mercoledì 10 giugno 2026

Vico Equense, il caso dell'elettrodotto di Arola: «Giù i tralicci, ma il pericolo resta sotto i piedi»

La rimozione dei vecchi piloni celebrata dalle autorità, ma i residenti non ci stanno e denunciano: «Operazione di facciata. Cavi ad alta tensione interrati nello stesso scavo di gas e acqua. Subito chiarezza su salute, P.U.T. e autorizzazioni». 

Vico Equense - Le ruspe abbattono il vecchio ferro, le istituzioni celebrano il traguardo, ma la frazione collinare di Arola non fa festa. Dietro lo smantellamento trionfale dei vecchi tralicci dell'alta tensione si nasconde una realtà ben diversa secondo i residenti, che definiscono l'intera operazione un "intervento di facciata". Per il comitato del territorio, l'inquinamento elettromagnetico e i rischi non sono affatto spariti: sono stati semplicemente spostati dalla vista, sotto l’asfalto e a ridosso delle abitazioni. A sollevare la dura protesta è il Comitato “La Tutela dei Diritti dei Cittadini”, che punta il dito contro il raddoppio e il mantenimento della stazione elettrica primaria nel cuore del centro abitato, laddove un’amministrazione lungimirante avrebbe dovuto pretenderne il definitivo trasferimento fuori dal perimetro urbano. I cittadini chiedono ora risposte immediate su tre precisi punti oscuri di una complessa vicenda amministrativa e tecnica, a partire dal giallo legato all'innalzamento della tensione. I documenti storici dell'opera tracciano infatti un percorso che i residenti definiscono anomalo. Nel 2002 l'Enel richiese l'innalzamento della tensione da 10 kV a 150 kV, istanza allora bloccata dall’Ordinanza Sindacale n. 438. Successivamente, tramite il Decreto Ministeriale 239, è stato approvato il progetto di interconnessione per portare la tensione da 60 kV a 150 kV. La domanda della popolazione oggi è netta e priva di risposta: quando, come e da chi è stato autorizzato il precedente passaggio intermedio della tensione da 10 kV a 60 kV? Perché nessuno ha mai informato la cittadinanza? Il secondo fronte caldo è di natura strettamente urbanistica e riguarda il rispetto del Piano Urbanistico Territoriale (P.U.T.). Sebbene l'accertamento di conformità rilasciato dall’Ufficio Tecnico comunale nel dicembre 2017 subordinasse l'opera al pieno rispetto delle prescrizioni della Legge Regionale 35/1987, i comitati denunciano una palese violazione.

 

Secondo la mappa dei vincoli, la linea attraverserebbe la "Zona 1b", un'area a tutela rigorosa dell’ambiente naturale in cui l'articolo 17 del Piano impone l’inedificabilità assoluta, sia pubblica che privata. A preoccupare maggiormente sotto il profilo della sicurezza è però la modalità di interramento promiscuo delle reti. All'interno dello stesso, identico scavo in cui transitano i cavi ad alta tensione di Terna, sono stati inseriti anche i sottoservizi di altre grandi società private, come le condotte idriche della Gori, le linee Enel e le tubazioni del gas di Italgas. Una promiscuità che, se da un lato ha permesso a società e pubblica amministrazione di abbattere i costi di cantiere, dall'altro scarica sui residenti enormi rischi tecnici. La vicinanza delle correnti parassite dell’alta tensione rischia infatti di accelerare la corrosione delle tubature dell'acqua, mentre la convivenza forzata con la rete del gas trasforma il sottosuolo in una potenziale bomba a orologeria in caso di infiltrazioni o guasti incrociati. Davanti a questo scenario, le associazioni territoriali rilanciano due quesiti pesantissimi che continuano a scontrarsi con un muro di silenzio istituzionale. I cittadini si chiedono perché, se quest'opera è davvero migliorativa e sicura come viene propagandato, le autorità si sottraggano continuamente dal rilasciare garanzie scritte sulla salute della popolazione. Al contempo, ci si domanda per quale motivo gli enti competenti non rispondano alle tantissime sollecitazioni e denunce formali già depositate sulle presunte irregolarità burocratiche. La rimozione delle vecchie strutture metalliche non spegne quindi la mobilitazione. Il Comitato “La Tutela dei Diritti dei Cittadini” rinnova l'invito formale e urgente a tutti gli organi di controllo affinché verifichino la legittimità dei pareri espressi e la correttezza dell'iter. La battaglia per la trasparenza e per la salute di centinaia di famiglie ad Arola è appena iniziata.

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