe restituire la piena e libera accessibilità alle spiagge, garantendo al contempo la loro totale tutela. La vera sfida per il futuro non è solo abbattere i cancelli, ma sostituirli con una legalità che si fa presenza, educando i cittadini a meritare spazi pubblici liberi da barriere.

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