lunedì 16 febbraio 2026

A tavola, ma altrove

di Filomena Baratto

All’ora di pranzo, a tavola, nasce spontanea la voglia di parlare: raccontare la giornata, ascoltare gli altri, condividere pensieri. Potrebbe essere un momento ricco, e invece lo abbiamo quasi cancellato. Spesso ci si rifugia in convenevoli o in argomenti tecnici che interessano solo alcuni. Il dialogo diventa unilaterale, centrato su sé stessi, senza vero ascolto. Il vero problema è che la conversazione, che un tempo aveva nella famiglia il suo momento a tavola, ormai non c’è più. Il nemico numero uno è il telefonino, che fa soccombere ogni tipo di scambio. E non c’è regola di galateo che tenga, né a casa né altrove. A un certo punto si avverte una necessità impellente di prenderlo per sondare le ultime novità. Se la conversazione si profila noiosa o da evitare, il telefono diventa l’alleato perfetto in cui rifugiarsi per schivare qualsiasi situazione spiacevole. Ma dovremmo ricordare che la persona di fronte è più importante di chi ci chiama al telefono. Quando la conversazione non è di gradimento, si viene subito gratificati dalla visione delle notifiche, che spesso portano buone notizie. Si avverte l’urgenza di sapere cosa scrivono gli altri, cosa ci siamo persi, se c’è qualcosa di nuovo da scoprire. È anche uno strumento di lavoro, per cui ogni momento sembra quello giusto per scrivere a un contatto o anticipare qualcosa. Molti non sanno stare in modalità rilassata: passano da un’app all’altra, da un pettegolezzo a una notizia, da un messaggio a un’email. Sono mossi dalla curiosità di sapere cosa fanno gli altri, senza accorgersi che, in quel momento, sarebbe più importante dedicarsi a chi siede con noi a tavola. 


Il momento di confronto familiare oggi non c’è più: tolta la convivialità del pasto, durante la giornata, spesso non ci sono altri momenti in cui ci si incontra davvero. Il confronto attraverso una conversazione autentica pesa. Questo approccio richiede forza e concentrazione, mentre la mente è più volta allo svago. Si preferisce l’evasione alla conversazione. Non ci si confronta più su argomenti importanti, né sullo stato di salute della famiglia né sulle necessità di ciascuno. Si fanno rapide incursioni nei fatti per tornare velocemente al proprio orizzonte, senza produrre cambiamenti né arricchimento. Il telefono diventa l’amico più fedele, quello che ci fa dimenticare anche i rapporti con i nostri familiari. Avere il coraggio di metterlo via per occuparsi degli altri sarebbe il vero atto di rivoluzione da compiere. Dedicarsi agli altri, alla conversazione, dovrebbe diventare un’abitudine per imparare a relazionarsi con chi abbiamo accanto. È molto facile farlo con persone distanti.

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