Il 2 giugno 1946 l'Italia cambiava per sempre il suo volto istituzionale. Mentre l'affluenza nazionale decretava la nascita della Repubblica, la costiera sorrentina e il comune di Vico Equense si schieravano compatti a difesa della tradizione monarchica, con l'85,32% delle preferenze a favore dei Savoia
Vico Equense - Il 2 giugno 1946 l'Italia cambiava per sempre il suo volto istituzionale. Mentre l'affluenza nazionale decretava la nascita della Repubblica, la costiera sorrentina e il comune di Vico Equense si schieravano compatti a difesa della tradizione monarchica, esprimendo l’85,32 per cento delle preferenze a favore dei Savoia. Esattamente ottant'anni fa, le strade del comune furono attraversate da un fermento democratico senza precedenti, segnato anche dal primo storico voto politico delle donne, che portò alle urne una comunità desiderosa di esprimersi dopo la dittatura e la guerra. A Vico Equense l'affluenza fu straordinaria e i cittadini che si recarono ai seggi per decidere il futuro della nazione furono complessivamente 7428. I dati definitivi emersi dagli scrutini locali evidenziarono una spaccatura netta rispetto al dato nazionale, che complessivamente vide trionfare la Repubblica con il cinquantaquattro virgola tre per cento dei voti. Nel comune vicano la Monarchia ottenne una vittoria schiacciante con l'ottantacinque virgola trentadue per cento dei consensi, pari alla quasi totalità dei votanti, mentre la Repubblica si fermò ad appena il quattordici virgola sessantotto per cento.
Mentre il Centro-Nord spingeva con forza verso il cambiamento, Vico Equense confermò la tendenza filomonarchica tipica di gran parte del Mezzogiorno e della provincia napoletana. Per la stragrande maggioranza degli elettori locali, la figura del Re rappresentava un simbolo di continuità e stabilità di fronte alle profonde incertezze del dopoguerra. Nonostante questo plebiscito nostalgico, la storia prese una direzione diversa nel resto del Paese e pochi giorni dopo nacque ufficialmente la Repubblica Italiana. Vico Equense entrò così a far parte del nuovo corso democratico, lasciando nei registri d'archivio una preziosa fotografia sociologica di una comunità che affrontava il domani stringendosi attorno alle proprie certezze istituzionali.

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