Vico Equense - Esistono domande capaci di fermare le macchine di una fabbrica di morte e silenzi in grado di urlare più forte delle bombe. È quanto accaduto a Moiano, nella zona collinare di Vico Equense, dove la presentazione del libro Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi (Piemme, 2026) si è trasformata in un evento di straordinario impegno civile, capace di unire la Penisola Sorrentina alle trincee più insanguinate del pianeta. Sotto la moderazione di Giovanna Starace, e con gli interventi introduttivi di Salvatore Buonocore e Margherita Celentano, la sala ha ospitato un momento di rara intensità: il "disarmo della parola". A dare voce ai piccoli testimoni di Gaza e dell'Ucraina sono stati i bambini delle parrocchie di Moiano, Arola e Ticciano, insieme ai ragazzi di “Oltre il guscio”. Leggendo i messaggi dei loro coetanei lontani, i ragazzi del territorio hanno reso tangibile l'orrore della guerra, trasformando una serata letteraria in un appello diretto alla coscienza collettiva. In collegamento da remoto, il co-autore Arnoldo Mosca Mondadori ha guidato la platea nel cuore del volume, spiegando come le novità di cui il mondo ha bisogno nascano proprio "nei cuori degli uomini". Il momento più toccante della sua testimonianza è stato il richiamo alla vicenda di Vito Alfieri Fontana. Erede di una dinastia di produttori di mine antiuomo, Fontana ha venduto per sedici anni milioni di ordigni in tutto il mondo, garantendo benessere alla propria famiglia attraverso strumenti progettati per mutilare e uccidere per decenni. La sua vita è cambiata per la "disattenzione" di un giorno: un catalogo aziendale lasciato in auto e sfogliato dal figlio piccolo. «Papà, ma tu sei un assassino?».
Quella domanda, posta con la spietata limpidezza dell'infanzia, ha spezzato il meccanismo del profitto, portando Fontana a chiudere la produzione e a dedicarsi allo sminamento umanitario. La partecipazione massiccia dei cittadini di Vico Equense ha dimostrato che il tema del disarmo non è un'astrazione geopolitica, ma un'urgenza sociale. Attraverso i disegni e le schede geopolitiche del libro, il pubblico è stato spinto a riflettere sulla responsabilità del mondo adulto. «Ascoltare queste lettere con la voce dei bambini del nostro territorio — è emerso durante il dibattito — trasforma il dolore lontano in un impegno vicino». La serata di Moiano non è stata solo una presentazione, ma la dimostrazione che, partendo dall'educazione e dall'empatia, è possibile costruire una cultura della non-violenza. Resta, al termine dell'incontro, l'interrogativo morale che il libro pone a ogni lettore: quale mondo stiamo consegnando a chi, oggi, ha avuto il coraggio di prestare la propria voce alle vittime del domani? Moiano ha risposto scegliendo il sentiero della pace, quello che si percorre solo se si ha il coraggio di guardare il mondo con gli occhi dei bambini.

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