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lunedì 8 giugno 2009

Campania - Risultati Europee

Risultati definitivi della tornata elettorale europea per quanto riguarda la Campania.

Pdl al 43,5%, ed è primo partito. Seguono i democratici al 23,4%. 8,9% Di Pietro, UDC all’8,7%. Prc-Pdci 3,8%, Sinistra e libertà 4,4%, La Destra-Mpa-Pens-Adc 3,6%. L’affluenza è stata del 63,9%.

lunedì 25 maggio 2009

Rosaria Capacchione a Piano di Sorrento

Piano di Sorrento - Rosaria Capacchione, la giornalista de Il Mattino, definita anticamorra, per la sua attività di cronista di "frontiera" nell'area casertana, sarà presente in un incontro politico a Piano di Sorrento a Villa Fondi il 25 maggio alle 17,30. Ad organizzare il convegno, sul tema "Donne e politica", il coordinamento Penisola Sorrentina del Partito Democratico. Con la giornalista, candidata al Parlamento Europeo dal Partito di Francescini, nella circoscrizione Sud, interverrà per confrontarsi sui tanti temi che coinvolgono le donne nella politica e nella gestione della cosa pubblica. Con lei, i rappresentanti politici del Partito Democratico dell'area sorrentina, Pietro Gnarra, candidato al consiglio provinciale per il collegio Sorrento Capri, il consigliere regionale Francesco Casillo e il segretario regionale Pd Tino Iannuzzi. (Partito Democratico Coordinamento Penisola Sorrentina)

lunedì 18 maggio 2009

Pd, Bindi critica Cozzolino: rimanere in carica peccato originale

«Il cammino proficuo di Angelo è iniziato da quando De Mita ha lasciato il partito e da quando Bassolino ci ha tolto dall’impaccio». Mani libere, nessun imbarazzo nel dover scegliere se restare in giunta o candidarsi alle europee. Nessun disagio nel sedere in un esecutivo al quale Rosy Bindi non ha lesinato critiche, a partire dalla gestione della crisi rifiuti. L’ex ministro della Sanità è stata ieri in città per sostenere la candidatura alle europee dell’ex assessore regionale Angelo Montemarano, al fianco del segretario regionale Tino Iannuzzi, del deputato Salvatore Piccolo e del consigliere Pietro Mastranzo. «Dalla Campania - dice il vicepresidente della Camera - ci aspettiamo una riscossa del Pd e soprattutto un segnale preciso contro questo governo, che in Campania e al Sud ha fatto il pieno di voti per poi consegnarli alla Lega di Bossi che lo tiene sotto ricatto. La candidatura di Montemarano mostra l’attenzione che il partito ha voluto dare alla sanità, al buon lavoro da lui avviato in questi anni». Sulle modalità della campagna elettorale per le europee, la lingua si fa più affilata: «Chi fa campagna elettorale - aggiunge la Bindi - non ha tempo per il lavoro d’ufficio e poi io sono cattolica, credo nel peccato originale e ho una certezza: chi ha potere lo utilizza in campagna elettorale, raccogliendo anche consensi non liberi». Una stoccata alla direzionale nazionale del Pd, che nella sola circoscrizione meridionale ha candidato 4 assessori regionali e 2 provinciali. E nessuno di loro ha ritirato le deleghe. Ma dall’hotel Excelsior, a pochi passi da Palazzo Santa Lucia, il riferimento ad Andrea Cozzolino, assessore e candidato, è chiaro. A gettare acqua sul fuoco, ci pensa lo stesso Montemarano. «Nulla a ridire sulle scelte del mio ex collega di giunta», dice ricostruendo la sua storia recente: «Non avevo in mente di correre per l’Europarlamento. La candidatura mi è stata proposta pochi giorni dopo la mia uscita di scena dalla giunta. Avrei comunque lasciato l’assessorato, perché la mia delega, a differenza di altre, impone uno stacco netto tra funzione pubblica e attività politica». Montemarano passa poi a illustrare i punti del programma per Strasburgo: sviluppo, sicurezza, sanità e servizi sociali. Platea in piedi e battimani. Ma a rinfocolare le polemiche ci pensa il deputato Salvatore Piccolo: «Delle criticità in Regione si è spesso accusato Montemarano, dimenticando i mammasantissima». Ma la critica più pungente va al candidato del centrodestra alla Provincia, Luigi Cesaro: «Un analfabeta». Più ruvido rispetto al solito anche il candidato Pd per l’ente di piazza Matteotti, che fa una puntatina all’Excelsior. «Cesaro - dice Luigi Nicolais - è un candidato debole, non capace di dirigere un ente come la Provincia in un momento di grande cambiamento. L’invito a un confronto resta aperto, ma ormai ho perso le speranze. Mi avrebbe fatto piacere discutere con lui per confrontare due diversi modelli e dare ai cittadini la possibilità di scegliere sulla base dei programmi e non dei volti, vale a dire il mio e quello di Berlusconi». Ma quanti voti potrebbe realisticamente spostare un confronto pubblico? «Li sposta, li sposta», dice Nicolais. L’ultima chance è offerta dal presidente dell’Ordine dei medici di Napoli, Gabriele Peperoni, al lavoro da giorni per organizzare un incontro a più voci. Il primo sì convinto arriva da Sodano. Disponibilità assicurata anche da Nicolais. (Enrica Procaccino il Mattino)

venerdì 17 aprile 2009

L’addio bettiniano scuote il PD

Dopo Santoro e la Gruber — in Italia centrale il Pd “svolta” e candida David Sassoli. Esce di scena – invece - l’ex coordinatore del Pd Goffredo Bettini, e lo fa con una lettera al direttore del Messaggero. In sintesi il deus ex machina del veltronismo denuncia la «confusione» nel campo democratico, la mancanza «da due mesi» di contatti con la segreteria del partito, il fatto che il suo nome sia stato dato in pasto e «triturato» dai giornali. E le sue «perplessità» su un «assetto delle liste che risente di quel regime correntizio che ho cercato di combattere con tutte le mie forze». Il contraccolpo dell’addio bettiniano esplode fin dal primo mattino, con una raffica di dichiarazioni di solidarietà e di critiche al segretario, ai «gravi errori» nella gestione delle liste, alla «follia di perdere» un nome di quel peso: scende in campo mezzo Pd del Lazio e di Roma, consiglieri regionali, comunali e provinciali, dirigenti e parlamentari. Da Zingaretti a Follini, dal segretario del Lazio Morassut a Gasbarra al braccio destro di Veltroni Verini, ai «giovani leoni» Orlando e Martella. Molti i Ds, ma arriva anche notizia di una «lunga e affettuosa» telefonata con Rutelli. E (Bettini è uomo di vaste relazioni) si fanno sentire in sua solidarietà nomi dello spettacolo e persino del Pdl, da Quagliariello a Verdini. Mentre sul fronte opposto si schierano gli ex Ppi, con Franco Marini («nessuno è indispensabile, me compreso») e Castagnetti. Il segretario del Pd fa sapere di sperare che l’ex coordinatore «ci ripensi» … ma a quanto pare ciò non accadrà!

giovedì 2 aprile 2009

Europee, Idv candida Vattimo, Arlacchi e hostess CAI

Il filosofo Gianni Vattimo (foto), l'esperto di droga e Mafia Pino Arlacchi e l'hostess Alitalia Maruska Piredda, nota per la sua battaglia contro Cai e Berlusconi, saranno candidati dall'Idv al parlamento di Strasburgo. Lo ha annunciato Antonio Di Pietro. I candidati del parlamento Ue dell'Idv saranno 72, quanti sono i seggi che spettano al nostro paese. In conferenze stampa a cadenza settimanale l'ex pm presenterà le candidature più rilevanti. «Abbiamo scelto - ha detto il leader dell'Idv - esponenti importanti della società civile anche per sottolineare in questo modo la nostra vicinanza ai cittadini. Gli eletti aderiranno al gruppo Liberaldemocratico e riformista (Ldr) di Strasburgo. Ci teniamo a dire fin d'ora quale sarà il nostro percorso politico. Non siamo tra coloro che utilizzano pacchetti di voti alle europee per ragioni di arrivismo personale». «Si tratta di candidature - ha sottolineato Di Pietro - molto trasparenti. La prossima settimana presenteremo candidati del mondo della scienza anche per dare più forza alle nostre battaglie sull'energia e sull'ambiente. I nostri programmi sono fatti con il sangue della gente». "Oggi il Pd non è capace di fare opposizione". "A un certo punto - riflette Arlacchi - mi sono chiesto cosa ci stavo a fare in un Pd che è un partito confuso, che non fa opposizione, che non ha un'opinione sui piccoli e sui grandi problemi. L'Idv, invece, è un partito che non ha paura di rischiare nè della verità". Vattimo da parte sua rivendica la sua candidatura con l'Italia dei Valori. "Io sono rimasto quello che ero, con coerenza, sono loro, i partiti nei quali stavo, che si sono mossi un po' troppo. I Ds hanno perso una 's' e si apprestano ad aggiungere una 'c'. Non sono convinto che la sinistra italiana abbia una chance perchè non garantisce di fare opposizione. E poi il tipo di comunismo che professo io è quello che vorrebbe Di Pietro. Anche se lui non lo sa".

mercoledì 4 febbraio 2009

Soluzione al 4 per cento

Passa la legge truffa alla Camera, ovvero lo sbarramento al 4% per le europee. Con una maggioranza schiacciante, dopo l'intesa Pdl-Pd, l'aula ha infatti approvato l'emendamento della commissione al testo di riforma della legge elettorale in vista del voto di giugno: 487 sì, 29 no e 6 astenuti. Contro la clausola hanno votato Mpa, Liberaldemocratici e repubblicani, radicali. E qualche raro "dissidente" nei gruppi maggiori. Dalla tribuna riservata, gli ex parlamentari - tra loro Bobo Craxi, Paolo Cento, Mauro Del Bue, Riccardo Nencini, Loredana De Petris e Grazia Francescato - hanno iniziato a protestare e hanno lanciato volantini che sono piovuti copiosamente letteralmente sulla testa del presidente Gianfranco Fini che ha subito ordinato la loro espulsione. I volantini raffigurano Berlusconi nei panni di Totò con una mazzetta di soldi in mano e la scritta: "Legge Truffa '09. regia di Veltrusconi". Il presidente della Camera ha subito sospeso i lavori dell'Assemblea. Poco prima della seduta infatti nell'assemblea del Pd era stato dato il via libera all'intesa della legge elettorale europea. Ma non tutti sono stati d'accordo: nella riunione, durata due ore, non sono mancate voci contrarie. In difesa della riforma si sono espressi tra gli altri Piero Fassino, Rosy Bindi, Paolo Gentiloni. Pier Luigi Bersani ed Enrico Letta hanno espresso il proprio voto favorevole, ma hanno anche avvertito dei rischi della gestione politica della vicenda. Molto critici invece sono stati l'ex tesoriere dei Ds Ugo Sposetti, che ha parlato di lesione della democrazia, Parisi, Gianni Cuperlo e Livia Turco per la quale "la sinistra non può essere umiliata". Rita Bernardini ha annunciato per i Radicali la presentazione di 17 emendamenti e la richiesta di voto segreto in Aula perchè "è in gioco la democrazia". Al voto non ha partecipato Massimo D’Alema, che ha lasciato l'assemblea del gruppo a più di un’ora dalla fine. "Non sono intervenuto e vado via perché ho un impegno", ha detto l'ex ministro interpellato dai cronisti. Hanno votato "no" Arturo Parisi e altri tre deputati "ulivisti" della sua area (Mario Barbi, Antonello La Forgia e Fausto Recchi). Si sono astenuti poi Gianni Cuperlo e Barbara Pollastrini.