domenica 8 novembre 2026

Vico Equense. Il valore (invisibile) della passione: se la promozione del territorio si regge sul silenzio delle istituzioni

Vico Equense - C’è una macchina invisibile che muove la cultura, il turismo e gli eventi dei nostri territori. Una macchina che non consuma carburante pubblico, non grava sui bilanci comunali e non timbra cartellini. È quella alimentata da chi scrive, fotografa, racconta e condivide per il puro piacere di farlo. Eppure, troppo spesso, questa macchina corre nell’indifferenza di chi, dal palazzo pubblico, quella stessa cultura dovrebbe tutelarla e promuoverla. Facciamo un passo indietro e guardiamo le cose per come stanno. All’interno delle istituzioni locali – che si tratti di Comuni, enti provinciali o regionali – la macchina organizzativa è chiara e strutturata. Gli assessori firmano le delibere, i dirigenti gestiscono i budget, gli impiegati danno forma ai progetti. Ciascuno di loro svolge il proprio ruolo, legittimamente e doverosamente retribuito. C'è uno stipendio per chi programma, c'è un gettone per chi presenzia. Poi, però, arriva il momento in cui l'iniziativa deve uscire dalle stanze del comune e arrivare alla gente. Ed è qui che lo scenario cambia. Accanto ai canali ufficiali e alla stampa di settore, si muove un esercito di appassionati. Persone che gestiscono blog culturali, pagine social di informazione locale, newsletter di quartiere o forum di discussione. Chi scrive su queste piattaforme spesso non lo fa per un giornale, non ha un editore alle spalle e non riceve alcun compenso. Ci mette il proprio tempo, le proprie competenze e, non di rado, i propri soldi.


Lo fa per amore del proprio territorio, per dare risonanza a un festival, a una mostra, a una valorizzazione storica. In una parola: fa pubblicità, gratuita e capillare, alle iniziative delle istituzioni. Il paradosso si consuma proprio qui. Spesso si assiste a inaugurazioni e conferenze stampa piene di auto-celebrazioni, dove i ringraziamenti istituzionali si sprecano tra un ufficio e l'altro, in un circuito chiuso di cortesie burocratiche. Ma a chi, il giorno dopo, prenderà in mano la penna (o la tastiera) per raccontare quell'evento a migliaia di cittadini, senza chiedere nulla in cambio, non resta nemmeno l'eco di un riconoscimento. Nessuno chiede medaglie o compensi fuori budget. Chi scrive per passione conosce le regole del gioco. Tuttavia, esiste una moneta immateriale che troppo spesso viene dimenticata: la gratitudine. Un "grazie" formale, una menzione in un comunicato, un cenno di riconoscimento pubblico non costano nulla al bilancio dello Stato, ma hanno un valore immenso per chi investe le proprie serate a promuovere il lavoro altrui. Ricordarsi di chi fa informazione e promozione dal basso, in modo gratuito e indipendente, non è solo una questione di buona educazione. È un atto di intelligenza politica. Perché quando la passione si sente ignorata, il rischio è che prima o poi si spenga. E senza quella spinta spontanea, i cartelloni degli eventi istituzionali rischiano di restare bellissimi fogli di carta, letti solo da chi li ha pagati per scriverli. Un briciolo di attenzione in più farebbe bene a tutti: a chi scrive, a chi amministra e, in ultima analisi, alla comunità.

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