mercoledì 1 aprile 2026

Caso Albo Pretorio a Vico Equense: il Comitato “Tutela dei Diritti” attacca il Comune

Sotto accusa la convocazione del Consiglio Comunale del 24 marzo. Il Presidente Cannavacciuolo: "Atto rimosso dal sito senza spiegazioni, pronti a ricorrere al Prefetto"

Vico Equense - Non si placa la polemica sulla trasparenza amministrativa a Vico Equense. Al centro del contendere, una presunta irregolarità nella convocazione del Consiglio Comunale dello scorso 24 marzo 2026, che sta spingendo il Comitato “La Tutela dei Diritti dei Cittadini” a minacciare un ricorso formale alla Prefettura. Tutto nasce da una diffida inviata dal Comitato il 26 marzo. Secondo l’associazione, l’atto di convocazione pubblicato all’Albo Pretorio sarebbe stato viziato da un’omissione fondamentale: la mancata indicazione della sede della seduta. Un dettaglio non da poco, poiché la pubblicità integrale degli atti — sede inclusa — è un requisito essenziale previsto dal Testo Unico degli Enti Locali (TUEL) per garantire ai cittadini la possibilità di partecipare e informarsi. La situazione si è complicata nelle ultime ore. Il Presidente del Comitato, Michele Cannavacciuolo, denuncia un’anomalia digitale: “Dalle nostre verifiche l’atto di convocazione principale è sparito dall’area corrente dell’Albo Pretorio online. Non risulta alcuna rettifica né un annullamento in autotutela. Paradossalmente, è rimasta visibile solo l’integrazione all’ordine del giorno, il che rende il vuoto documentale ancora più evidente”. Secondo il Comitato, la semplice rimozione di un atto viziato, senza una procedura trasparente di correzione, configurerebbe una violazione delle norme sulla trasparenza (D.Lgs. 33/2013). Nella nota inviata via PEC, il Comitato chiede ufficialmente chiarimenti su tre fronti. I provvedimenti adottati: quali azioni sono state intraprese per sanare l’irregolarità?

 

Lo svolgimento della seduta: il Consiglio del 24 marzo si è tenuto regolarmente nonostante il vizio di pubblicità? La prevenzione: quali misure verranno prese per evitare che simili mancanze espongano l’Ente al rischio di annullamento delle delibere assunte. Il clima si fa teso. Se il Comune non fornirà risposte dettagliate in tempi brevi, la palla passerà alla Prefettura. Il rischio, per l'amministrazione, non è solo d'immagine: la mancata regolarità degli atti di convocazione potrebbe infatti inficiare la validità legale di tutte le decisioni prese durante l'ultima assise cittadina.

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