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domenica 15 febbraio 2009

Bevevo un tè e aspettando una mozzarella baciai una giraffa (di Virgilio Panarese)

Ho dimenticato il silenzio, un fruscio di fondo, un rumore bianco, un’interferenza continua è la presenza frequente nelle mie giornate. In piedi, strapazzato nel bel mezzo di un oceano umano in tempesta, puntuale come mai lo ero stato prima mi ritrovo nella metro che mi condurrà dritto a lavoro. Il paesaggio al di là del vetro è squallido, stuprato, il degrado dei sobborghi urbani londinesi è come il pianto di una saracinesca colpita violentemente da un sasso. Urla e strepiti metallici sono da per tutto. Lamiere che implorano pietà inutilmente, tritate in bocche meccaniche dotate di denti da pescecane. Fumi e scarichi sono ovunque, l’aria è macchiata e chiunque mi circonda ha una patina nera che come una pellicola sottilissima ricopre centimetro per centimetro ogni parte del corpo. La natura è stanca da secoli e non fa altro che piangere giorno dopo giorno. Una pioggia sottile, finissima come le lacrime di una madre dinanzi alla perdita prematura di un figlio. Un dolore quotidiano, incolmabile che svuota lentamente le nuvole come occhi troppo gonfi e stanchi per piangere all’impazzata. Fisso il paesaggio muoversi in un vortice di toni grigi, i pochi colori provengono dalle grosse insegne pubblicitarie sparse in maniera del tutto casuale su grattacieli, palazzine e ponti… CONTINUA

lunedì 12 gennaio 2009

Una notte d’amore (di Virgilio Panarese)

La stringevo forte, accarezzavo dolcemente i suoi seni abbracciandola per sentire il calore del suo corpo sul mio. Potevo avvertire il piacevole odore della sua pelle poggiando la mia faccia sul suo collo. Un profumo intenso, una fragranza profonda che inebriava i miei sensi. Dormiva dolcemente, rapita da un sonno profondo con le labbra leggermente aperte. Completamente nuda la pelle d’oca compariva a mano a mano che la brezza estiva a folate irrompeva nella stanza. La guardavo, la accarezzavo sperando che quella notte non finisse mai. Mi addormentai. Mi voltavo come un dannato nel letto, la luce era spenta, la brezza si era trasformata in un vento gelido, tra le braccia avevo un cuscino, accesi la luce, ero solo. Mi alzai dal letto in preda al panico, dove era finita. Era un sogno, eppure sembrava così reale. Andai in cucina aprii il frigo, presi una birra, la aprii e feci un sorso, versai il resto nel lavandino. Avevo smesso di fumare da due giorni ma i residui delle trenta sigarette quotidiane dei giorni precedenti grattavano con le loro unghie dall’interno. Sentivo lacerare la carne e il fiato spezzarsi all’altezza dello sterno. Il panico mi assaliva tornai nella stanza, mi voltai, la porta della cucina era scomparsa, così il letto, l’armadio e tutto il resto. Cercai di trovare un uscita ma le mura non mostravano scappatoie, niente porte, niente finestre. Il pavimento cominciò a trasudare acqua e in pochi minuti mi trovai a nuotare con la stanza mezza piena. Il livello del liquido saliva sempre di più, era denso, non riuscivo a vederne il colore. Portai le dite alla bocca toccandomi la punta della lingua per individuare di cosa si trattasse. Era sangue, adesso anche l’odore cominciava a farsi sentire; il livello dell’acqua era salito a tal punto che la mia testa toccava il soffitto. Fui inghiottito… CONTINUA

domenica 28 dicembre 2008

L’albero di Natale ( Virgilio Panarese)

Grandi magazzini colmi, stracolmi di gente. Un odore di caramello, zucchero filato, pop corn. Giganteschi alberi di natale addobbati e sparsi in giro per la città. Nelle piazze, strade, vicoli vicoletti centinaia di bancarelle mostrano milioni di oggetti grandi, piccoli, economici, costosi, colorati, luccicanti, dorati, profumati, saporiti. Tutto quello che serve per trascorrere un felice Natale. Le persone sembrano impazzite. Sono eccitate, allo stesso tempo ansiose e preoccupate. “Mi sono ricordato di tutti, ho dimenticato sicuro qualcuno, devo fare presto ho bisogno di prepararmi per stasera. E’ la vigilia di Natale”. Sono in molti a pensarlo. Se fosse possibile fare un videotape di tutta la giornata. Inserirlo nel videoregistratore, premere invio e subito dopo veloce avanti, saremmo in grado di vedere una massa indefinita di persone che si spostano all’impazzata senza una meta precisa. Fino alle sei del pomeriggio. A mano a mano che il sole tende a tramontare le strade cominciano a svuotarsi. Le luci delle decorazioni natalizie cominciano a lampeggiare.Gli alberi acquistano un aspetto più signorile e slanciato quando viene sera. Le strade dopo le sei del pomeriggio restano deserte. Sono tutti pronti a riunirsi e a trascorrere ognuno a modo suo un felice Natale… CONTINUA

martedì 23 dicembre 2008

Virgilio Panarese. I cinque sensi delle ciliege

Vico Equense - Ha la struttura varia e molteplice di un bosco narrativo in progress questo "I cinque sensi delle ciliegie”, Edizioni Volpicelli, pp. 116, euro 10, l´esordio letterario di Virgilio Panarese, ventiseienne scrittore di Vico Equense. La storia, che attraversa questo romanzo in forma di racconti, pone al centro della narrazione Kappa ed Ipsilon che cercano se stessi al di là delle apparenze tra Roma e Berlino dove viaggiano in compagnia di Giulia, del dottore Mongolfiera e di altri personaggi solo a prima vista non reali. In questo cercare di dare forma ai sogni i due ragazzi s´incontrano e scoprono che lo stare insieme è avere anche la possibilità di non pensare. Ma la strada per non fermarsi ad una realtà virtuale passa per "la mente di ognuno di noi dove è contenuto tutto quello che serve per non smettere di sentire quella strana sensazione di piacere che si avvertiva da bambini prima di addormentarsi". In una serie di andirivieni mentali; di viaggi in un´altra parte di sé stessi, di dialoghi con i cinque sensi delle ciliegie, i ragazzi passano per la propria infanzia, la realtà propria ed altrui, cercando attraverso il sesto senso della fantasia un approdo che gli restituisca nella realtà il proprio mondo. Il testo di Panarese è interessante, non solo per la forma narrativa ibrida in cui si concreta o per le sue tematiche psichedeliche, ma, soprattutto, perché il mondo della generazione X ci viene raccontato autenticamente da un suo protagonista senza che scrittori più adulti - e più furbi - possano disegnarne uno fittizio da dare in pasto ai già confusi giovani lettori. (Vincenzo Aiello)