giovedì 4 giugno 2026

Intervista Ferdinando Pinto «Tutelare i residenti i flussi turistici vanno disciplinati»

di Massimiliano D'Esposito - Il Mattino

Sorrento - Ferdinando Pinto, nato a Salerno il 16 luglio 1952, professore universitario di Diritto amministrativo e avvocato, è stato sindaco di Sorrento dal 1995 al 2000. Guida una colazione di centrosinistra. Il ministro dell'Interno ha impartito una serie di prescrizioni nella gestione della macchina amministrativa. Ritiene che questi paletti possano condizionare l'azione politica? «Con idee chiare, esperienza amministrativa e una squadra pronta non può esserci alcun condizionamento né alcun alibi. Anzi, queste prescrizioni possono essere il miglior stimolo per riportare metodo, credibilità e fiducia dentro il Comune. Penso soprattutto ai dipendenti comunali: donne e uomini che hanno bisogno di una guida chiara e di sentirsi valorizzati. La nostra forza è essere pronti a rimettere sin da subito in moto la macchina amministrativa, senza rodaggi, senza poltrone da spartire e senza improvvisazioni». L'Istat certifica che la popolazione di Sorrento è scesa sotto la soglia dei 15mila abitanti. In una decina di anni si sono persi più di 1.700 residenti soprattutto a causa del boom dell'extralberghiero. Come si può invertire questa tendenza? «Sorrento rischia di perdere la propria anima, schiacciata da un turismo senza regole che spinge i residenti fuori città. Non possiamo permetterlo. Dobbiamo riportare al centro il diritto all'abitare e governare meglio il fenomeno dell'extralberghiero, insieme alla Regione, con cui abbiamo già avviato un confronto. Ma servono anche misure concrete: una task force sui condoni per sbloccare pratiche ferme da anni, incentivi per riportare immobili sul mercato residenziale, più servizi e opportunità per chi sceglie di vivere qui. Una città senza giovani famiglie perde il proprio futuro».

 

Per Sorrento e, di riflesso, per l'intera Costiera, la viabilità è un incubo, soprattutto nei mesi clou della stagione turistica. Come risolvere il problema? «La viabilità non si risolve con slogan, ma con capacità amministrativa. Nel breve periodo dobbiamo governare meglio i flussi: fasce orarie per merci e trasporto turistico, più trasporto pubblico locale, soprattutto verso le frazioni, e collegamenti via mare più efficienti. Nel medio periodo servono opere strutturali e una forte sinergia con Regione e Città Metropolitana. Penso al percorso meccanizzato verso il porto, nato durante la mia amministrazione, che dovrà essere gratuito per i sorrentini e aiutare a decongestionare il traffico. E poi una Sorrento che torni capofila della Penisola sui grandi temi, rilanciando l'Unione dei Comuni». Nodo opere pubbliche tra cantieri in stand-by ed altri che devono essere avviati ex novo: da dove cominciare? «Penso a ciò che è già stato avviato, a partire dal Campo Italia: dobbiamo avere il coraggio di non porci limiti, riportare il Sorrento a Sorrento e dare ai nostri giovani e alla squadra uno stadio all'altezza dei loro sogni. Ma serve anche tornare a prendersi cura dell'ordinario, che troppo spesso è mancato». Come immagina la città tra cinque anni alla scadenza del suo mandato? «Immagino una Sorrento che torni a essere felice, più vivibile e finalmente in buone mani. Una città che abbia ritrovato fiducia nelle istituzioni e nella capacità di scegliere il proprio futuro. Una città che governa il turismo senza perdere identità e dove i giovani possano finalmente incidere nella vita quotidiana. Ma c'è una cosa a cui tengo molto: costruire una nuova classe dirigente. In questa campagna ho visto tanti giovani preparati e pieni di entusiasmo. Se vinceremo, entreranno in consiglio comunale ragazze e ragazzi capaci e, con loro, voglio costruire un patto generazionale: mettere la mia esperienza al servizio della loro crescita. Non vorrei che, tra cinque anni, chi oggi si è impegnato per Sorrento si risvegli in una città in cui nulla sia cambiato». 

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