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giovedì 28 maggio 2009

Meglio di George Clooney

I fratelli Casini (Pier e George), dopo essere stati divisi alla nascita, si sono ritrovati per affrontare insieme questa dura campagna elettorale. Ieri rapido bagno di folla per il leader dell’Udc nel popolare quartiere della Sanità, dove l’ex presidente della Camera ha partecipato a una manifestazione elettorale del rettore dell’università Parthenope Gennaro Ferrara, candidato del collegio alla Provincia. Casini si è concesso agli elettori e una signora gli ha gridato: «Siete meglio di George Clooney».

Il Pdl. "L’emergenza è costata 282 milioni di euro"

giovedì 21 maggio 2009

Casini e il caso Campania «Col Pdl per cacciare Bassolino»

Oggi tocca a Pierferdinando Casini spiegare l´unicità della vicenda Campania. «In Campania siamo entrati nella coalizione di centrodestra perché qui c´è l´effetto grave e drammatico prodotto da Bassolino e Iervolino». «Corriamo da soli nell´85 per cento dei casi, la Campania è una eccezione perché Bassolino e Iervolino di danni ne hanno fatti fin troppi. La scelta che abbiamo fatto è quella di mandarli a casa il prima possibile». Dunque il leader Udc conferma che il programma è a lunga gittata e comprende anche le regionali dell´anno prossimo. «Abbiamo fatto prevalere un´alternativa valida sugli interessi di partito», aggiunge. Il che non toglie che il partito rivendichi il proprio ruolo. Primo perché «credo che in Campania facciamo la differenza». Secondo perché «al centro ci siamo solo noi. Gli altri hanno tutti già un posto assicurato da qualche parte». Pionati? «Non so chi sia». Erminia Mazzoni, catturata dal Pdl? «Io guardo avanti, il passato è passato, diamo un messaggio di ottimismo».

lunedì 8 dicembre 2008

PD: Casini, partito che non esiste

Il Pd (ma la stessa sorte incombe sul Pdl), "rischia l'implosione" nelle citta' e nelle regioni. E' un "partito che non esiste" ma è sbagliato dare tutte le "colpe" a Walter Veltroni. Lo ha sostenuto il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini, nel corso del suo intervento alla “Costituente per il centro”, promossa dall'Unione di centro a Roma e nel Lazio con un'iniziativa che si e' svolta oggi nella Capitale. "Mi verrebbe quasi voglia di solidarizzare con Veltroni che invece non ha colpe -ha detto Casini- perchè mi sembra che qualsiasi cosa faccia il segretario del Pd non vada bene. Il problema di un partito che non c'è, non può essere caricato tutto sulle spalle del suo leader". Casini ha motivato le sue considerazioni partendo soprattutto dall'irrisolta questione della collocazione del Pd in Europa. "Quello che e' accaduto e' inconcepibile: Veltroni ha deciso di non sottoscrivere il manifesto elettorale del Pse per le europee che, invece, è stato firmato dal ministro degli Esteri ombra Piero Fassino. Queste -ha concluso Casini- sono alchimie della politica incomprensibili per gli elettori e per i cittadini". (Adnkronos)

Tangentopoli, il popolo del Pd contro Veltroni

giovedì 24 luglio 2008

Questione cattolica e nuove alleanze Rutelli rilancia il dialogo con Casini

Francesco Rutelli e i suoi «coraggiosi» rilanciano la «questione cattolica» nel Pd chiedendo che i credenti «si sentano nel Pd a casa loro al 100 per cento». Per far questo, l’ex vicepremier lancerà a settembre un’iniziativa sul rapporto tra religione e politica: nel frattempo, venerdì e sabato, avvierà il dialogo con l’Udc in un seminario a Todi ospite di Pier Ferdinando Casini e Ferdinando Adornato. Nel Pd l’attivismo di Rutelli mette i fibrillazione gli ex popolari che a loro volta a ottobre tenteranno un rilancio della propria iniziativa con un convegno ad Assisi. Rutelli, con Luigi Bobba, Renzo Lusetti e Donato Mosella, presentano intanto una ricerca Ipsos sui cattolici e le elezioni di aprile: i fedeli praticanti (il 34% degli italiani) hanno preferito il Pdl (41,6%) rispetto al Pd (28,2%). E il divario tra i due partiti è maggiore tra chi va a messa che tra l’intero corpo elettorale (37,5% contro 33,2%). Ma il dato rilevante per il Pd sta in un’altra ricerca Ipsos: tra gli elettori democratici il 10 per cento segue il magistero della Chiesa incondizionatamente e un altro 36% si dichiara «attento». I «coraggiosi» si candidano a rappresentarli, di qui l’iniziativa di metà settembre in cui verrà presentata una proposta sul rapporto tra religione e politica in cui si supera l’attuale impostazione laico-liberale di netta separazione tra Chiesa (intesa come istanze che vengono dalla comunità dei cittadini credenti) e Stato (inteso come l’intera comunità dei cittadini). Centrale quindi il dialogo con l’Udc di Casini che partirà questo fine settimana a Todi al seminario della fondazione Liberal di Adornato e Angelo Sanza: «La tesi che illustrerò - spiega Adornato - è che in Italia ci sono cinque aree irriducibili e cioè Lega, Pdl, Udc-centro, Pd e area antagonista oggi occupata da Di Pietro. Il bipolarismo in quanto tale non è un valore, ma lo è la democrazia dell’alternanza e il sistema elettorale tedesco, grazie alla sua flessibilità, aumenta la possibilità di alleanze diverse». (Il Mattino)

sabato 19 aprile 2008

Anime in movimento

Nel Pd ferve il dibattito su cosa fare. Da un lato si discute sulla possibilità di una organizzazione federale. Il progetto viene rispolverato da Sergio Cofferati. «Serve un Partito democratico del Nord, una federazione che unisca Emilia-Romagna, Triveneto, Lombardia, Piemonte e Liguria. In questa macroarea ci sono elementi distintivi che vanno dalle tradizioni alla cultura fino ai caratteri sociali ed economici. La novità è proprio questa, secondo me: noi siamo parte del Nord, non del Centro». Dall’altro, il nodo della effettiva fusione delle originarie anime, che va di pari passo con l’eterna lotta fra Veltroni e D’Alema. Lunedì pomeriggio, Veltroni sarà a Milano per l´analisi del voto, senza ricette: per sentire i segretari regionali e cogliere gli umori. Ma intanto D’Alema ha incontrato Casini, e dichiara che Marini gli andrebbe benissimo come nuovo presidente. La mossa di D’Alema ha acuito l’insofferenza tra i democratici di provenienza popolare, che hanno interpretato l’incontro del ministro degli Esteri uscente con il leader dell’Udc come un affronto: ipotizzare un’alleanza futura con l’Udc significherebbe infatti ridurre a un ruolo marginale i cattolici che militano nel Pd. Insomma c’è un rischio peggiore della sconfitta elettorale, è il fallimento del progetto. L’anima popolare del Pd teme proprio questo: aver scommesso su una moderna forza riformista e ritrovarsi invece in un Pci del terzo millennio.

giovedì 6 marzo 2008

Qualcuno adotti Mastella …

Clemente c’è sempre stato in Parlamento, ma stavolta potrebbe non candidarsi. Il tam tam sul forfait personale del leader di Ceppaloni è iniziato a girare già nella serata di mercoledì. L 'ex presidente di Federmeccanica Massimo Calearo lo ha "elogiato" per aver fatto cadere il governo Prodi e aver aperto la strada al Pd. Calearo è capolista del Pd in Veneto, mentre il leader dell'Udeur perde anche l’appoggio del Cavaliere. “I sondaggi ci hanno mostrato impietosamente che le difficoltà erano molto elevate, perchè con Mastella avremmo perso dagli 8 ai 12 punti. E questi sondaggi hanno influenzato anche Roberto Maroni e Gianfranco Fini". Nessun accordo neanche con la Rosa Bianca, lo conferma Savino Pezzotta. Nessuno lo vuole come alleato. Molti nemmeno più come leader: nel giro di pochi giorni lo hanno abbandonato il presidente del gruppo al Senato Tommaso “Sputacchiella” Barbato, il vicesegretario Antonio Satta, quattro sindaci campani e addirittura il vicesindaco di Ceppaloni. Il “favore” di far cadere il governo Prodi non gli è stato ricambiato neanche da Casini. Oggi si trova completamente da solo in vista delle politiche del 13 e 14 aprile. L’ex Guardasigilli, rischia di non andare in Parlamento, mentre la moglie di Bassolino, in terza posizione nella lista del Senato, ha già il posto garantito. Qualcuno adotti Mastella …

domenica 2 marzo 2008

Palla al “centro”

Clemente Mastella dal suo blog dice: “Siamo nella campagna elettorale più difficile e complicata degli ultimi anni. Si vota con un vecchio sistema elettorale ma in realtà, di fatto, si fa credere agli elettori che il sistema è cambiato. Novità ce ne sono e la novità è che si vuole schiacciare mediaticamente ogni piccola formazione. Noi siamo nel pieno di una campagna che sarà dura e, ovviamente, dobbiamo chiedere consensi per noi. Per farlo dobbiamo difenderci, e consideriamo al momento, tutti gli altri partiti come degli avversari da combattere.”

Alla manifestazione di apertura della campagna elettorale di Casini è spuntato Luciano Moggi. L'ex direttore generale della Juventus ha seguito in sala l'intervento del candidato premier dell'Udc. Al termine del discorso di Casini, tra i due c'è stato un caloroso saluto.

“Sono davvero sorpreso nel vedere la caduta di stile da parte degli amici dell´Udc dopo l´annuncio del nostro apparentamento elettorale con il Pdl”. Lo afferma Giuseppe Pizza, segretario della Democrazia Cristiana aggiungendo che “la cosa curiosa è che gli amici Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa utilizzano illegittimamente lo Scudo Crociato mentre dichiarano di non volere dar vita alla Democrazia Cristiana. Fanno, pertanto, solo un uso strumentale di un´immagine gloriosa che tanto ha significato per gli ultimi 60 anni di storia del Paese”.

mercoledì 13 febbraio 2008

Porta a porta

È un Berlusconi riflessivo, poco propenso alle battute e agli slogan. Incalzato dalle domande di Pierluigi Battista, Ferruccio de Bortoli, Mario Orfeo e Piero Sansonetti, oltre che dallo stesso padrone di casa, l'ex premier ribadisce che Casini deve scegliere: se non entra nel Pdl è fuori dalla coalizione. «Anche noi e An eravamo legati ai nostri marchi - aggiunge Berlusconi - ma abbiamo rinunciato per entrare nel Popolo della libertà. Chiediamo la stessa generosità a Casini anche perché il suo simbolo non è che abbia una storia così antica come quella della Dc». Vespa gli legge in diretta la risposta di Casini. Il leader centrista riconosce la premiership del Cavaliere e si dichiara pronto a sottoscrivere un «patto chiaro e limpido» ma non intende rinunciare al simbolo dell'Udc: «I moderati ci vogliono uniti, noi siamo disponibili a unirci ma non ci si può chiedere di annetterci perché è poco dignitoso». Berlusconi però non indietreggia: «Nessuna annessione, ma insisto a chiedere all'Udc di fare come noi ed entrare nel Pdl». È questo l'unico «patto» che offre garanzie. L'ex premier è rimasto scottato dai distinguo dei centristi durante il suo Governo così come dalla messa in discussione della sua leadership negli ultimi due anni. Chi non corre nel Pdl è fuori (Lega a parte). Vale per Casini ma anche per la Destra di Storace con la quale è escluso qualunque apparentamento e per la lista per la Vita di Giuliano Ferrara, che Berlusconi definisce «un errore» perché un simile tema non deve finire «nell'agone politico», ma semmai prendere la strada delle Nazioni Unite. Quanto a Dini e Mastella, spiega che è ancora in corso la trattativa. I due probabilmente entreranno nel Pdl. Ma i candidati – avverte – saranno selezionati con «severità». E non ci sarà posto – risponde – per chi si è esibito al Senato sputando (Barbato dell'Udeur) o mangiando mortadella (Strano di An).

Sondaggi: Swg

Forza Italia sarebbe il primo partito tra i giovani italiani con eta' compresa tra 18 e 24 anni secondo un sondaggio di Swg. Il partito di Silvio Berlusconi raccoglierebbe in questo particolare bacino elettorale il 30% dei consensi, seguito dal Pd al 19%. Alleanza nazionale prenderebbe il 15,5% e la Sinistra arcobaleno l'11%: il che significa che tra i giovani il Pdl arriverebbe al 45,5%, mentre l'attuale Unione non supererebbe il 30%. (Ansa)

domenica 11 novembre 2007

Legge elettorale, niente “casini” …

L'Udc di Casini apre a Veltroni: «Siamo disponibili a lavorare insieme per la riforma elettorale». Il centrodestra si divide e la «spallata» promessa da Berlusconi a Prodi si trasforma in una spalla per il governo e il Partito democratico che guarda con sempre maggiore attenzione al centro. Casa delle libertà in preda a una crisi di panico. Dire che Veltroni ha convinto tutti nel Pd forse è troppo. Però l’intesa c’è e la proposta ormai è definita, anche se si aspetta la Finanziaria per metterla nero su bianco: per la legge elettorale la base di confronto sarà una sorta di sistema misto tedesco-spagnolo, o tedesco corretto, di cui si parla da tempo, e su cui nelle ultime ore stanno arrivando segnali positivi. In pratica questo tedesco corretto a tinte spagnole prevede metà seggi con l’uninominale e metà col proporzionale, sbarramento al 5% predisposto con base circoscrizionale, (il che salva forze a forte insediamento regionale, come Lega e Udeur), nessun premio di maggioranza. Il vantaggio è che riduce la frammentazione, mantenendo il bipolarismo. E costringe le forze piccole del centrosinistra, (che infatti non apprezzano), a coalizzarsi. Presto per dire se è una svolta, ma la strada sembra quella e nel Pd si dicono moderatamente ottimisti. «Usciamo allo scoperto al momento giusto», raccomanda Veltroni ai suoi, ma l’accelerazione c’è.