Vico Equense - C’è un silenzio che pesa più delle parole tra le strade di Vico Equense, ed è quello di Fratelli d’Italia. Non è il silenzio di chi non ha rappresentanza, ma il mutismo di chi, pur occupando le stanze del potere, sembra aver smarrito la bussola della partecipazione pubblica. È il "Paradosso di Vico": un partito che sulla carta vanta una corazzata istituzionale, ma che nella realtà appare come un fantasma politico. Se guardiamo all'organigramma, Fratelli d’Italia a Vico Equense dovrebbe essere un motore inarrestabile. Ha espresso un candidato locale forte come l'ingegnere Carmine Ferraro alle recenti Regionali di novembre — capace di raccogliere quasi 1.500 preferenze solo in città — siede stabilmente in Giunta con un proprio assessore e conta su due consiglieri comunali che dovrebbero fare da sentinelle sul territorio. Eppure, passata la sbornia elettorale e spenti i riflettori dei manifesti, di questa "potenza di fuoco" non è rimasto che il fumo. Oggi la domanda che rimbalza tra i cittadini è semplice: chi li vede? Chi li sente? Nonostante il radicamento istituzionale, manca quella vitalità politica che trasforma una carica amministrativa in un punto di riferimento per la comunità. Ferraro, dopo aver sfiorato l'impresa regionale capitalizzando il simbolo di Giorgia Meloni, sembra essere rientrato in una sorta di cono d'ombra, mentre l'attività dei rappresentanti in assise e in giunta scivola via nell'ordinaria amministrazione, senza un guizzo, senza una presa di posizione sui temi che bruciano sulla pelle dei vicani.
Il rischio è che Fratelli d'Italia si stia trasformando in un ufficio di collocamento amministrativo, dimenticando la sua natura di movimento politico. La politica non si esaurisce nel sedere su una poltrona in Consiglio o nel firmare una delega in Giunta; la politica è presenza, è confronto, è la capacità di spiegare ai propri elettori - che a Vico hanno dimostrato di esserci - cosa si sta facendo per il futuro della città. Se la dirigenza locale, forte dei suoi ruoli, non uscirà presto da questo letargo post-elettorale, il rischio è che il consenso raccolto si disperda come neve al sole. A Vico non servono assessori invisibili o consiglieri silenziosi; serve una politica che torni a farsi vedere tra la gente, prima che il distacco diventi definitivo e la Fiamma si spenga per mancanza d'ossigeno.

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