Vico Equense - C’è tutto il dramma, il rammarico e lo sdegno di una comunità in questo singolo, potentissimo verso di Antonella Pascucci. Il suo componimento, intitolato senza mezzi termini “E così muore un Vicano”, è diventato il manifesto simbolo della protesta che in queste ore sta infiammando Piazzale Giancarlo Siani. Presso la "Tenda della pace e della dignità", nata da un'iniziativa di Salvatore Buonocore, la mobilitazione cittadina per la riapertura del Pronto Soccorso dell’Ospedale “De Luca e Rossano” ha superato i confini della rivendicazione politica per trasformarsi in un grido d'arte e di denuncia sociale. Un successo di partecipazione straordinario, testimoniato dagli oltre cento messaggi lasciati dai cittadini: un centinaio di pensieri, sfoghi e testimonianze di solidarietà raccolti all'interno del presidio, che dimostrano quanto la questione sia sentita visceralmente da tutta la popolazione. Il foglio, lasciato come intimo e potente pensiero all'interno della tenda, unisce la cruda poesia della Pascucci ai tratti grafici e tormentati del disegnatore Danilo '26 (Danilo Fattorusso), offrendo a chiunque lo legga un impatto emotivo devastante e immediato. La lirica custodita nella Tenda descrive con lucida e tragica premonizione lo scenario che i cittadini della Penisola Sorrentina temono di più: l'impossibilità di ricevere cure tempestive in caso di emergenza. Nel testo si legge infatti che «E così muore un Vicano, solo, negletto, abbandonato», mentre risuonano nella mente i rintocchi sinistri della fine, descritti dall'autrice con un cupo «Don, don, don come i tre lunghi rintocchi della funebre campana». È il racconto di un cittadino che «inerme giace nel suo dolore l’ultimo respiro emettendo» poiché si trova tragicamente «privato dell’intervento di salvifiche esperte braccia, all’umana pietas sottratto!». Queste parole risuonano come un duro atto d'accusa contro i tagli alla sanità locale e si chiudono con un addio straziante che suona come una condanna per le istituzioni. Il protagonista della poesia esclama infatti «Addio mia Terra verde e soleggiata!», denunciando con fermezza che «né mani umane, né medicina alcuna mi fu somministrata», per poi ribadire nel finale il concetto cardine dell'intera mobilitazione: «Eppur poco bastava per aver salva la vita. Addio!».
Al centro del foglio, l'illustrazione di Danilo '26 fa da doloroso specchio ai versi. Realizzato con linee nere, dense e marcate, il disegno mostra una figura umana accasciata a terra, priva di forze, con la testa reclinata in un gesto di totale resa. È l'immagine plastica della vulnerabilità. Non rappresenta soltanto un singolo malato lasciato solo nel momento dell'agonia, ma simboleggia l'intera cittadinanza di Vico Equense, privata di quelle "salvifiche esperte braccia" dei medici che dovrebbero garantire il diritto fondamentale alla salute. La scelta di Salvatore Buonocore di posizionare il presidio proprio in Piazzale Siani – luogo intitolato al giornalista vittima della criminalità organizzata – amplifica il valore civile della protesta. La salute non può essere trattata come un privilegio o una voce di bilancio da tagliare. Il verso iniziale, “Eppur poco bastava...”, sintetizza perfettamente il senso della Tenda: la consapevolezza che in medicina d'urgenza il tempo è vita, e che un presidio di prossimità è l'unica barriera contro una tragedia evitabile.

Nessun commento:
Posta un commento