giovedì 2 aprile 2026

Legge 150 e incompatibilità: il confine invalicabile tra addetto stampa e giornalista

Esiste un confine sottile, ma invalicabile, che separa la comunicazione istituzionale dal giornalismo di cronaca. Un confine tracciato non solo dalla deontologia, ma da una legge dello Stato (la 150/2000) che parla chiaro: chi lavora nell'ufficio stampa di un Comune non può, contemporaneamente, scrivere per un quotidiano. Eppure, nel panorama mediatico locale, questo confine appare spesso sfumato, se non del tutto cancellato, da pratiche che sollevano interrogativi profondi sulla trasparenza e sull'indipendenza dell'informazione. Il caso di un addetto stampa comunale che continua a firmare articoli su una testata giornalistica non è un semplice "peccato veniale" burocratico. È un cortocircuito democratico. Da un lato, l’addetto stampa ha il compito – legittimo e pagato dai contribuenti – di promuovere l’immagine dell’amministrazione, veicolando i successi del Sindaco e della giunta. Dall'altro, il giornalista di un quotidiano ha il dovere opposto: osservare con occhio critico, verificare i fatti e, se necessario, denunciare le inefficienze della macchina pubblica. Com'è possibile che la stessa mano che redige il comunicato celebrativo del mattino sia la stessa che, nel pomeriggio, scrive la "cronaca" di quegli stessi eventi per un giornale? Chi garantisce al cittadino che quella notizia non sia un comunicato stampa travestito da articolo? Oltre al profilo etico, c'è una questione di equità professionale. Un addetto stampa gode di un accesso privilegiato a documenti, delibere e indiscrezioni di corridoio prima di qualunque altro collega. Se questa posizione viene usata per alimentare una collaborazione esterna, si crea un regime di monopolio informativo che danneggia la libera concorrenza tra le testate e, in ultima analisi, il pluralismo.

 

La violazione continuativa di questa incompatibilità chiama in causa la vigilanza degli organi preposti. L’Ordine dei Giornalisti, custode del "Testo Unico dei doveri", ha il compito di sanzionare queste commistioni che minano la credibilità dell’intera categoria. Allo stesso modo, un’amministrazione comunale che tollera o incoraggia tale ambiguità abdica al proprio dovere di trasparenza, preferendo la "comunicazione amica" all'informazione indipendente. In ogni comunità, il cittadino ha il diritto di sapere chi sta parlando: se è il "Palazzo" che promuove se stesso o se è un osservatore imparziale che riferisce i fatti. Quando le due figure si sovrappongono, a perdere è solo la verità dei fatti, sommersa da un groviglio di interessi dove il controllore e il controllato finiscono per sedersi alla stessa scrivania. Senza una netta distinzione di ruoli, l'informazione locale rischia di trasformarsi in una sterile grancassa del potere, lasciando i cittadini privi di quella bussola critica necessaria per giudicare l'operato di chi li governa.

Nessun commento: