Vico Equense - Ancora una volta, il sibilo delle motoseghe rompe il silenzio delle colline sorrentine, lasciando dietro di sé una scia di rami spezzati e ferite profonde. A cadere sotto i colpi di una gestione del verde "scriteriata e non professionale" sono stati i monumentali esemplari di leccio (Quercus ilex) di Astapiana, silenziosi testimoni della storia che un tempo circondavano l’antico eremo camaldolese. Il pretesto è sempre il solito: qualche ramo che sporge sui tetti delle abitazioni. Una motivazione che, secondo il WWF Terre del Tirreno, è servita solo ad assoldare il "tagliatore di legname" di turno per eseguire violenti interventi di capitozzatura. Non si tratta di potature, ma di vere e proprie mutilazioni. Tagli sfrangiati, assenza di tagli di ritorno e ferite esposte proprio nel momento della ripresa vegetativa e del delicato periodo di nidificazione dell’avifauna. Questi lecci, censiti dal WWF già nel 2000, rappresentano dei veri e propri patriarchi arborei. Eppure, nonostante la Legge 10/2013 imponga ai Comuni il censimento e la tutela di questi monumenti viventi – prevedendo sanzioni che arrivano fino a 100.000 euro – il Comune di Vico Equense sembra muoversi a passo di lumaca. Ad oggi, solo una minima parte del tesoro arboreo locale gode del vincolo monumentale. Tuttavia, il WWF ricorda che i lecci di Astapiana sono già tutelati dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D. Lgs. 42/2004). Ogni intervento non autorizzato si configura, dunque, come un vero e proprio danneggiamento paesaggistico. Oltre al danno estetico e storico, c’è quello biologico. Le ferite aperte dai tagli selvaggi sono l’esca perfetta per il Cerambyx cerdo, un coleottero protetto dalle convenzioni CITES. Sebbene la specie sia rara e preziosa per l’ecosistema, la sua attività larvale – stimolata proprio dalle superfici di taglio non curate – rischia di compromettere definitivamente la stabilità e la salute delle querce già indebolite da decenni di incuria. "Ignoranza, malafede o semplice superficialità?" si chiede il WWF.
La risposta resta sospesa tra i rami mozzati di Astapiana, ma il risultato non cambia: si continua a distruggere l’identità geografica e l’habitat della fauna locale (insetti, uccelli, piccoli mammiferi) in nome di una presunta sicurezza o comodità domestica. È davvero un peccato – e una sconfitta per l'intera comunità – che nel 2024 la sensibilità ambientale sia ancora considerata un optional sacrificabile al primo colpo di motosega. Il patrimonio verde di Vico Equense è un bene irripetibile: quanto ancora dovremo aspettare prima che le istituzioni decidano di proteggerlo davvero?

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