giovedì 5 febbraio 2026

Marina di Vico: l’oasi dimenticata che divide la politica. Esposito (PD): «Non è terra di nessuno, è casa nostra»

Vico Equense - C’è un’immagine che più di ogni altra descrive il paradosso di Vico Equense: quella di un borgo che vanta la prestigiosa Bandiera Blu per la limpidezza delle sue acque, ma che sembra affogare nell’incuria della terraferma. Al centro della tempesta politica e sociale finisce la Marina di Vico, una volta "salotto" sul mare e oggi, secondo le denunce dell'opposizione, simbolo di un’occasione mancata. A rompere il silenzio è Francesca Esposito, neo-consigliera comunale del Partito Democratico, che attraverso un intervento diventato virale sui social ha dato voce al malcontento dei residenti. La sua analisi è un mix di amarezza e pragmatismo: la Marina non è solo un’area geografica, ma un «luogo dell’anima» che rischia di scivolare definitivamente nell’abbandono. «Potrebbe essere il nostro fiore all’occhiello, una piccola oasi di pace», scrive la consigliera, tratteggiando però una realtà fatta di sporcizia e degrado che stride con l'immagine patinata della città turistica. Il caso della Marina non è un episodio isolato, ma la punta dell’iceberg di uno scontro politico più ampio. Solo pochi giorni fa, il gruppo consiliare del PD aveva sferrato un attacco frontale all'amministrazione comunale riguardo alla gestione del PAD (Piano Attuativo del Demanio Marittimo). Le accuse sono pesanti: l’opposizione parla di «favole del Sindaco» e denuncia ritardi definiti "inaccettabili" nella programmazione della stagione balneare 2026, ormai alle porte. Secondo i dem la manutenzione ordinaria dei borghi marinari verrebbe sacrificata sull'altare di una burocrazia lenta e di una visione strategica carente. Per i cittadini di Vico Equense, la questione va oltre la semplice estetica urbana. Si tratta di identità. La Marina rappresenta il legame storico della comunità con il mare, un patrimonio che – se valorizzato – potrebbe diventare il motore di un turismo sostenibile e di qualità. Oggi, invece, il timore è che quel borgo "sospeso nel tempo" possa trasformarsi in un monito di ciò che Vico Equense rischia di perdere: la propria anima marinara. La sfida per l'amministrazione è ora quella di tradurre i titoli e le bandiere in interventi concreti, prima che la «terra di nessuno» diventi un punto di non ritorno.

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