martedì 14 aprile 2026

Vico Equense, vita rovinata da un incidente: risarcita dopo 33 anni

Avv. Mauro Colandrea
di Antonino Siniscalchi - Il Mattino

Vico Equense - Nel 1991 aveva appena 17 anni quando un gravissimo incidente stradale le cambiò per sempre la vita. Da quel giorno, per B.B. iniziò un lungo e doloroso percorso fatto di interventi chirurgici, lunghi periodi di immobilità e una riabilitazione estenuante, segnata da sofferenze fisiche ed emotive. Una vita che stava per sbocciare fu improvvisamente spezzata. Accanto al calvario medico si aprì presto anche quello giudiziario. Un percorso tortuoso, durato trentatré anni, durante i quali B.B. ha cercato di ottenere giustizia e un equo risarcimento per quanto subito. Un’attesa lunga una vita. L’incontro con il nuovo legale avviene quando B.B. ha ormai più di cinquant'anni. Il racconto della sua storia è frammentato, interrotto dalla commozione. Dopo oltre tre decenni di processo, la prima sentenza è una doccia gelata: nessun risarcimento. A rendere il quadro ancora più surreale, l’assenza di chiarimenti sulla decisione. “Seguimi tu”, è la richiesta semplice e disperata che rivolge B.B. al giovane avvocato vicano Mauro Colandrea. È il 22 dicembre 2024 quando inizia la corsa contro il tempo. Le cancellerie sono quasi deserte, i termini per l’appello imminenti. Davanti agli occhi, una montagna di faldoni: trentatré anni di atti da studiare in pochi giorni. Le festività natalizie scorrono tra carte, appunti e notti insonni. Cresce, però, anche la convinzione che qualcosa si possa ancora fare. È in momenti come questi che la professione forense recupera la sua essenza più profonda: non solo tecnica e procedura, ma missione. Riparare un torto, restituire dignità, dare voce a chi per troppo tempo non è stato ascoltato. La svolta arriva in Corte d’Appello. I giudici ribaltano completamente l’esito del lungo iter processuale, riconoscendo a B.B. un importante risarcimento. Dopo oltre trent’anni, la giustizia arriva.

 

Il momento è carico di emozione. B.B. scoppia in un pianto liberatorio, abbraccia il suo avvocato, quasi sorpresa da un risultato che ormai sembrava irraggiungibile. Un epilogo che, sulla carta, potrebbe apparire come un lieto fine. Ma non è così semplice. Perché accanto alla soddisfazione resta una consapevolezza amara: il tempo. La variabile più determinante, quella che nessuna sentenza potrà mai restituire. Gli interessi compensativi riconosciuti non potranno colmare gli anni trascorsi tra attese, rinvii e speranze disattese. Se quel risarcimento fosse arrivato in tempi “umani”, forse B.B. avrebbe avuto maggiori opportunità, meno paure, più futuro. Come sottolinea l’avvocato Mauro Colandrea: “Questa vicenda dimostra che la giustizia può arrivare, ma quando arriva dopo così tanto tempo lascia inevitabilmente un senso di incompiutezza. Il nostro compito è crederci fino in fondo, anche quando tutto sembra perduto”. Giustizia è stata fatta. Ma resta una domanda sospesa: quanto vale davvero una giustizia che arriva così tardi?

Nessun commento: