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giovedì 28 maggio 2009

Provinciali, la nostra politica è differente

Vico Equense - «Una nuova Provincia». Così si chiama la lista dell'aspirante presidente della Provincia di Napoli per il centrodestra, Luigi Cesaro. Nel collegio che comprende Vico Equense, Gragnano, Agerola e Pimonte il candidato è Giuseppe Guida. Nato a Vico Equense 39 anni fa, sposato e padre di tre figli. Commerciante: da sempre si divide tra il lavoro con la nota azienda di ristorazione familiare e la sua piccola azienda agricola. L’avventura politica inizia nel 1994 con il movimento di Forza Italia. Nel 2001 assume il ruolo di Presidente della Comunità Monta Penisola Sorrentina e Monti Lattari, carica che mantiene sino al 2008, anno di scioglimento dell’ente. Nel 2006 la coalizione di cui fa parte vince le amministrative e porta alla guida della Città il Sindaco Gennaro Cinque. Attualmente è consigliere comunale di maggioranza. “Il mio impegno alla provincia – spiega Guida – sarà la continuazione del progetto di governo che tutti i giorni ho portato avanti insieme al Sindaco Gennaro Cinque e la sua amministrazione. Progetto che vede nella politica del fare e del realizzare un punto di forza. E nella politica dell’ascolto del territorio e dei suoi problemi un punto irrinunciabile della nostra azione amministrativa. Solo così saremo in grado di affrontare nuove e importanti scelte che la provincia governata da una rinnovata maggioranza dovrà fare per il nostro territorio. E solo con il vostro aiuto – conclude Giuseppe Guida – potremo avere una Vico Equense ascoltata ed autorevole in Provincia, così da essere in grado di continuare a portare avanti il grande progetto di rinnovamento e rinascita della nostra amata cittadina”.

sabato 7 marzo 2009

Le new entry della Giunta Cinque

Vico Equense – Anche in questo caso possiamo dire che la storia si ripete, parliamo del ritorno nell’agone politico di Giuseppe Guida (foto), Dottore commercialista ed esponente del movimento civico Colline Vicane che ricoprirà il ruolo di Vicesindaco. Nel 2001 si candidò alla carica di Sindaco, al secondo turno si apparentò con le liste che sostenevano la candidatura di Giuseppe Dilengite. All’indomani delle elezioni fu nominato Presidente del Consiglio Comunale. Ha ricoperto l’incarico per circa nove mesi, prima di lasciare la scena politica. Alle scorse elezioni non si è presentato ma ha sostenuto Gennaro Cinque queste le sue parole alla vigilia del ballottaggio "Gennaro Cinque è un missionario della politica. Vive tra la gente, è un uomo della gente, ascolta i problemi del popolo e sa anche risolverli. Come ha già dimostrato. Merita fiducia. L'abbiamo sostenuto in questa campagna elettorale e continueremo a sostenerlo. Ora, più di prima, Colline Vicane è al suo fianco." Tra le nuove entrate nell’esecutivo di Cinque, l’Ingegnere edile e civile Francesco Coppola, chiamato in qualità di tecnico. Già nel 1995 ricoprì l’incarico di assessore esterno nella breve parentesi amministrativa di centrodestra del Sindaco Rossignaud. Infine, altro tecnico, l’Architetto Brigida De Somma di Castellammare di Stabia, è stata consulente del Comune di Vico Equense.

mercoledì 11 febbraio 2009

Parco dei Monti Lattari sventato blitz

Vico Equense - Fumata nera per il nuovo presidente della Comunità del Parco dei Monti Lattari, dopo le dimissioni di Giuseppe Guida, scaturite con la soppressione della Comunità Montana Penisola sorrentina, di cui era presidente. Gli amministratori di centrosinistra avevano scelto Secondo Squizzato, sindaco di Cetara, che ha ottenuto14 voti, dichiarati poi nulli perché non hanno raggiunto la maggioranza più uno degli aventi diritto, così come stabilito nel regolamento del Parco. La manovra è stata sventata dal lavoro politico svolto dal Sindaco di Vico Equense che in accordo con altri comuni ha fatto mancare i consensi necessari e chiesto di arrivare ad una posizione unitaria.

domenica 25 gennaio 2009

Monte Faito, l´Ente Parco chiede la gestione a Provincia e Regione

Il Sindaco di Vico Equense Gennaro Cinque "Ci hanno esclusi: è una proposta indecente"

Vico Equense - L´Ente Parco dei Monti Lattari ha proposto all´Amministrazione provinciale di Napoli ed alla Regione Campania un protocollo d´intesa per avere in gestione Monte Faito. Questo perché, oggi, la montagna è di proprietà della Regione e della Provincia di Napoli che l´hanno acquistata dalla Fintecna - una società in dismissione dell´ex gruppo IRI - nel maggio 2007. Dalla scorsa estate sono cessate le attività di vigilanza e di manutenzione ordinaria garantite dalla precedente gestione. Sull´argomento è intervenuto il Sindaco di Vico Equense Gennaro Cinque "Affidare Faito all´Ente Parco è una proposta politicamente indecente. Il Comune di Vico Equense non è stato coinvolto in nessun modo e tantomeno informato di questa iniziativa. Eppure più dei due terzi di Monte Faito ricadono nel territorio cittadino, mentre la parte restante rientra nei Comuni di Castellammare di Stabia e di Pimonte. Mi chiedo: come si possono ignorare le istituzioni, che più di ogni altra, dovrebbero essere coinvolte nella gestione? In questo modo l´Ente Parco viola i suoi stessi principi ispiratori che fanno riferimento alla valorizzazione delle istituzioni più vicine ai cittadini. C´è una palese disattenzione rispetto al principio di sussidiarietà sancito nella nostra Costituzione. Ma anche una mortificazione del territorio. E per territorio intendo anche e soprattutto coloro che risiedono a Monte Faito, gli imprenditori che nel corso di questi anni e tra mille difficoltà hanno assicurato la fruizione della montagna, le associazioni ed i tanti volontari che si sono occupati della salvaguardia dell´ambiente. Rappresentano un patrimonio di competenze che non può essere ignorato. Nessuno può venire e dire: fatevi a lato adesso ci pensiamo noi. In questo modo rischiamo di passare dalla padella alla brace. Il rischio è quello di ripetere l´errore della gestione passata, quella affidata alla Fintecna: c´erano brillanti professionisti ad occuparsi del Faito, ma non lo conoscevano e non ci vivevano, leggevano i nomi dei posti sulle mappe del club alpino. Per questo la montagna non è mai stata rilanciata. Nella proposta dell´Ente parco si parla di tutto - ha continuato il Sindaco di Vico Equense - anche di un comitato tecnico che dovrebbe avere un ruolo consultivo e di supervisione rispetto alla gestione - composto per lo più da burocrati regionali e provinciali - ma nessuno si è preso la briga di coinvolgere chi a Faito ci vive e lavora da anni. In altri termini Monte Faito - se dovesse passare la proposta dell´Ente parco - sarà gestita, per la quasi totalità, da persone che non conoscono il territorio e nominate con un decreto del presidente della Regione Campania. Sia chiaro, noi rispettiamo il ruolo svolto dalla Regione e dalla Provincia, ed il fatto che sono proprietarie della montagna, ma questa non giustifica l´operazione che si sta tentando. Consideriamo qualsiasi intesa su Monte Faito che escluda i Comuni dalla gestione illegittima e per questo siamo pronti a dare battaglia anche sul piano legale. Non consentiremo a nessuno di mortificare in questo modo la nostra città ed il suo patrimonio naturalistico ed ambientale di cui Monte Faito è il fiore all´occhiello, tanto meno a gente che è espressione di una politica ormai logora ed agli occhi dell´opinione pubblica sempre più delegittimata". Secondo Giuseppe Guida, rappresentante del sindaco di Vico Equense nella comunità del Parco " Per noi l´attuale presidente dell´Ente Parco non potrebbe ricoprire l´incarico. Abbiamo forti dubbi sulla sua qualità di commissario straordinario con funzioni di presidente ormai scaduta da tempo. Inoltre, la Regione Campania destina all´Ente parco circa 75 mila euro annui di cui circa cinquantamila vengono spesi per l´indennità di carica dell´attuale presidente. Come si può pensare di gestire con risorse tanto insufficienti una patrimonio di 420 ettari di bosco?"

martedì 20 gennaio 2009

Miezz …

L’articolo di Giuseppe Guida su Repubblica Napoli del 14 gennaio 2009 dal titolo “La linea Maginot e l’immobilismo”, parla della nuova giunta del sindaco Iervolino che “dovrebbe costituire, nell’opinione di chi vi ha contribuito a formarla, una "Linea Maginot", che da un lato contribuisce a puntellare un centrosinistra sempre più in difficoltà, dall' altro garantire finalmente alla città un' amministrazione efficiente, ma soprattutto credibile nelle sue azioni e dotata, in qualche modo, di una legittimazione e di una indipendenza abbastanza solide da proporre soluzioni convincenti e condivise alla crisi di questa città…”. Insomma, alcuni nomi vanno bene altri un po’ meno, “Tino Santangelo all' urbanistica non si capisce…”. Un mezzo rinnovamento che secondo Guida urbanista e dirigente del PD con un po’ di fortuna può produrre risultati positivi. “Storta va, diritta viene”. È anche questa l´innovazione del PD, quella della dirigente di Sant´Anastasia, la ventenne Rosaria Esposito, che alla Mostra D’Oltremare chiude il suo intervento con questo proverbio augurale. Walter insisti, prima o poi girerà bene ... Guida conosce bene le “vie ‘e miezz” quelle descritte nel saggio sui casali di Vico Equense, gli antichi sentieri collinari che danno fascino al territorio della penisola sorrentina. La strada, invece - e non ce ne voglia Guida -, per la costruzione di un nuovo patto di fiducia con i cittadini campani costituisce una sfida, una sfida vera, alla quale una classe dirigente degna di questo nome non può sottrarsi politicamente stando soltanto “miezz” o ancora peggio attendendo la sorte. Qualcosa cambierà solo quando si comincerà finalmente a parlare senza paraocchi, è finito il tempo in cui si votava a sinistra “comunque”.

giovedì 15 gennaio 2009

Giuseppe Guida lascia l'ente Parco Monti Lattari

All´assemblea dell´ente Parco dei Monti Lattari a Positano Giuseppe Guida si è dimesso. "Intanto mi dimetto – ha detto Guida - in quanto non esistendo più la Comunità Montana Penisola Sorrentina non ritengo più di dover occupare questo ruolo, ma poi voglio delle risposte sul funzionamento del Parco. I rappresentanti del territorio non vengono presi in considerazione e Vico Equense si trova espropriata del suo territorio, il Parco non ha ancora una sede, abbiamo un Presidente in prorogatio che non potrebbe emettere atti di straordinaria amministrazione perchè per legge da ottobre è commissario". Presenti nell´aula consiliare del Comune di Positano i sindaci ed i rappresentanti della Costiera Amalfitana, Penisola Sorrentina e Monti Lattari.

lunedì 22 dicembre 2008

Presentato il libro “Il territorio e la memoria”

Vico Equense – Ieri sera nella Sala Consiliare è stato presentato il libro di Giuseppe Guida "Il territorio e la memoria" paesaggio rurale e antichi casali a Vico Equense in collaborazione con la Pro loco, che a partire dal 20 dicembre, in via San Ciro, 5, ha allestito una mostra fotografica e presepiale dal titolo “Il presepe e il casale. Tra finzione e realtà”. “Uno dei paesaggi sottoposti ad una sempre maggiore e insostenibile pressione è quello rurale, - ha detto Guida - cui può essere ricondotta, tra tipologie e pratiche agricole diverse, la parte maggiore del territorio italiano e della Penisola Sorrentina in particolare. L´espansione di un modello urbano a carattere diffusivo, che si dirama a macchia d´olio dai centri urbani, sta infatti interferendo in maniera irreversibile con l´identità di vaste aree rurali, dalla costa ai territori interni. In Campania, dal 1960 ad oggi, la crescita dell´urbanizzato, ai danni dello spazio rurale, è stata di quasi il 400%: nuove infrastrutture, modelli di sviluppo importati dall´esterno, abusivismo edilizio, riconversioni improprie, abbandono della aree rurali, stanno mettendo in pericolo un patrimonio che ancora, da solo, rappresenta la trama che fornisce identità e riconoscimento ai nostri paesaggi. La tutela delle diverse forme di architettura rurale e dei paesaggi agrari, la conservazione di una rete ecologica e la difesa e la corretta progettazione degli spazi aperti, possono costituire un argine ad una crescita che sta fagocitando, oltre la vivibilità di intere zone, anche buona parte delle testimonianze del passato. A queste azioni di tutela, - ha concluso l’autore del libro - questo volume vuole offrire un contributo non solo teorico e storiografico, ma anche, soprattutto attraverso le schede nella seconda parte, divulgativo e di rappresentazione, nella difesa di quel baluardo di cultura e di sintesi del patrimonio collettivo che è il paesaggio di Vico Equense e della Penisola Sorrentina”.

(Foto di Alessandro Savarese)


giovedì 18 dicembre 2008

Il territorio e la memoria

Terzo titolo della collana editoriale dell’Istituto Nazionale di Architettura (In/Arch) sezione Campania e primo contributo dedicato al tema della conservazione e della tutela dei beni culturali. indubbio, infatti, che in tale ambito si inquadra il sistema dei casali in una delle aree più importanti della regione, la Penisola Sorrentina e in particolare il territorio di Vico Equense. Un tema poco frequente nei dibattiti e comunque non di immediata decifrazione critica e pertanto si impone una breve premessa. Per decenni il rapporto tra antico e nuovo, tra ambienti storici e modificazione, è stato al centro di articolate riflessioni teoriche e storico-critiche, di convegni, di serrati dibattiti, di polemiche, e la tradizione di impegno dell’In/Arch ha avuto sempre un carattere distintivo e separato da quello espresso dalle associazioni culturali aventi come scopo la tutela e la conservazione, Italia Nostra su tutte. Il motivo del contendere non era ovviamente la possibilità o meno di intervenire oggi in ambienti storici e paesaggi “essendo questa una necessità della vita dell’uomo e non scelta facoltativa” quanto il modo, il carattere, lo stile insomma, dell’intervento. In realtà, la contesa era tra conservazione e progetto inteso come integrazione storicista e mimetica, e l’architettura contemporanea parlata con il linguaggio della modernità, dell’innovazione figurativa e nel più radicale dei casi, dell’intenzionale dissonanza rispetto al contesto urbano o paesaggistico. In questa dicotomia, l’In/Arch e Bruno Zevi per primo non hanno mai avuto dubbi da che parte stare. Non ha dubbi neppure Giuseppe Guida, che da qualche anno su quotidiani e riviste specializzate non conduce battaglie (che si possono anche perdere) ma più incisivi e utili ragionamenti sul corretto uso del territorio, su norme e piani urbanistici che non esplicano gli effetti sperati. Questo scritto si inserisce in un capitolo storiografico di tutto rispetto Roberto Pane nel 1936, Fondi, Franciosa, Pedreschi e Ruocco nel 1964, Gravagnuolo nel 1994 ma se ne differenzia non tanto per il contenuto limitato ad un’area della regione quanto per il carattere della trattazione, da architetto-urbanista, rispetto a storici dell’architettura e geografi. Qui, i casali eletti a paradigmi di un sistema diffuso, sono studiati nelle loro componenti tipologiche, costruttive e insediative e inquadrati successivamente in un’ipotesi generale di tutela e conservazione. Il risultato è decisamente positivo e questo “barocco paesano”, come Pane definì nel 1936 l’architettura rurale campana, si conferma anche negli attenti rilievi di Guida e dei suoi collaboratori, un’esperienza costruttiva nella quale “al metro si sono sostituiti i passi” e “la livella e il filo a piombo sono stati ignorati”. (Pasquale Belfiore)

Vico Equense - Domenica 21 dicembre 2008 ore 19,00 (Sala Consiliare)

Carlo Franco presenterà il volume di Giuseppe Guida
"il territorio e la memoria" paesaggio rurale e antichi casali a Vico Equense
(Edizioni Graffiti)

lunedì 7 luglio 2008

Le responsabilità della Regione nella politica urbanistica

Nella Regione del territorio “maltrattato” e nella quale concessioni edilizie e permessi a costruire sono quasi l’unico strumento di finanziamento per i Comuni, non è più possibile fare piani urbanistici. Un incredibile paradosso che arriva al termine di una lunga teoria di atti amministrativi, leggi, normative, deroghe, bocciature e passi indietro che la Regione Campania, e chi ne gestisce politicamente la materia, ha compiuto scientemente nell’arco di un paio di legislature nel tentativo di accaparrarsi la maggior parte delle competenze e riportarle in un più elastico ambito fatto di varianti urbanistiche, conferenze di servizi e accordi di programma che, lungi dal pianificare un futuro per i territori e le città, sono però insuperabili strumenti di gestione del potere e comodi tavoli attorno ai quali si rafforza il ruolo degli interessi più organizzati e “non-pubblici”. Non è un caso che, a quattro anni dalla nuova Legge Urbanistica Regionale (16/2004), non un solo PUC (Piano Urbanistico Comunale, così è ora chiamato il vecchio Piano Regolatore) sia stato approvato definitivamente e che la maggior parte dei comuni campani si ritrova con piani vecchi, nei quali, superati i cinque anni dall’approvazione, sono decaduti i vincoli preordinati all’esproprio. Invece di semplificare, cioè, la Regione Campania complica ingiustificatamente le procedure con inutili arzigogoli tecnico-burocratici e farraginosi elenchi prestazionali che non servono a niente se non a scoraggiare i Comuni, soprattutto quelli più piccoli, dall’intraprendere il già difficoltoso ed oneroso cammino che porta ad un nuovo piano. Ad esempio, nel definire le norme tecniche e le direttive riguardanti gli elaborati da allegare ad un piano comunale, qualcuno alla Regione Campania ha pensato bene di prevedere ben 55 “indicatori di efficacia” ognuno dei quali, attraverso complicate analisi, statistiche, proiezioni e previsioni sul futuro, dovrebbe descrivere e quantificare le condizioni iniziali del territorio, il “valore” delle azioni di pianificazione ed i risultati attesi in tempi prefissati. Alcuni di questi indicatori di analisi e valutazione, che sono obbligatori anche per i piccoli Comuni, sono stati soltanto un passatempo per chi li ha pensati: si va dall’analisi delle condizioni relative alla “Estrazione di idrocarburi”, alla quantificazione del “Livello di riconoscimento dell’identità locale”, dalla “Qualità delle acque sotterranee” alla “Qualità dell’aria”, fino all’aleatorio calcolo del “Livello di criminalità (micro – macro – devianza giovanile)”. Indicatori che non fanno altro che sovraccaricare il piano comunale, trasformandolo in un grande e poco utile trattato tecnico-sociologico sul territorio, che richiederebbe il ricorso a decine di consulenti, con oneri insostenibili e tempi di redazione indefiniti. In materia di paesaggio, quella dove più si addensano pressioni e istanze di investitori interessati a fare cassa in poco tempo a spese del territorio, è in corso un tira e molla tra province e la Regione che lascia poche speranza per la definizione di un quadro pianificatorio coerente ed efficace. Il nodo, in questo caso, è la valenza paesaggistica dei Piani Territoriali Provinciali, su cui la Regione ha prima espresso parere favorevole per poi recentemente fare marcia indietro e riportare tutta la materia all’interno del Piano Territoriale Regionale che andrà in Consiglio Regionale in questi giorni per l’approvazione e che dovrebbe trasformarsi in uno smisurato e improbabile piano paesistico su scala regionale che nessuna Regione si è mai presa la briga finora di pensare. In questo modo, non solo la difesa organica del paesaggio sarebbe rimandata di qualche lustro, ma diventerebbero inservibili i Piani Territoriali Provinciali, alcuni dei quali, come quello della Provincia di Napoli, già fatti, adottati e pronti per essere operativi anche in materia di paesaggio. Ma alla Regione questo non interessa, e invece di rafforzare il carattere di indirizzo del PTR e valorizzare la carta dei paesaggi e dello statuto del territorio in esso contenuto, ha già pronti gli emendamenti preparati dalla IV Commissione Consiliare che riporteranno tutta la materia paesaggistica in capo al già fiacco Assessorato all’Urbanistica. Che dire. La sensazione è che la Regione in materia urbanistica e di paesaggio costruisca con una mano e demolisca con l’altra e che gli unici a trarre vantaggio da questi comportamenti contraddittori saranno speculatori e abusivisti di diverso conio. Di questo atteggiamento, apparentemente, non si avverte né la logica né la contingenza, ma si sa, da queste parti chi fraveca e sfraveca non perde mai tempo. (Giuseppe Guida la Repubblica Napoli)

sabato 28 giugno 2008

Le Comunità montane

Caro direttore, da Presidente di Comunità montana vorrei esprimere un’opinione controcorrente. Sono consapevole che le Comunità sono infette dagli stessi mali che affliggono la pubblica amministrazione in tutta Italia. Ma da noi forse succede meno di quanto avviene nei Comuni, nelle Province e nelle Regioni. Sicuramente un riordino organizzativo nell’ottica di una maggiore efficienza nell’azione e di un contenimento dei costi si impone. Ma questo non può significare mortificare le realtà locali uniformando in difetto tutti gli enti coinvolti. Ci sono comunità montane che hanno ben operato nella tutela e nella valorizzazione delle zone montane, sia sotto l’aspetto ambientale che economico e sociale. I risultati raggiunti da ogni singola Comunità non possono essere esclusi dalla valutazione che è alla base del riordino organizzativo. Nell’esercizio della sua potestà normativa la Regione non può ora sacrificare ad interessi di semplificazione e snellimento, o a visioni territoriali parziali e superficiali, la tutela delle aree montane delle popolazioni ivi insediate che vivono in condizioni di oggettivo svantaggio e con una serie di difficoltà ambientali nei confronti delle quali le Comunità montane spesso sono l’unico presidio territoriale di riferimento. Si assiste all’assurdo di comuni con più dell’80 per cento di territorio e insediamento abitativo montano (con vette di rilevante altitudine) e con parti residuali di in conferente significato pianeggianti e/o costieri ( frutto di una particolare struttura del territorio) escluse dalle Comunità montane in nome di una valutazione superficiale che si basa su criteri che nulla hanno a che vedere con la tipologia montana. E così nell’individuazione degli ambiti paradossalmente non vengono utilizzati gli indici montani quali: l’altezza, l’acclività dei terreni, il territorio montano, la pendenza, la densità abitativa, l’erosione. (Giuseppe Guida Presidente Comunità montana Penisola sorrentina da il Corriere del Mezzogiorno)

giovedì 26 giugno 2008

Caos e accuse in aula: stop alla legge che riduce le Comunità montane

Regione Campania - Quando la casta impone alla casta di ridimensionare la casta il minimo che puoi aspettarti è il rinvio della decisione. Giochi di parole a parte, proprio questo è successo ieri in Consiglio regionale, dove era all'ordine del giorno l'approvazione del nuovo ordinamento delle Comunità montane. Sotto la spada di Damocle dei più drastici tagli d'ufficio previsti dalla finanziaria 2008 in caso di inadempimento della Regione entro il 30 giugno, i consiglieri avrebbero dovuto sancire la riduzione degli enti sovracomunali da 27 a 20 per un risparmio di oltre 3 milioni di euro. Ma il testo del disegno di legge, approntato dal vicegovernatore Antonio Valiante, è arrivato in aula solo nel primo pomeriggio e, per di più, con le correzioni approvate dalla commissione competente: un altro testo, dunque. E così, il vicepresidente del Consiglio Salvatore Ronghi (ex An), ha avuto gioco facile nel chiedere 24 ore di tempo per la presentazione degli emendamenti. La richiesta ha dato vita a un acceso battibecco tra lo stesso Ronghi e il capo dell'opposizione Francesco D'Ercole, che avrebbe voluto che si procedesse. Toni molto accesi, scontro a muso duro tra i due. Alla fine, si è deciso di riconvocare l'assemblea per oggi alle 16 e di procedere ad oltranza. La sortita di Ronghi ha ridato la speranza di riaprire i giochi a molti suoi colleghi, di opposizione e di maggioranza, preoccupati per la soppressione di questa o quella Comunità, per l'esclusione di questo o quel comune o per il rigido regime delle incompatibilità previsto nel testo definitivo del disegno di legge. Dietro di loro, naturalmente, i sindaci dei centri e i presidenti delle Comunità penalizzati dai tagli. Occorre ricordare che il disegno di legge prevede, innanzitutto, l'esclusione dei comuni costieri e di quelli con popolazione superiore ai 20mila abitanti. Il rinvio della decisione ha rimotivato il presidente della commissione Statuto Salvatore Gagliano a perorare la causa dei piccoli comuni salernitani di Giungano, Pertosa e Alfano («quelli meritano davvero di entrare nelle Comunità, hanno un'economia montana, mica come quelli della mia Costiera amalfitana, dove si è sperperato un sacco di soldi »). Il capogruppo della Margherita Mario Sena ha definito invece «un'assurdità» la previsione dell'incompatibilità tra la carica di sindaco e quella di presidente di Comunità, preannunciando un emendamento per rimuoverla. Il presidente della Comunità della Penisola sorrentina, Giuseppe Guida (foto), è rimasto per molte ore nel palazzo del Consiglio alla ricerca di una sponda politica per far rientrare in gioco almeno Vico Equense, che, spiegava, «è sì bagnata dal mare, ma ha uno sviluppo territoriale prevalentemente collinare». Nel concitato dibattito informale, durante la sospensione della seduta, determinata dalla richiesta di Ronghi, si è sentito chiaramente Valiante ammonire i suoi interlocutori. «Porcherie non se ne fanno». Poi, più pacatamente, ha spiegato: «I pannicelli caldi non servono». Una cosa è certa. Oggi, la modifica di un tassello potrebbe far crollare l'intera impalcatura. (Gimmo Cuomo da il Corriere del Mezzogiorno)

sabato 31 maggio 2008

Comunità montane: ancora polemiche

Regione Campania - Un disegno di legge regionale riduce le comunità montane da 27 a 21, taglia fuori i comuni costieri o con più di 15mila abitanti (come Sorrento), licenzia i lavoratori a tempo determinato, taglia i consiglieri da 1208 a 271. Tagli per tre milioni. Pietro Ciarlo, consigliere Pd, lo ha presentato assieme ad Enrico Borghi, presidente dell’Unione comunità montane. Il riordino è imposto entro il 30 giugno dalla finanziaria. Alla conferenza stampa c’era anche il Presidente della Comunità montana Monti Lattari – Penisola Sorrentina Giuseppe Guida, che verrà “tagliato”: “Non vorrei che le comunità montane siano individuate come un capro espiatorio del sentire comune, noi facciamo cose utili sul territorio. Tra l’altro faccio presente che quasi tutte le comunità montane sono governate dal centrosinistra e tagliano me, forse l’unico di centrodestra”.

giovedì 29 maggio 2008

Comunità montana, prime dimissioni

Il quotidiano Metropolis riporta la notizia delle dismissioni dell’assessore Sabatino rappresentante di Casola. Con una lettera indirizzata al Presidente dell’ente Giuseppe Guida, l’ex assessore spiega il suo gesto. “Non esistono più le migliori condizioni per una serena ed efficiente programmazione dell’ente … visto i tagli ai trasferimenti effettuati al fondo ordinario delle comunità montane in misura del 33,3% per il 2008 e del 33,3% per il 2009. Preso atto del disegno di legge sul riordino delle comunità montane approvato dalla Giunta della Regione Campania nella seduta del 16 maggio 2008 … non posso far altro che dimettermi”. Il Presidente Guida ha espresso solidarietà dall’assessore Sabatino, manifestando ancora una volta l’idea che il disegno di legge di riordino delle comunità penalizza il territorio. In base ai presupposti, il provvedimento permetterà un risparmio di spesa di oltre 3 milioni di euro: infatti passano dalle 27 attuali a 21; i comuni da 365 attuali a 271, di cui 174 totalmente montani, 89 parzialmente montani e solo 8 non montani rispetto ai 70 attuali; i componenti gli organismi da 1.458 a 352, di cui 21 presidenti rispetto ai 27 attuali, 271 componenti i consigli generali contro i 1.208 e 60 assessori contro i 223.

giovedì 22 maggio 2008

No al taglio delle comunità montane

La bozza per il riordino e la riduzione delle comunità montane sarà discussa martedì in consiglio regionale. In base ai presupposti, il provvedimento permetterà un risparmio di spesa di oltre 3 milioni di euro: infatti passano dalle 27 attuali a 21; i comuni da 365 attuali a 271, di cui 174 totalmente montani, 89 parzialmente montani e solo 8 non montani rispetto ai 70 attuali; i componenti gli organismi da 1.458 a 352, di cui 21 presidenti rispetto ai 27 attuali, 271 componenti i consigli generali contro i 1.208 e 60 assessori contro i 223. Se approvata vedrà l’accorpamento dei dieci comuni rimasti delle due comunità montane a cavallo tra le province di Napoli e Salerno, quella dei Monti lattari – Penisola sorrentina e quella della Costiera amalfitana: nascerebbe un ente unico, chiamato Comunità montana Monti lattari che escluderebbe tutti i comuni costieri, di cui entrerebbero a far parte Casola, Lettere, Pimonte, Agerola, Atrani, S. Egidio del Monte Albino, Tramonti, Ravello, Scala, e Corbara. L'obiettivo è quello dei tagli e della riduzione dei costi, chiesto a gran voce dai cittadini. Ma le resistenze al cambiamento sono forti, com'era prevedibile, e si fanno sentire. Polemizza sul nuovo ordinamento, dal quotidiano Metropolis, Giuseppe Guida Presidente della comunità montana della Penisola sorrentina – Monti lattari. “Questa bozza per la riforma delle comunità montane è inaccettabile. Non c’è un criterio preciso – dice Guida – sul quale si sia stata basata questa nuova legge. Non si parte da una definizione precisa di territorio montano, ma si escludono comuni e territori che sono costiuiti per la maggior parte da montagne e colline. E’ il caso di Vico Equense e Furore. Penalizzati solo perché nel loro territorio è presente anche una piccola percentuale di fascia costiera. Eppure Vico Equense è costituito al 70% da montagna e annovera nel suo territorio il Monte Faito. Una delle montagne più belle del comprensorio che Regione e Provincia hanno voluto comprare negli anni passati ma che attualmente è ancora dimenticato dalle amministrazioni sovracomunali.” “Eliminare questi comuni dall’ente montano significa mortificare i territori e i loro rappresentanti che sono stati eletti dai cittadini (…) se le modifiche della comunità montana saranno approvate sarà solo una scelta politica scellerata …”.

mercoledì 20 febbraio 2008

Chi l’avrebbe mai detto ...

Vico Equense – A Giuseppe Guida è capitato ciò che al 99,9 per cento delle persone non capiterebbe mai, neppure se potessero vivere più vite. Non parlo di fortune economiche, ma di quelle politiche. Presidente della Comunità montana Penisola sorrentina – Monti lattari grazie anche al sostegno di parte del centrosinistra, e da parecchi anni, tra equilibrismi di vario tipo governa l’ente montano che sarà al più presto smantellato. Una scelta "deficiente" la definì Guida, e non si risparmiò nelle dichiarazioni di dissenso verso la finanziaria. Questa carica lo ha reso l’esponente di spicco del centrodestra peninsulare, tanto da meritarsi la Presidenza del Parco dei Monti lattari e la vicepresidenza dell’unione delle comunità montane della regione Campania. E’ consigliere comunale di Forza Italia, ed ha davanti a se un’occasione straordinaria diventare Onorevole. Sembra ormai certa la sua candidatura nella lista del Pdl di Berlusconi, a meno che non rimarrà impantanato nelle solite beghe per le poltrone. Sono pochi gli esponenti politici cui siano state offerte tante chance di dimostrare le proprie capacità, e in questo momento il centrodestra ne ha bisogno, almeno in penisola sorrentina, per ostacolare il Pd e Piergiorgio Sagristani. Chi l’avrebbe mai detto ...

Liste, no di Veltroni a De Mita candidato
Napolionline - la citta vista da dentro - mercoledì 20 febbraio 2008

martedì 19 febbraio 2008

Candidature

E lo dice Veltroni. Ora pure Fassino. «In Campania è necessario un rinnovamento radicale della classe dirigente». Domani a Roma si decide sulla deroga richiesta dal segretario regionale del Pd, Tino Iannuzzi, per Ciriaco De Mita. Ma secondo le indiscrezioni, Walter Veltroni e i suoi non vorrebbero dare l'ok alla candidatura dell'ex presidente del Consiglio. In Penisola sorrentina, il quotidiano Metropolis, riconferma che il Pd vuole a tutti i costi Piergiorgio Sagristani candidato. Nel centrodestra spuntano due nomi nuovi. Il Presidente del Consiglio Comunale di Vico Equense Antonio Cioffi (UDC) e il Presidente della Comunità Montana Penisola sorrentina Giuseppe Guida (foto) candidato con il Pdl.

Il centrodestra punta su Raffaele Lauro e la De Girolamo
Napolionline - la citta vista da dentro - martedì 19 febbraio 2008

martedì 5 febbraio 2008

Nuova rete di raccolta per le acque pluviali

Vico Equense - Via ai lavori di realizzazione della rete di fogne bianche per la raccolta delle acque pluviali nell’area di Bonea. Un intervento da tempo sollecitato da centinaia di residenti che in occasione delle piogge devono convivere con gravi rischi circa la loro sicurezza. Infatti, l’intervento che prevede nuove condotte in via Raffaele Bosco e nella perpendicolare via Sant’Andrea, nei pressi della chiesa parrocchiale di Bonea, costituirà il primo tassello per la risoluzione dell’annoso problema della regimentazione delle acque pluviali che in caso di forti piogge trasformano l’intera zona in torrenti in piena, capaci di determinare serie conseguenze per l’abitato. Ne è riprova l’evento dello scorso sei ottobre quando la massa d’acqua attraverso le vie Bell’Alba, Calvaruso, Bosco e viali privati, si riversò in terrazzamenti sovrastanti un parco residenziale privato provocando il crollo di un muraglione, che solo per puro caso non determinò drammatiche conseguenze. Il Comune per far fronte a questa ennesima emergenza di natura idrogeologica con la formula della somma urgenza fece realizzare alcune grate con potenziamento della rete di raccolta in via Calvaruso e nuove caditoie tra via Sant’Andrea e via Bosco sotto la scalinata che raggiunge la piazzetta di Sant’Andrea, ma solo la realizzazione di nuovo sistema fognario potrà rappresentare la svolta. Nei mesi scorsi sono stati appaltati i lavori ora prossimi a partire che prevedono l’arrivo delle fogne bianche fino alla zona del Parco Cinzia. Con i ribassi scaturiti dall’aggiudicazione dell’appalto il Comune intende allargare l’intervento a monte fino a raggiungere l’incrocio tra le vie Bosco, Bell’Alba e Sant’Andrea nella zona dove è stata installata una delle nuove grate di raccolta. «Abbiamo preso impegni con i residenti della zona – afferma il sindaco Gennaro Cinque – per risolvere definitivamente il problema facendo arrivare la fogna pubblica in prossimità dei viali privati. Una volta fatto ciò, i condomini delle strade private dovranno allacciarsi alla nuova rete». Sull’esigenza di una svolta concorda Giuseppe Guida, professore di Urbanistica all’università di Napoli ed abitante nell’area di Sant’Andrea: «L’episodio autunnale è l’ennesimo campanello d’allarme derivante dalla inadeguata gestione del territorio, ormai fortemente urbanizzato senza piani di prevenzione e di studio dei flussi delle acque meteoritiche. È ora che il Comune ed i privati operino per risolvere il problema». (Umberto Celentano il Mattino)

mercoledì 19 dicembre 2007

Via al piano mobilità

Piano di Sorrento - Un piano per migliorare la mobilità a Sorrento e dintorni. La «costiera del futuro» al centro di un vertice tra i sindaci dei comuni che compongono il comprensorio sorrentino. Ieri pomeriggio, nella sala consiliare del palazzo municipale di Piano di Sorrento, i primi cittadini e i delegati dei sei centri del territorio che si snoda da Vico Equense a Massa Lubrense, hanno gettato le basi per siglare un protocollo d’intesa sull’utilizzo delle risorse dell’Unione Europea da destinare alla realizzazione di un sistema integrato di mobilità. All’incontro hanno partecipato anche i vertici della Comunità montana Monti Lattari. L’obiettivo è di creare i presupposti per accedere ai finanziamenti comunitari (la Regione Campania ha infatti a disposizione 14 miliardi e mezzo nell’ambito dei Por 2007-2013) e, in seguito, di delineare le strategie per investire il denaro con interventi programmati sul territorio. Il progetto si sviluppa in un’ottica comprensoriale (partecipano 34 centri delle costiere sorrentina e amalfitana e dei monti Lattari) sulla base di «accordi di reciprocità», uno strumento che consente ai comuni inferiori ai 50mila abitanti di presentare un «progetto portante» alla Regione Campania e di partecipare alla distribuzione dei relativi fondi europei. In pratica, i sindaci del comprensorio sorrentino sono ora al lavoro per condividere nel giro di un mese un primo orientamento sugli interventi da presentare alla Regione. Il «progetto portante», in realtà, sembra già a buon punto: salvo clamorosi colpi di scena, infatti, le amministrazioni costiere punteranno a un nuovo piano per la mobilità sostenibile, con la costruzione di un percorso alternativo al corso Italia (la famigerata strada dei «quattro cimiteri»), il raddoppio della linea ferroviaria della Circumvesuviana e nuovi parcheggi di interscambio. Inoltre, attorno al sistema principale, ogni Comune dovrà presentare il progetto degli interventi integrati da apportare sul proprio territorio. «Si tratta di grosse infrastrutture per migliorare la mobilità dell’intera costiera sorrentina - spiega il sindaco di Piano di Sorrento, Giovanni Ruggiero - al momento siamo ancora nella fase della trattativa e gli incontri che si sono susseguiti sono stati importanti, ma non ancora decisivi. L’obiettivo è di allargare la partecipazione al tavolo a più partner, anche perché su queste tematiche si gioca l’imminente futuro della nostra terra». Il suo vice, Salvatore Cappiello, parla di occasione irripetibile: «È un treno da non perdere - spiega il numero due dell’esecutivo di Piano - è l’ultima opportunità per realizzare un piano per le grandi opere della mobilità nell’intero comprensorio. Il mio auspicio è che il protocollo d’intesa che andremo a sottoscrivere sia approvato dalla Regione Campania mediante un accordo di programma». Anche i vertici della comunità montana Monti Lattari sottolineano l’importanza di sfruttare al meglio le opportunità offerte dai fondi europei. «Per il nostro territorio - spiega il presidente Giuseppe Guida (foto)- si tratta di un’ottima occasione per sviluppare le tematiche dell’accessibilità e della mobilità». Un progetto che terrà conto delle esigenze paesaggistiche e ambientali. «Siamo di fronte a una grossa possibilità di sviluppo - spiega Graziano Maresca, dirigente ai Lavori pubblici di Piano e uno dei promotori del tavolo di concertazione - uno sviluppo che si snoda sia su un piano squisitamente economico che su un’ottica di restyling paesistico di bellezze conosciute in tutto il mondo. A Piano, ad esempio, esistono già progetti esecutivi che andranno ad integrarsi perfettamente con il sistema comprensoriale che stiamo per adottare». (Giuseppe Damiano il Mattino)