Costretta a corse mattutine per accaparrarsi l'unica postazione adatta alle sue esigenze. La storia di Maria dimostra come le barriere architettoniche rubino anche il diritto al relax.
Vico Equense - Per molti l'estate è sinonimo di relax, ma per Maria Esposito la spiaggia si trasforma in una trincea quotidiana. Maria è una persona con disabilità e per lei andare al mare non è un gesto spontaneo, ma il risultato di una pianificazione millimetrica che inizia nel cuore della notte. La sua sveglia suona vicina all'alba per un unico motivo: accaparrarsi l'unico posto accessibile disponibile sul litorale. Se non arriva per prima, la sua giornata al mare finisce ancora prima di iniziare. La denuncia di Maria mette a nudo una realtà drammatica che riguarda la maggior parte delle coste italiane. Nonostante la legge stabilisca chiaramente che le concessioni demaniali siano subordinate all'effettiva possibilità di accesso al mare per le persone con disabilità, la realtà pratica è ben diversa. Spesso l'accessibilità si riduce a un singolo camminamento o a un'unica pedana idonea a ospitare una sedia a rotelle o i supporti per la mobilità ridotta. Questo scenario genera una paradossale e ingiusta competizione tra gli stessi aventi diritto, costretti a sfidarsi sull'orario di arrivo per l'insufficienza cronica di spazi minimi attrezzati. La situazione peggiora drasticamente se si considerano le spiagge libere, che per mancanza di fondi o di manutenzione da parte dei Comuni restano quasi nella totalità inaccessibili.
Arrivare all'alba permette a Maria di occupare quella singola piazzola, ma non risolve le carenze strutturali del sistema. L'accessibilità reale non si ferma alla sabbia, poiché per garantire una vera inclusione servono servizi igienici dedicati, docce senza gradini e ausili speciali come le sedie JOB per consentire l'ingresso in acqua in totale sicurezza. Senza una gestione strutturata e continuativa di questi servizi, il mare per Maria smette di essere un diritto universale e gratuito, trasformandosi in un privilegio che richiede sacrifici fisici e logistici inaccettabili. La storia di Maria Esposito è l'appello di chi non chiede favori, ma il semplice rispetto delle normative vigenti. È necessario che le ordinanze balneari dei Comuni e le autorità marittime vigilino con severità, imponendo non solo l'accesso alla battigia, ma la creazione di ampie aree di sosta attrezzate e inclusive su ogni spiaggia del territorio. Fino ad allora, il mare d'estate continuerà ad avere un sapore amaro per chi, per poter guardare le onde, deve prima vincere una logorante gara contro il tempo.

Nessun commento:
Posta un commento