L'intervista al Mattino di oggi ad Antonio Savarese (Acen Napoli): "Materiali aumentati fino al 40%. Per completare le opere del Piano entro il 2026 servono garanzie e lo sblocco delle anticipazioni."
Napoli - Il settore dell'edilizia si trova di fronte a una nuova, complessa tempesta. Nonostante il successo produttivo registrato negli ultimi anni, le onde d'urto del conflitto in Medio Oriente e l'impennata dei costi energetici stanno mettendo a dura prova la tenuta dei cantieri, in particolare quelli legati al PNRR. A tracciare il quadro della situazione è Antonio Savarese, presidente dell’Associazione dei costruttori napoletani, che lancia un monito chiaro: senza misure d'emergenza, l’“ultimo miglio” del Piano rischia di farsi proibitivo. Il primo scoglio è rappresentato dai prezzi delle materie prime. «Gli effetti sono già pesanti», spiega Savarese. «Oltre ai carburanti, che gravano sui trasporti, abbiamo assistito a rincari del 35-40% per inerti e materiali lapidei. Anche ferro, cemento e conglomerati hanno subito incrementi medi del 30%». A rendere la situazione ancora più instabile è la volatilità dei derivati del petrolio, i cui prezzi cambiano ormai quotidianamente, rendendo quasi impossibile per le imprese programmare gli approvvigionamenti con serenità. Se il PNRR è stato finora un successo — con investimenti pubblici che nel 2025 hanno sfiorato i 100 miliardi di euro — oggi i segnali di rallentamento sono evidenti.
Le imprese, che insieme ai Comuni sono state il motore di questa crescita, si scontrano con la difficoltà di firmare nuovi contratti di fornitura. «I fornitori chiedono garanzie che solo lo Stato può dare», sottolinea Savarese. Oltre al caro-materiali, pesa il problema della copertura delle anticipazioni di cassa, fondamentali per la gestione operativa dei lavori. Per evitare il blocco dei cantieri, i costruttori chiedono al Governo interventi mirati. Due le direzioni principali. Fiscalità: l’adozione di uno strumento per "sterilizzare" l’aumento del gettito IVA derivante dai rincari dei materiali, una misura a impatto limitato sui conti pubblici ma vitale per le imprese. Liquidità: estendere a tutta la filiera la misura già concessa a Rfi, che permette di anticipare agli appaltatori fino al 10% delle riserve per oneri già sostenuti. In attesa di una circolare del Ministero del Tesoro che possa sciogliere i nodi burocratici, Savarese richiama alla collaborazione tra stazioni appaltanti e imprese: «Dobbiamo evitare rigidità e contenziosi che comprometterebbero i risultati raggiunti». L’obiettivo resta il 31 agosto 2026. «Il settore delle costruzioni ha trainato il Paese fuori dalla pandemia, creando 350mila posti di lavoro. Ora serve uno sforzo straordinario per tagliare il traguardo finale», conclude il Presidente.

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