Vico Equense - L’attesa è finita, o quasi. Dopo anni di rinvii, cantieri lumaca e promesse sussurrate, il progetto di via Castello Marina sta per svelarsi nella sua forma definitiva. E come sempre accade quando il cemento si asciuga e le transenne spariscono, si leva il coro dei "si poteva fare meglio". C’è chi storce il naso per la scelta dei materiali, chi avrebbe preferito una continuità storica più marcata e chi, semplicemente, non si riconosce in quella nuova veste. Critiche legittime, per carità. L’estetica è un campo di battaglia dove nessuno vince mai davvero. Ma c’è un punto su cui è necessario essere onesti: il tempo delle barricate è scaduto. Lamentarsi oggi dei materiali e altro è un esercizio di retorica tardiva. Un progetto di questa portata non nasce dal nulla; attraversa bandi, commissioni, delibere e anni di dibattiti pubblici. Chi oggi punta il dito avrebbe dovuto farlo quando le planimetrie erano ancora carta fresca sui tavoli del Comune e della Città Metropolitana che ha finanziato il progetto, non quando l’opera è ormai parte del panorama. A che serve protestare ora? A nutrire un po' di sano (ma sterile) malcontento da bar? La realtà è che via Castello Marina è qui. È il risultato di scelte fatte, di compromessi accettati e di una burocrazia che finalmente ha partorito un risultato. Piaccia o non piaccia, ora la priorità non è più il "come è fatto", ma il "come lo vivremo". Invece di chiederci se quel materiale sia troppo moderno, dovremmo chiederci se quello spazio saprà restituire vita all'area, se saprà attirare persone e se sarà mantenuto con il decoro che merita. Un'opera pubblica non è solo estetica, è funzione. Accettare il fatto compiuto non significa rassegnarsi, ma passare a una fase costruttiva. Il tempo dei "poteva essere" è passato; ora inizia quello del vivere ciò che è stato realizzato. Meglio un'opera imperfetta ma finita e fruibile, che l'ennesimo eterno cantiere simbolo dell'immobilità.

Nessun commento:
Posta un commento