lunedì 13 aprile 2026

Faito, un anno dopo: il dolore si fa memoria nel silenzio della vetta

Il 17 aprile la comunità di Castellammare e Vico Equense si ferma per ricordare le quattro vittime del crollo della funivia. Tra il Santuario di San Michele e la stazione a valle, un filo invisibile di preghiera e richiesta di giustizia lega il passato al presente 

Castellammare di Stabia / Vico Equense - C’è un istante, sospeso tra il mare e la roccia, in cui il tempo si è fermato per sempre. Erano le 14:30 del 17 aprile 2024, quando la nebbia del Faito inghiottì non solo una cabina, ma le vite di quattro persone e la serenità di un intero territorio. A un anno di distanza, quel vuoto non è più solo un’assenza: è una responsabilità collettiva che si trasforma in memoria. Il primo anniversario della tragedia sarà scandito da due momenti simbolo. Alle ore 12:00, la vetta si raccoglierà nel Santuario di San Michele, dove l’arcivescovo Francesco Alfano celebrerà una messa in suffragio di chi non c’è più. All’uscita, una corona di fiori verrà deposta presso la lapide commemorativa, a pochi passi da quel burrone che ha segnato il destino della funivia.Nel pomeriggio, alle 14:30 — l’ora esatta dello schianto — il ricordo si sposterà alla stazione di Castellammare. Lì, dove un anno fa l’attesa si trasformò in strazio, i sindaci Luigi Vicinanza e Giuseppe Aiello guideranno un rito civile. Un momento per stringersi attorno alle famiglie, in un luogo che attende ancora di conoscere la verità tecnica su quanto accaduto. Dalla tragedia emerge una ferita che attraversa i confini. Thabet Suleiman, l’unico sopravvissuto, non potrà essere presente.

 

Bloccato a Tel Aviv dalla guerra e dai postumi delle gravi lesioni riportate, vive oggi su una sedia a rotelle. Con lui il fratello Mohamed, che un anno fa volò in Italia per recuperare la salma della sorella Janan, la farmacista rimasta uccisa insieme al macchinista Carmine Parlato e alla coppia di turisti inglesi, Dereck e Margaret Winn.«Non possiamo muoverci per via del conflitto, ma il nostro cuore è lì», spiegano i fratelli Suleiman attraverso il loro legale, l'avvocato Hilary Sedu. «Abbiamo fiducia nella magistratura italiana. Restiamo in attesa che si faccia luce sulle responsabilità». Mentre la comunità prega, l’inchiesta prosegue. Il prossimo 7 maggio, l'aula del Tribunale di Torre Annunziata ospiterà una nuova tappa dell'incidente probatorio. Al centro del mirino dei periti ci sono le manutenzioni dell’impianto, tuttora sotto sequestro. Tra i 25 indagati figura anche l’Eav, la società regionale che gestiva la funivia. Ricordare il 17 aprile, dunque, non significa solo onorare i defunti, ma ribadire l’urgenza della sicurezza sul lavoro e nei trasporti. Perché quella funivia, che per decenni è stata il simbolo della bellezza del Faito, non debba mai più essere associata al dolore, ma solo a una verità finalmente riconquistata.

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