Vico Equense - Il 17 aprile non sarà mai più un giorno come gli altri per le comunità di Vico Equense e Castellammare di Stabia. A un anno dal tragico incidente della funivia del Monte Faito, il ricordo di Carmine Parlato resta vivo e luminoso, come il panorama che ammirava ogni giorno dalla sua cabina. Carmine, 59 anni, era molto più di un dipendente dell'EAV: per colleghi e viaggiatori era un'istituzione, un uomo capace di trasformare un semplice tragitto in un’esperienza di autentica accoglienza. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo lo descrive come un lavoratore instancabile e una persona straordinaria, che considerava quella funivia non solo un impiego, ma una seconda casa. Per anni, Carmine è stato il volto rassicurante per migliaia di visitatori. Conosciuto come il "cicerone" del Faito, aveva il dono raro di saper tranquillizzare i turisti più timorosi durante la salita, raccontando la bellezza di quella terra che lo aveva visto nascere e crescere. La sua dedizione era mossa da un amore profondo e viscerale per la "sua" montagna. Oltre la divisa, Carmine lascia il vuoto di un amico leale e di un pilastro insostituibile per la sua famiglia — la moglie Elvira e il figlio Mario. In questo primo anniversario, onorare la sua memoria significa non dimenticare la sua passione e il suo sorriso, ma anche trasformare il dolore in un monito: affinché il suo sacrificio ricordi a tutti che la sicurezza sul lavoro deve essere un diritto inviolabile, per il quale non si può più pagare un prezzo così alto.

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