«Non esiste alcun principio giuridico, né morale, né politico che impedisca a Leonardo Impegno di ricoprire il ruolo di presidente del consiglio comunale di Napoli, e contemporaneamente correre per la segreteria regionale del Partito democratico». A parlare è Ferdinando Imposimato, ex senatore e membro della commissione antimafia per tre legislature, nonché presidente onorario aggiunto della Suprema corte, dopo essere stato “giudice istruttore” del rapimento Moro, dell´attentato a Wojtyla e dell´omicidio Bachelet. Imposimato ha letto le parole di Emilio Montemarano, consigliere comunale, figlio di Angelo, ex potentissimo assessore alla Sanità e candidato alle europee, entrambi moderati d´area Bindi, entrambi sostenitori al congresso Pd di Bersani (nazionale) e Amendola (locale). «Mi auguro che Impegno ritiri la propria candidatura e continui a svolgere il ruolo super partes di presidente del consiglio», l´auspicio espresso da Montemarano figlio.«Ripeto. Non esiste alcun principio in base al quale debba farlo. Né giuridico, né morale, né politico. Questa accusa di conflitti di interessi a una persona come Leonardo Impegno è infondata, peraltro in un´Italia flagellata di conflitti del genere, a livello nazionale e regionale». Imposimato, lei sostiene qualche candidato nel congresso del Pd? «Sostengo Franceschini per la segreteria nazionale e Impegno per quella regionale. Le parole di Montemarano mi sembrano il tentativo di eliminare dalla competizione una persona che ha avuto un consenso nella cittadinanza con le sue iniziative concrete per gli interessi della collettività, nel rispetto del bene comune e dell´imparzialità. Hanno il sapore del ricatto». Perché sostiene Impegno? «Perché spero in una rinascita della Campania attraverso la riforma della classe politica e attraverso l´innesto dei giovani». Anche Amendola è giovane e si propone di riformare la classe politica. «Sì, ma Amendola ha già fatto il segretario. È stato al vertice del partito, allora erano i Ds. E poi, con tutto il rispetto che ho per Amendola, non mi pare che sia portatore di scelte coraggiose». (di Angelo Carotenuto da la Repubblica Napoli)
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mercoledì 12 agosto 2009
Imposimato: “Impegno può correre per la segreteria regionale del Pd”
«Non esiste alcun principio giuridico, né morale, né politico che impedisca a Leonardo Impegno di ricoprire il ruolo di presidente del consiglio comunale di Napoli, e contemporaneamente correre per la segreteria regionale del Partito democratico». A parlare è Ferdinando Imposimato, ex senatore e membro della commissione antimafia per tre legislature, nonché presidente onorario aggiunto della Suprema corte, dopo essere stato “giudice istruttore” del rapimento Moro, dell´attentato a Wojtyla e dell´omicidio Bachelet. Imposimato ha letto le parole di Emilio Montemarano, consigliere comunale, figlio di Angelo, ex potentissimo assessore alla Sanità e candidato alle europee, entrambi moderati d´area Bindi, entrambi sostenitori al congresso Pd di Bersani (nazionale) e Amendola (locale). «Mi auguro che Impegno ritiri la propria candidatura e continui a svolgere il ruolo super partes di presidente del consiglio», l´auspicio espresso da Montemarano figlio.«Ripeto. Non esiste alcun principio in base al quale debba farlo. Né giuridico, né morale, né politico. Questa accusa di conflitti di interessi a una persona come Leonardo Impegno è infondata, peraltro in un´Italia flagellata di conflitti del genere, a livello nazionale e regionale». Imposimato, lei sostiene qualche candidato nel congresso del Pd? «Sostengo Franceschini per la segreteria nazionale e Impegno per quella regionale. Le parole di Montemarano mi sembrano il tentativo di eliminare dalla competizione una persona che ha avuto un consenso nella cittadinanza con le sue iniziative concrete per gli interessi della collettività, nel rispetto del bene comune e dell´imparzialità. Hanno il sapore del ricatto». Perché sostiene Impegno? «Perché spero in una rinascita della Campania attraverso la riforma della classe politica e attraverso l´innesto dei giovani». Anche Amendola è giovane e si propone di riformare la classe politica. «Sì, ma Amendola ha già fatto il segretario. È stato al vertice del partito, allora erano i Ds. E poi, con tutto il rispetto che ho per Amendola, non mi pare che sia portatore di scelte coraggiose». (di Angelo Carotenuto da la Repubblica Napoli)
giovedì 14 maggio 2009
Ferdinando Imposimato racconta
Vico Equense - Nel suo libro “Doveva Morire” racconta le occasioni in cui Aldo Moro poteva essere salvato illustrando nuovi scenari relativi al rapimento e all’uccisione dello statista. Si tratta del magistrato Ferdinando Imposimato, intervenuto oggi all’incontro “Aldo Moro – Ricordi e Testimonianze”, svoltosi nella sala consiliare del Comune di Vico Equense. Se Aldo Moro non fosse morto cosa sarebbe successo in Italia, secondo lei? Sarebbe accaduto con grande anticipo ciò che si è verificato dopo undici anni. Ossia lo sviluppo di un nuovo modo di amministrare questo paese, più corretto e più aperto. Aldo Moro rappresenta il simbolo della politica intesa come servizio e non come potere. Lui svolgeva il suo ruolo pensando alla collettività, cercando di coinvolgere i cittadini nella vita politica. L’Italia di oggi e l’Italia di allora, quali sono le principali differenze? Oggi, fortunatamente, non esiste più il terrorismo degli anni ’70 e ’80. Quella è stata un’epoca drammatica durante la quale venivano uccisi politici, giudici e personaggi “scomodi” con una frequenza tale da lasciare senza parole. Solo in questo momento mi vengono in mente nomi come Riccardo Palma, Emilio Alessandrini, Guido Galli, Girolamo Tartaglione, ma la lista è davvero lunga. Oggi continua ad esistere una forma di criminalità organizzata, però meno aggressiva rispetto ad allora. Ci sono problemi molto seri come ad esempio il traffico di bambini e di organi, ma anche a questi lo Stato oggi è in grado di reagire molto meglio. Come è cambiata la sua vita dopo le indagini sull’omicidio Moro? Contemporaneamente al caso Moro seguivo altri fatti di terrorismo, più o meno una decina. Mi hanno segnato molto, soprattutto perché mi hanno costretto a vivere un periodo di grande solitudine ed emarginazione. E poi, un evento che non potrò mai più cancellare è la morte di mio fratello, ucciso per vendetta trasversale. Ma non solo. Tantissimi colleghi sono stati ammazzati, persone con cui ho condiviso tanti momenti, che sono stati strappati alla vita con grande violenza. Ed è per loro che ho continuato a lottare, con l’obiettivo di far emergere la verità. Ancora oggi continua la sua battaglia? Certo. Nel libro “Doveva morire” spiego, infatti, alcune vicende relative al caso Moro per cui è evidente che la responsabilità della morte di Moro è di molti uomini politici, di destra e di sinistra, che non condividevano il suo progetto. (Ufficio Stampa Città di Vico Equense) (Foto di Alessandro Savarese)
giovedì 13 marzo 2008
Imposimato presenta il suo libro
Sorrento - Chi ha ucciso Aldo Moro? Chi sono stati i veri mandanti del suo omicidio? Chi aveva interesse ad abbandonarlo al suo destino? Com’è stato l’operato del ministero degli interni durante i giorni del sequestro? A questo ed altri interrogativi cerca di dare una risposta il giudice Ferdinando Imposimato nel libro Doveva Morire, realizzato con la collaborazione di Sandro Provvisionato, giornalista e direttore di Misteri d’Italia. Nell’opera vengono riportate testimonianze, documenti fino a poco tempo fa riservatissimi e i profili dei vari soggetti che hanno partecipato attivamente all’elaborazione delle strategie da attuare. L’assessorato alla Cultura e alle Politiche giovanili del Comune di Sorrento, coordinato da Rosario Fiorentino, organizza per questo weekend una serie di incontri sulle tematiche della mafia e della camorra. L’iniziativa, che rientra nell’ambito del Progetto legalità avviato nel 2006, prevede per domani mattina alle 10, al teatro Tasso, un incontro, moderato dai redattori de «
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