Vico Equense - Francesco Dinacci ha sciolto le riserve. La nuova segreteria metropolitana del Partito Democratico di Napoli è realtà, presentata ufficialmente con l’ambizione di rappresentare il "nuovo corso" di Elly Schlein all'ombra del Vesuvio. Una squadra costruita col bilancino, dove ogni casella risponde a un’area (dal "correntone" Sarracino-Orlando alla filiera Casillo-Topo) e ogni nome a un peso elettorale specifico.
Tuttavia, leggendo l’elenco dei prescelti, balza agli occhi un’assenza che non è più una svista, ma una scelta politica: la Penisola Sorrentina non esiste sulla mappa del PD napoletano. I nomi ufficializzati confermano la trazione dell’area vesuviana e dell’hinterland: Francesco Senese (Organizzazione), Annamaria Cuomo (Portici), Alfonso Coccoli (Pompei), Nicola Mondini (San Sebastiano) e Peppe Maiello (Sant’Anastasia). Per l’area nord di Napoli presente nuovamente Antonella Di Rosa, segretaria PD di Villaricca. Entrano anche Daniela Puzone, assessore a Mugnano e Raffaele Manco, segretario Dem di Qualiano. Una geografia del consenso che premia i grandi bacini di voti, ma che taglia fuori una delle aree più strategiche della provincia.
Vico Equense, Sorrento, Piano: per il PD di Dinacci, questi territori sembrano essere solo mete per il tempo libero, non luoghi dove coltivare classe dirigente o ascoltare istanze amministrative. Di fronte a questo scenario, la domanda sorge spontanea: cosa aspetta il circolo del PD di Vico Equense a farsi sentire?
In politica il silenzio equivale all'irrilevanza.
Se il PD napoletano si permette di varare una segreteria "Vesuvio-centrica" ignorando le istanze di Vico e dei comuni limitrofi, è perché evidentemente percepisce la nostra classe dirigente locale come troppo silenziosa o, peggio, accondiscendente. Non si può accettare che un’area che produce Pil, turismo e cultura venga ridotta a una "cartolina" da usare durante le campagne elettorali, per poi essere dimenticata quando si tratta di decidere le linee strategiche su trasporti, sanità e ambiente. Il circolo locale ha il dovere morale e politico di alzare la voce. Chiedere rispetto non significa mendicare una poltrona, ma pretendere che i problemi dei pendolari della Circumvesuviana, il caos della Statale 145 e le sfide del lavoro stagionale abbiano un volto e una voce nelle stanze dove si decide il futuro della Città Metropolitana. Come può Dinacci parlare di "partito dei territori" se taglia fuori una delle aree più fragili e al contempo produttive della provincia? È il momento che il PD di Vico Equense esca dal guscio. Serve una presa di posizione netta, un documento politico, un’assemblea che metta Napoli di fronte alle proprie responsabilità. La coerenza con il nuovo corso di Elly Schlein, che predica partecipazione e ascolto delle periferie, va pretesa con i fatti, non solo con i post sui social.
Se il circolo di Vico non reagisce ora, accetterà implicitamente di essere considerato un ramo secco di un partito che guarda solo ai grandi agglomerati urbani. La Penisola Sorrentina merita di più di un posto in ultima fila: merita di stare al tavolo della programmazione. Il tempo della pazienza è finito, ora è il tempo della politica.

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